Philip K. Dick / La lotteria del Sistema Solare

I cambiamenti intervenuti nella società americana degli anni '50, quando un nuovo concetto di libertà fa da volano all'economia dei consumi, convergono nell'universo distopico di Philip K. DIck anticipando i temi politici che di lì a pochi anni emergeranno attraverso il movimento dei diritti civili e il conflitto sociale. Elementi che già trovano riscontro nel suo primo romanzo fantascientifico, analizzato in questo saggio di Domenico Gallo

A quarant’anni dalla morte di Philip K. Dick, presentiamo questo saggio di Domenico Gallo, apparso per la prima volta nell’antologia Trasmigrazioni. I mondi di Philip K. Dick (Le Monnier Università, 2006), che analizza i temi dell’universo dickiano a partire dal suo primo romanzo, Lotteria dello spazio (Solar Lottery). Temi sociali, politici e religiosi che riflettono le inquietudini e le trasformazioni intervenute nella società statunitense a partire dagli anni Cinquanta e che Dick svilupperà nelle sue opere successive.

Quando nel 1955 appare in un Ace Double il primo romanzo di Philip K. Dick, Lotteria dello spazio, si tratta in realtà del suo quinto tentativo. Secondo Lawrence Sutin, il suo biografo più attendibile, Dick aveva già scritto altri romanzi che non avevano avuto ancora la fortuna della pubblicazione; romanzi come Return to Lilliput (1941-42), The Earthshaker (1948-50), Gather Yourselves Together (1949-50), Voices from the Street (1952-53) e A Glass of Darkness (pubblicato anche con il titolo The Cosmic Puppets). Se si esclude A Glass of Darkness (apparso in Italia come La città sostituita), gli altri sono romanzi mainstream. Lotteria dello spazio è dunque il primo romanzo di fantascienza scritto da Dick, autore che, all’epoca di questa pubblicazione, aveva venduto una cinquantina di racconti che erano apparsi all’interno delle più diffuse pubblicazioni specializzate. Questi primi romanzi, come i successivi tentativi di descrivere la vita quotidiana statunitense, affondano pesantemente nei problemi indotti dalla trasformazione della società americana.

Si è molto discusso dell’appartenenza politica di Dick. Sappiamo che nel Dopoguerra gli Stati Uniti hanno attraversato lacerazioni profonde, che hanno coinvolto a ogni livello la realtà sociale del Paese. Le componenti dell’immaginario dickiano hanno letto puntualmente sconvolgimenti prodotti dalla Guerra Fredda, dalla lotta per i diritti civili, dall’avvento del consumismo. Si tratta di avvenimenti profondamente correlati tra loro e completamente dispiegati durante il periodo della sua formazione letteraria. Dick continuerà a vedere il mondo attraverso questi temi fino alla morte, anche quando vi affiancherà una percezione religiosa particolare, e comunque legata a una sensibilità e a una visione tipicamente statunitense della chiesa.

Il concetto chiave che lega tutti questi elementi della realtà sociale si può riassumere in una parola: “freedom”, libertà. Attorno a questo termine, alle contraddizioni e alle aspirazioni che mobilita, si è sviluppata interamente la storia nazionale, ed è per questo che il saggio di Eric Foner, Storia della libertà americana, consente di comprendere meglio come la narrativa di Dick, a partire dalla pubblicazione del suo primo romanzo, tocchi tutti i temi fondamentali della società statunitense.

“La Dichiarazione d’Indipendenza elenca la libertà tra i diritti inalienabili del genere umano. La Costituzione dichiara che il suo scopo è garantire i benefici della libertà. Gli Stati Uniti hanno combattuto la Guerra Civile per promuovere una rinascita della libertà, la Seconda Guerra Mondiale per le quattro libertà, e la Guerra Fredda per difendere il mondo libero (Foner, p. 3).” 

Se pensiamo alle pagine di apertura di America di Franz Kafka, ci rendiamo conto di quale potente visione fosse la Statua della Libertà che accoglieva gli emigrati che sbarcavano nel porto di New York. Negli anni Cinquanta, sempre seguendo le linee tracciate da Eric Foner, la Guerra Fredda e l’opera di Joseph McCarthy stavano “sottilmente rimodellando il significato e la pratica della libertà identificandola con l’anticomunismo, la libera impresa e la difesa dello status quo sociale ed economico” (Foner, p. 331). È ormai storicamente comprovato che gli eccessi di McCarthy e della sua commissione non erano rivolti tanto contro l’Unione Sovietica di Stalin e il perdurare del totalitarismo, quanto a smantellare il prestigio e la popolarità di Franklin D. Roosevelt e del New Deal.

