11 Luglio, 2020

Altra critica, altra classe…

Franco Fortini, Verifica dei poteri, il Saggiatore, pp. 368, euro 24,00 stampa, euro 12,99 epub

Rileggere Verifica dei poteri mezzo secolo dopo la prima pubblicazione è come ritrovarsi nel bel mezzo di una creata da in cui siano stati impiantati i meccanismi della Macchina del tempo. Quelli della mia generazione avvertiranno vieppiù il vuoto intellettuale in cui siamo piombati negli ultimi decenni. I giovani non capiranno nulla. Le eresie politiche e critiche, le ortodossie e il sacrificio di cui Fortini era imbevuto, saranno incomprensibili ai personaggi infestanti le patrie lettere, soprattutto ai sensibili oggi in voga, addetti alla zona oscura della nostrana.

La verità, inchiodata quasi a ogni frase dei diversi capitoli di questi scritti di critica e istituzioni letterarie, prevede una preparazione morale, e perfino grammaticale, molto spesso vacante in quel che si legge nei numerosi libretti che infestano l’infinità di happy hour delle presentazioni negli eccitati locali di provincia, e ovunque nella rete. I tempi cambiano, la mente di Fortini (che Garboli definiva “bellissima” anche se non avrebbe voluto entrarvi per tutto l’oro del mondo), a 100 anni dalla nascita, detiene le divisioni antenate della sinistra, e l’antipatia congenita per certi poeti e scrittori che detestava. Ricordiamo che erano i tempi del pieno , che le parole correnti erano stalinismo, leninismo e cortina di ferro. E che sopraggiungeva la neoavanguardia: a Fortini produceva interesse in proporzione al volume del suo proverbiale carattere collerico.

Le sue erano verità dure come il ferro. E si spargevano nelle riviste, che quello era ancora il periodo delle riviste letterarie e politiche (Menabò, Il verri, Quaderni Rossi, Quaderni Piacentini, Officina, Nuovi Argomenti). Le polemiche avevano durate semestrali o annuali, e si faceva in tempo a detestare o odiare uno scrittore come fosse da sempre o da lì in avanti il peggior nemico. Gli amici si vedevano in luoghi canonici, come Bocca di Magra, dove stazionavano nella bella e brutta stagione Sereni, Cesarano, Bonfanti, Vittorini, Montale, Soldati, in compagnia di Fortini e mogli e fidanzate, e fors’anche amanti. Il Posto di vacanza per eccellenza, riportato nel celebre poemetto di Vittorio Sereni, una delle vette poetiche del Novecento.

Ma i dubbi sul reale erano imperanti nella mente di Fortini, e anche la sua vicenda poetica lo mostra con forti evidenze. D’altronde la cultura europea sopraggiungeva a vigorose ondate, e proprio grazie a questi nomi, al metodo con cui letteratura sociologia e politica venivano fuse in una “scienza umana” che oggi sembra .

Fra correnti e paradossi, nel groviglio di visioni in cui già appariva l’ombra fortissima di Pasolini, l’inesausto “luogo a procedere” di Fortini ha nel libro, ora giudiziosamente ripubblicato dal Saggiatore, la pronuncia migliore e fondante. Vi si trovano la partecipazione all’esistenza e i vuoti d’aria che ne contrastano lo sviluppo, che espongono allo sguardo la realtà sociale e civile del secondo Novecento. Dove l’uguale e il diverso erano ben presenti nella scena letteraria, dove la condizione della scrittura era materia primaria per chi avesse la pur minima idea di cosa voglia dire lavorare e agire in e letteratura. A quel tempo, fortuna del Secolo, erano davvero molti i persuasi di tutto questo.

17 Novembre 2017

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