8 Dicembre, 2021

Viola Ardone / Essere libere negli anni Sessanta

Viola Ardone, Oliva Denaro, Einaudi, pp. 306, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

Non si può nascondere che quando Viola Ardone pubblicò il suo primo libro, Il treno dei bambini (Einaudi), in molti rimasero piacevolmente sorpresi. Innanzitutto per la scelta del tema del romanzo che raccontava la storia vera del treno che il Partito Comunista Italiano organizzò, appena dopo la guerra, per permettere ai bambini poveri del Sud di soggiornare presso famiglie del nord Italia e sperimentare, anche se solo per poco tempo, una vita diversa e più serena. In secondo luogo per la scrittura, connotata da una freschezza infantile mai banalizzata. Infine anche per una buona originalità che affidava allo sguardo di un bambino la descrizione dell’Italia del primo dopoguerra. Pertanto, con l’uscita in questi giorni di Oliva Denaro, i lettori possono permettersi di coltivare una forte aspettativa e non rimanere delusi.

Il libro copre un arco temporale che va dall’inizio degli anni Sessanta fino quasi alla fine del secolo scorso. Protagonista è una bambina, Oliva appunto, che vive felice e contenta senza obblighi particolari, se non quelli scolastici cui si dedica con interesse e passione. Oliva ha un rapporto molto ben risolto col padre, figura di maschio mite, ragionevole e protettivo. Allo stesso tempo ha un rapporto più complicato con la madre che scopriremo drammaticamente prigioniera della morale dominante, bigotta e oscurantista. Al centro di tutto il ruolo sociale, il destino e l’identità femminile. “La femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia” va ripetendo la madre sempre più preoccupata della crescita di Oliva che il lettore incontra quindicenne insieme alla genitrice che la seguirà fino a quando non diventerà “signorina”, e oltre.

A questo punto si può legittimamente pensare di trovarsi all’interno di un racconto di memorie al femminile come oggi ci propone la tendenza avviata da Elena Ferrante e Donatella Di Pietrantonio, solo per citare le più brave. Ma non è così. Con il suo stile morbido e attento, Viola Ardone colloca gran parte della sua storia sul crinale rappresentato dallo sviluppo della fanciulla che diventa palcoscenico per presentare e far agire tutti i protagonisti della vicenda. È in questo percorso, pieno di asperità, che i giovani maschi del paese le si presentano: chi violento e arrogante, chi teneramente innamorato. Ne nasce una sarabanda un po’ selvaggia in cui tutti sembrano danzare intorno al corpo di questa bambina diventata donna. La desiderano, alcuni la proteggono, altri si appellano alle tradizioni e alle consuetudini del villaggio. Tutti vogliono “darle un futuro”, come oggetto sessuale da consumare e poi gettare oppure come essere umano capace di costruirsi da sola il proprio destino. Per fortuna resiste la figura paterna con la quale Oliva ama catturare lumache e che un giorno vediamo uscire di casa perché “ha visto una pianta che aveva bisogno di sostegno”. Ma anche la madre, lentamente e con molte resistenze inizierà a capire le ragioni della figlia.

È interessante vedere come intorno a Oliva si muovono altre donne e altre ragazze. Ognuna portatrice di una esperienza di vita vissuta fortemente evocativa, nel bene e nel male. La sorella Fortunata, andata in sposa a un ricco e arrogante signore del posto e ora tombata in casa nel suo abito scuro. La maestra, donna emancipata che viene da Roma, la grande città che rappresenta in modo diretto occasione di libertà e crescita civile. Poi ci sono le compagne di scuola e infine, una ragazza, emarginata rispetto alle altre che manterrà sempre intatta sicurezza e tranquillità e che per Oliva sarà la vera figura risolutiva della sua esistenza. Questa ragazza, Liliana, comunista e figlia di comunisti, insegna a Oliva i suoi diritti, la aiuta a crescere non solo fisicamente ma soprattutto dal punto di vista civile e politico. E le sarà utile in un momento chiave della sua vicenda personale.

Il rapporto tra le due ragazze rappresenta un salto di qualità nella narrazione perché in modo assai concreto ogni lettore, maschio o femmina che sia, al cospetto di Liliana e Oliva è chiamato a scegliere e a riflettere sul proprio destino e sulla propria storia. È questa la scommessa coraggiosa di Viola Ardone che non si limita a raccontare una realtà sufficientemente collocata nel passato ma decide di ancorare le vicende intorno a un dato politico: il ruolo che i partiti progressisti e di sinistra hanno svolto nella crescita individuale e collettiva del nostro paese. Sullo sfondo, il rapporto con la maestra emancipata non serve solo a rappresentare l’occasione che legittima alcune aspirazioni di libertà ma è anche, se non soprattutto, la vicenda evocativa che ricorda come lo studio e la scuola hanno sempre avuto per le donne e le classi meno abbienti nei loro processi di crescita e liberazione. Talmente evidente è questa convinzione che, mentre la ragazzina Oliva si innamora frequentemente delle parole nuove della lingua italiana, le viene detto che “la grammatica serve a modificare la vita delle persone”. Rispetto ad altri libri di memorie, questo romanzo ha il pregio di intrattenerci con l’esistenza di una ragazza nata in un paesino siciliano, Martorana, raccontando vividamente il percorso emancipatorio femminile nell’Italia degli anni Sessanta.