Un’interessate riflessione sull’importanza del presidente democratico che governò sugli Stati Uniti dal 1933 al 1945 la troviamo nel romanzo di Philip Roth Il complotto contro l’America, che s’incentra sull’ipotetica elezione a presidente dell’aviatore filonazista Charles A. Lindberg. L’accanimento contro gli aspetti sociali e gli investimenti nel welfare vedeva il rafforzamento di politiche vantaggiose per alcune categorie imprenditoriali fortemente intenzionate a subentrare alle strutture statali. Questa “guerra interna” comportò che, assieme allo smantellamento dei partiti e dei gruppi politici d’ispirazione comunista e dei sindacati radicali, si iniziasse a strutturare un sistema di controllo sociale che aveva per obiettivo addirittura la libera associazione e la libertà d’espressione. Curiosamente gli anni Cinquanta vedono una campagna interna contro il totalitarismo sovietico attraverso il diffondersi delle medesime dottrine totalitarie che, solo apparentemente, si proclamava di combattere.

Se la difesa della libertà veniva combattuta dai paladini del Mondo Libero attraverso una politica liberticida, gli anni Cinquanta contribuiscono a definire un ulteriore aspetto del termine “freedom” e la libertà inizia a legarsi strettamente con il capitalismo consumista. Il presidente Harry Truman, riprendendo le quattro libertà rooseveltiane (parola, culto, bisogno e paura), le riduce a tre, lasciando le libertà di parola e di culto, e introducendo la libertà d’impresa. Questa libertà d’impresa era riuscita a moltiplicare i beni di consumo e il Mondo Libero surclassava in termini di felicità di possesso la mancanza di oggetti che caratterizzava le economie pianificate di oltrecortina.

Ace Double D-103 Paperback Original (1955). Cover by Schulz

Il 1955, oltre a vedere il dispiegarsi del mondo bipolare e l’espandersi del consumismo, merita di essere ricordato come un anno fondamentale dal punto di vista dell’evolversi del concetto di libertà. Il giorno 1 dicembre 1955 viene arrestata a Montogomery, Alabama, la militante dei diritti civili Rosa Parks. La donna di colore si era rifiutata di cedere il posto a sedere sull’autobus a un bianco, come era stabilito dalle leggi locali. Si tratta ovviamente di una data simbolica, ma da questo episodio parte una serie di lotte per il riconoscimento dei diritti civili ai cittadini di colore che durarono vent’anni.

Sotto tutti gli aspetti la vita civile statunitense è, negli anni Cinquanta, in grande crisi. Dal suo punto di vista anamorfico la fantascienza è in grado di comprendere gli elementi di potenzialità e le tensioni che queste trasformazioni sottintendono. In questo decennio l’immaginario abbandona l’ottimismo rooseveltiano che aveva portato a raffigurazioni positiviste e a una fiducia nella tecnologia, nella scienza e nell’uomo tecnologico. L’inquietante utopia nazista, con il suo perverso predominio della tecnica e delle scienze sperimentali, con la programmazione sociale, l’urbanistica e l’eugenetica al servizio di un attento design finalizzato al controllo del singolo individuo, portano a sospettare quanto il progresso scientifico e l’uso dei media della comunicazione siano strumenti formidabili per l’equilibrio di una società totalitaria. Inoltre l’atto terminale della Seconda Guerra Mondiale, come osserva James Ballard nella sua strumentale autobiografia L’impero del sole, chiude un’era per aprirne un’altra tutt’altro che rassicurante. La fantascienza statunitense raccoglie tutti questi spunti ed è in prima linea, nel cinema e nella letteratura, a rappresentare quei settori dell’immaginario che hanno compreso il reale pericolo costituito dai nuovi armamenti e dalla lotta per l’egemonia che è in corso nel panorama mondiale. La corrente sociologica della fantascienza, rispondendo a 1984 di George Orwell con le opere di Frederick Pohl, Robert Sheckley, Cyril Kornbluth, Alfred Bester, Fritz Leiber, Damon Knight e Philip K. Dick, s’interroga sulla mutazione interna degli Stati Uniti, sul tradimento degli ideali della Rivoluzione Americana e su come il diffondersi della società dei consumi, seguendo l’imperativo della libertà d’impresa, stia organizzando un subdolo e occulto totalitarismo. Proprio sulla crescita d’importanza della pubblicità e sul conseguente totalitarismo mediatico, sulla progressiva riduzione delle libertà personali, sul ritorno della teocrazia, la fantascienza ha scritto le sue pagine più belle.

