Quello di Alba Donati non è un semplice libro di narrativa, non è un libro di saggistica e neanche una raccolta di biografie, anzi è l’esatto contrario, è un libro di memorie mediate. In esso c’è la volontà di ricordare gli amori delle letture e di dare una quarta parete (intesa alla maniera teatrale) ad autrici che tutti noi conosciamo per frammenti di scritti (tanto spesso usati in poster e su immagini che nulla riguardano) o per aneddoti della loro vita personale, ma che troppo spesso non trovano il giusto rilievo. Non per non notorietà quanto per non essere state viste e affrontate a tutto tondo, per essere state fraintese o ignorate o ancora giudicate instabili.
Cinque vite e cinque racconti corredati da bibliografie ricche e quantomai necessarie ad aprire nuove letture, nuovi orizzonti di conoscenza. E apprezzabile è per il lettore la divisione di “volume su” e “volumi di”. Lo stile è quello rapido e incisivo a cui Donati ci ha abituati con La libreria sulla collina, uno scrivere che intreccia continuamente ricordo e solidità del reale con il sogno e l’atmosfera incantata dei luoghi senza tempo.
Il filo conduttore sono le parole e la loro necessità di essere messe in un ordine specifico, chirurgico, e di non essere sprecate o svilite, sottovalutate o travisate. Parole che si fanno anche specchio di chi le scrive. Parole che celano e che svelano, parole cercate e poi illuminate. Così come le gioie e le tragedie, lampi di verità in castelli perfetti di lavoro, famiglia, società. Eppure, tutte queste donne non hanno ancora smesso di parlare e di raccontare l’universo femminile anche contemporaneo, non smettono di far riaffiorare secoli e storie del vissuto di tante altre. Ecco che leggere ogni singolo racconto è anche immergersi nella storia universale che ci porta a essere donne, scrittrici o lettrici oggi: una tela che lega generazioni, strati sociali e lotta. La sopravvivenza di una visione laterale tanto ricca quanto osteggiata, tanto profonda da far male e da richiedere di pensare a quanto ci possa ancora dare la lettura dei testi di queste poetesse.
Per sua stessa stesura nel capitolo “La sesta ragazza e altre ancora” Donati ci mette sotto gli occhi come i destini e le parole portino di ragazza in ragazza, da epoca in epoca e di come questo cammino sia ancora lungo e inesauribile. A fine di questo capitolo “I libri sul tavolo” bibliografia che apre alla dimensione fisica del leggere e dello scegliere i volumi, conoscerli e viverli tangibilmente, come corpo. Starci nel mezzo, muoversi ai loro margini, scrivere appunti sulle loro pagine. In qualche modo il lettore può immaginarsi in Lucignana nella libreria sulla collina immerso nel calore dei libri e quasi cullato dai bisbigli dei libri. Chiude il volume la serie di “Biografie astrologiche”, a metà tra esoterismo e scienza esatta che l’autrice ha studiato e composto per ciascuna sorella perché come lei stessa scrive si potrà notare «che tutte hanno la condanna all’invisibilità in vita e una notorietà postuma».


