Alda Teodorani / Chirurgia fantascientifica

In un futuro imprecisato, Lara appare come la vittima dell’ennesimo femminicidio. Il suo corpo, ritrovato sul ciglio di una strada di campagna, viene individuato soltanto grazie al pigiama rosso che indossa. È a questo punto che il racconto si sdoppia e anche il corpo di Lara sembra dividersi: da una parte un passato che non passa, rappresentato dall’uomo sbagliato e da un matrimonio che discendendo gironi sempre più crudeli e violenti la condurrà fatalmente al suo esito terminale. Dall’altra un presente forse non meno doloroso e inquietante, dove Lara è immobilizzata e intubata sul lettino metallico di una sala operatoria, mentre un  chirurgo chiaramente non umano procede alla resezione di quelli che sono stati i suoi arti, superiori e inferiori, riducendola a un tronco sanguinolento isolato dal mondo esterno.

La dimensione clinica di questo secondo contesto, innaffiato da abbondanti anestesie e coadiuavato dai robot ausiliari della chirurgia microinvasiva, non può far dimenticare che anche questo intervento, mirato alla rinascita cyborg di Lara e alla sua seconda vita, prevede comunque lo stupro della donna da parte di Newton, il chirurgo alieno che si nutre esclusivamente di carne coltivata e germogli. Mostruosa, bizzarra figura di padrone e salvatore di un pianeta ridotto allo stremo, la sua parabola dopo che – novello Pigmalione – avrà plasmato il nuovo corpo di Lara, dovrà aprirsi a sua volta a un esito non controllabile e, quindi, per lui imprevisto.

Accreditata regina dell’horror e del giallo all’italiana, voce femminile fuori dal coro della “gioventù cannibale” anni ’90, Alda Teodorani torna ora, dopo congrua parentesi di riflessione, a confrontarsi con la letteratura di genere in questo sconvolgente racconto lungo che vede la luce nella nuova collana Intermundia, curata da Claudio Kulesko per D Editore. La scrittura di Teodorani è lineare ma disorientante nelle premesse della sua azione. Al catalogo di teste mozzate e di macelleria policlinica, la  tavolozza narrativa aggiunge ora, almeno per metà del racconto, un condensato di atmosfere da fantascienza weird. E forse sarebbe più esatto dire che la ricerca di un punto di vista completamente altro, non umano, una funzione certo non nuova e familiare a qualsiasi appassionato di horror, in questo caso approda, prendendo il lettore di sorpresa, al tropo più antico e popolare della letteratura di anticipazione. L’alieno, appunto. Ma lo scopo non cambia: catturare e restituire l’orrore che lo sguardo umano, compreso il suo doppio “soprannaturale”, nella variante gotica, non sembra più in grado di cogliere.

L’orrore estremo che, ai limiti del corpo, e attraverso la tecnica, unisce oggi la vita alla morte, lasciandoci liberi di sognare anche la felicità della carne. È appunto in questa interzona che Lara, resuscitata grazie agli organi  artificiali usciti da una stampante 3D, tornerà anche a fare i conti con il proprio desiderio, un orgasmo dopo l’altro.