La grande tensione politica che animava Dick confluisce magmaticamente nel suo primo romanzo pubblicato, un’opera che si pone rigorosamente come romanzo di formazione. “Il romanzo di formazione ci è apparso fin qui come una forma narrativa particolarmente sensibile ai grandi mutamenti storici. La rivoluzione francese, la restaurazione post-napoleonica, l’apoteosi del capitalismo nelle nuove metropoli: ognuno di questi fenomeni ha cambiato in radice i termini della sua struttura, e costretto ben tre generazioni di romanzieri a ricominciare, ogni volta, quasi da capo.” (Moretti, p. 201). Evidentemente Dick intende usare questo romanzo “giovanile” per iniziare a delineare la sua idea del mondo ed esprimere le proprie inquietudini. Il giovane Ted Benteley, il protagonista di Lotteria dello spazio, si interroga per tutto il romanzo sul senso della società in cui vive, su come si siano corrotti i valori su cui era stata fondata, su quale contributo possano dare i giovani per salvare i destini del mondo. Sebbene questo romanzo sia stato spesso classificato come opera semplice, se non confusa, e ispirata alla fantascienza di A.E. Van Vogt, un autore sostanzialmente avventuroso e di scarsa profondità letteraria, Lotteria dello spazio rivela invece grandi potenzialità e ampiezza di temi. Molto acutamente Thomas Disch, nel suo saggio “Toward the Trascendent: An Introduction to Solar Lottery and Other Works” ha osservato ironicamente che, in un certo senso, Lotteria dello spazio è il miglior romanzo di Van Vogt. Il romanzo di Dick presenta molti punti di contatto con Non-A, forse l’opera più complessa di Van Vogt. In entrambi i romanzi il protagonista è un giovane idealista che si presenta a un complesso apparato di selezione statale per essere inserito nella burocrazia. L’idea è quella di una società meritocratica e tecnocrate, con un elevato livello di pianificazione e rigidamente divisa in classi. La società elitaria di Dick, molto lontana dalle utopie socialisteggianti che vedevano nella liberazione dal lavoro conseguente alla diffusione delle tecnologie, si rivela rapidamente corrotta.

La prosa di Dick è ancora in fase di elaborazione e la fantascienza avventurosa, che rappresenta il sostegno narrativo del romanzo, si alterna a lunghe dissertazione politiche che, nelle opere seguenti, spariranno quasi completamente, anche quando, come ne I simulacri, i protagonisti sono dei politici, o come in L’uomo nell’alto castello in cui gli Stati Uniti sono invasi dalle potenze dell’Asse.

Nell’anno 2203 l’intero Sistema Solare è stato colonizzato e riunito sotto il governo di un Direttorato insediato sulla Terra, a Batavia. Il potere assoluto è detenuto dal Quizmaster, un dittatore individuato attraverso una lotteria alla quale possono partecipare tutti gli individui classificati del Sistema Solare. È interessante notare come questa enorme massa di persone sia divisa tra classificati e non classificati (unk). Per essere classificati è necessario sostenere degli esami tecnico-professionali che consentono di accedere a lavori strutturati all’interno delle cinque grandi corporazioni che costituiscono i pilastri dell’organizzazione sociale ed economica del sistema. Queste corporazioni (Oiseau-Lyre, Farben, Westinghouse, Imperial e Soong) concedono ai propri dipendenti stipendi più elevati e un ambito status sociale, ma li legano attraverso giuramenti di fedeltà estremamente restrittivi. Evidentemente Dick intuisce come un sistema totalitario non potesse che basarsi su strutture piramidali capaci di far coincidere valori economici, sociali e culturali. Questa struttura esclusiva e discriminatoria trova un evidente analogia con la dittatura del Grande Fratello immaginata da Orwell. Infatti solo i membri del partito e i burocrati (come Winston Smith) erano sottoposti all’impressionante apparato di sorveglianza realizzato con la rete bidirezionale degli schermi/telecamere, e costretti alla rigida osservanza dei precetti dettati dalla Lega Antisesso, mentre la grande massa dei prolet era libera di fornicare all’interno del paradigma nascita/lavoro/morte. Con la stessa finalità dell’apparato di sorveglianza orwelliano, strutturato per cogliere i segni inconsapevoli della perdita del consenso dai gesti e dai discorsi, la squadra telepatica che circonda il Quizmaster assume il ruolo di possente apparato di controllo fedele al dittatore. Unk e prolet non hanno alcun diritto politico, sono lavoratori non specializzati, eredi della despecializzazione taylorista e progenitori dei Morlock di H. G. Wells immaginati nel romanzo La macchina del tempo, e, paradossalmente, sono liberi in quanto non particolarmente necessari alla struttura che detiene il potere. Evidentemente nell’immediato Dopoguerra non si era ancora compreso quanta importanza dovessero assumere le classi più povere per l’esercizio della “libertà di consumo”. Per Dick, a differenza di Orwell, interessato a denunciare i meccanismi di produzione del consenso che avevano caratterizzato le dittature in Germania, Unione Sovietica e Italia, l’attenzione si concentra proprio sui non classificati, ovvero gli assurdi aderenti alla setta di John Preston. Quando Leon Cartwright, all’inizio del romanzo, annuncia agli adepti prestoniti che è giunto il momento di lasciare la Terra, ha di fronte una massa di diseredati.

“Attorno a lui si accalcavano ansiose una sconcertante varietà di persone: braccianti messicani silenziosi e spaventati che tenevano strette le loro poche cose, una coppia dal volto tirato che veniva dalla città, un meccanico dei motori a jet, un ottico giapponese, una ragazza da divertimento con le labbra rosse, il maturo proprietario di un emporio di tessuti fallito, uno studente di agronomia, un rappresentante di una casa farmaceutica, un cuoco, un’infermiera, un carpentiere.” (Lotteria dello spazio, p. 39)

Anche il curriculum di Cartwright non nasconde la sua vocazione artigianale.
“Avete frequentato per dieci anni la scuola di beneficenza dell’Imperial Hill, senza eccellere in nessuna materia. Alle scuole superiori avete abbandonato i corsi d’impostazione teorica per dedicarvi a insegnamenti di carattere pratico. Avete provato come saldatore, come riparatore elettronico e altre cose del genere. Avete tentato di fare il tipografo, per esempio. Quando avete abbandonato la scuola avete lavorato in fabbrica come meccanico. Avete progettato alcuni circuiti che avrebbero dovuto migliorare la qualità dei dispositivi di elaborazione tascabili, ma il Direttorato li giudicò banali e non li accettò.” (Lotteria dello spazio, p. 57).

Alvin Toffler, nel suo saggio La terza ondata, descrive un’economia del futuro fortemente connessa all’ecologia. “La società di massa ha sfornato per decenni prodotti tutti uguali per consumatori dai bisogni tutti uguali, bisogni che mutavano in sintonia con un rinnovamento sempre più accelerato delle merci, determinato dal ciclo dell’innovazione e ritmato dalla pubblicità. Così facendo ha invaso il pianeta di manufatti destinati a un rapido esaurimento, creando in tal modo una enorme disponibilità di una delle principali materie prime del futuro: lo scarto industriale.  Prima dell’avvento della civiltà industriale quasi tutti consumavano ciò che essi stessi producevano, o poco di più. L’attività commerciale occupava una dimensione tutto sommata limitata negli scambi dei consumatori finali. Toffler propone di chiamare questi produttori-consumatori prosumer (una fusione di producer e consumer).” (Caronia, Gallo, pag. 71).

Con la Rivoluzione Industriale si determina una netta divisione tra produzione e consumo, e la creazione di una struttura sempre più complessa basata sulla produzione per lo scambio. Lotteria dello spazio presenta un’efficace descrizione di come l’economia di mercato provochi profonde contraddizioni. 

“Nella prima metà del Ventesimo Secolo era stato risolto il problema della produzione. In seguito il problema del consumo aveva afflitto la società. Tra il 1950 e il 1960, gigantesche eccedenze di beni di consumo e di produzioni agricole iniziarono ad accumularsi in tutto il mondo occidentale. Per quanto possibile le eccedenze furono ridistribuite, ma questa manovra minacciava di sovvertire il sistema del libero mercato. Nel 1980 il surplus produttivo fu accumulato e distrutto: merci dal valore di miliardi di dollari, settimana dopo settimana, andarono in fumo.
Ogni sabato, i cittadini si riunivano sdegnati per osservare l’esercito che gettava benzina su automobili, tostapane, vestiti, arance, caffè e sigarette che nessuno poteva comprare, incendiando tutta questa roba in un’accecante conflagrazione. In ogni città era stato individuato un luogo per bruciare le merci, protetto da una recinzione, un ammasso di rottami e cenere dove venivano sistematicamente distrutti oggetti di buona qualità che non potevano essere acquistati.” (Lotteria dello spazio, pag. 36)

Alvin Toffler

Alvin Toffler comprende come la figura del prosumer si realizzi attraverso la rielaborazione dell’artigiano e dell’artista. Una persona che esercita il lavoro manuale in alternativa alle produzioni di massa e riscopre il valore etico del lavoro. Da Lotteria dello spazio in poi nei romanzi di Dick troveremo molte figure di artigiani, piccoli lavoratori e artisti cui lo scrittore assegna un ruolo estremamente positivo. Sono persone semplici che cercano di dare un senso alla propria vita attraverso il lavoro e sono la naturale opposizione rispetto ai potenti che, immancabilmente, sono tra i protagonisti dell’opera di Dick. Ma l’intento didascalico di Lotteria dello spazio e la sua vocazione a romanzo di formazione rendono esplicita la sua visione politica. L’intento moralizzatore di Leon Cartwright, che, come il precedente Quizmaster, ha sabotato l’Urna, si sviluppa lungo due direttrici. La prima è la riforma dello Stato che si basa su leggi sbagliate, che viola la Costituzione negando le libertà personali, e che si risolve con la presa del potere. La seconda è l’esodo, ovvero la fuga dalla Terra verso il Disco di Fiamma, il decimo pianeta scoperto dall’esploratore John Preston, la nuova Israele. Non è difficile leggere nel viaggio ai confini del Sistema Solare di una nave di reietti la trasfigurazione dell’epopea puritana che aveva portato alla colonizzazione dei territori del New England, soprattutto se si tengono presenti alcuni punti fissati da Anders Stephanson nel suo saggio Destino Manifesto. Secondo Stephanson l’idea che il continente americano sia stato affidato dalla Provvidenza alle crescenti moltitudini, e che sia pertanto un diritto divino che questo popolo eletto si espanda per diffondere i propri valori di libertà e di civiltà, non ha mai abbandonato le élite statunitensi, dal patto del Mayflower a oggi, con la guerra in Irak e in Afganistan, definendo la storia come destino.

La Società Preston, nonostante il nome non lo richiami direttamente, è una setta religiosa. Si basa sulla rivelazione che esiste una Terra Promessa in cui i non classificati possono vivere liberi; una rivelazione che risiede in un libro che è sacro solo ai nuovi eletti, e che si intitola “Disco di Fiamma”. In maniera analoga i puritani abbandonavano la loro terra originale non più sacra (l’Inghilterra) per migrare in un nuovo territorio “la Nuova Canaan, una terra promessa che le forze scelte del Signore, i cosiddetti redentori sopravvissuti nel deserto, dovevano riconquistare e trasformare per la sua gloria” (Stephanson, p. 21).

Non deve stupire che un romanzo di fantascienza sia in grado di rielaborare tematiche di tale importanza e complessità. La letteralizzazione delle metafore, ovvero la capacità di rendere attraverso una rappresentazione narrativa fisica un’idea, un tema, una tendenza politica o un fattore psicologico, è uno dei meccanismi letterari fondamentali della fantascienza, fino a costituire il maggiore motivo d’interesse verso questo genere. In questo senso l’entusiasmo dei coloni del decimo pianeta è la letteralizzazione del mito idilliaco e agreste che ha accompagnato l’occupazione dei territori americani, territori che erano considerati vuoti in quanto abitati da razze non elette e che non avevano stipulato alcun patto con Dio. Il nuovo dio dickiano è però il simulacro di John Preston, l’immagine degradata del severo dio puritano, nulla più che un disco rotto.

Philip K. Dick negli anni ’50

Se l’America puritana ritrova nell’orizzonte dello spazio cosmico una Nuova Canaan per il popolo eletto, Dick è per molti versi lontano da una rilettura ortodossa di questo mito. L’idea religiosa di Dick, che sarà alimentata anche dalle esperienze psichedeliche, non presenta alcuna arroganza di appartenenza a un popolo eletto né rivendica alcuna superiorità anglosassone e WASP. Da subito il suo modello di civiltà è multirazziale, rivendicando un’appartenenza ideale al movimento per i diritti civili, e transnazionale, sul modello che negli anni Cinquanta ci si proponeva per l’O.N.U. Inoltre la sua attenzione per la scienza, lontana tanto dal positivismo laico quanto da un’opera religiosa di imitazione divina, lo colloca tra coloro che individuano la pericolosa alleanza tra tecnologia e totalitarismo. In Lotteria dello spazio l’apparato scientifico e tecnologico è di estremo interesse, tanto che ogni azione politica e personale si basa sul Principio del Minimax, ovvero di quello che Dick ne aveva capito.

Si definiscono giochi a “somma zero” quelli in cui la vincita di un giocatore è della stessa entità della perdita dell’altro e giochi a “informazione perfetta” quando i giocatori conoscono esattamente le strategie dell’altro. Il Minimax è un principio che, in questo tipo di giochi, considera le possibili strategie dell’avversario e la massima perdita relativa a ogni strategia, per scegliere la strategia per cui la perdita è minima. John Von Neumann estese il principio del Minimax a giochi a informazione imperfetta o con più di due giocatori, fino a scrivere con Oscar Morgenstern, nel 1944, il saggio La teoria dei giochi e il comportamento economico. Lotteria dello spazio nasce dalla seduzione dell’idea di poter ricavare leggi in grado di prevedere i comportamenti economici. Dick, da lettore impreciso e onnivoro, interseca alle tendenze matematiche dell’economia il principio d’indeterminazione di Heisenberg, trascinando un’idea di interpretazione almeno statistica della realtà fisica. Il risultato è un World of Chance (come recita il titolo della prima edizione inglese di Lotteria dello spazio) basato sull’inganno e l’ingiustizia, due temi che costantemente Dick inserirà nelle sue storie in cerca di una soluzione.

Non è un caso che la conclusione del romanzo consista in un processo, e soprattutto in un dibattimento volto a stabilire se le azioni dei protagonisti siano state conformi allo stato di diritto. Evidentemente negli Stati Uniti degli anni Cinquanta l’intera fantascienza sociologica sta percependo e denunciando la metamorfosi della libertà registrata a posteriori da Foner e riletta dalla letteratura colta in un libro come Il complotto contro l’America, ma dopo cinquant’anni… Da un lato Dick interpreta il dramma del singolo nel suo rapporto con lo Stato, sfuggendo a ogni analisi di classe e approfondendo sempre di più temi umanitari improntati più alla compassione che all’analisi politica. Solo lo spettro del totalitarismo nella versione nazista, stalinista o maccartista rimarrà un elemento costante dei suoi romanzi, come l’evidente preoccupazione di un potere fuori controllo della polizia. Aggrappato all’idea di una libertà individuale pesantemente minacciata, Dick precorre il movimento dei diritti civili e, in un qualche modo, la contestazione radicale degli anni Sessanta, almeno nella versione più visionaria. Il suo stesso ideale religioso, così complesso e frainteso, prevede divinità che si manifestano e si incarnano, che passeggiano e parlano, e che intervengono nel mondo, che creano un rapporto diretto con le persone. Un mondo in cui, dopo il fallimento delle organizzazioni politiche e la corruzione dello Stato, persino gli dèi, come l’astronauta Preston privo di senno, non hanno alcuna possibilità di rendere il mondo migliore.

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