Ann Cathrine Bomann / Cosa vedi, quando mi guardi?

Ann Cathrine Bomann, La stagione dell’acquario, tr. di Eva Valvo, Iperborea, pp. 256, euro 19,00 stampa, euro 10,99 epub

Un’esperienza universalmente nota, trovandoci di fronte a un animale, è il desiderio di comprenderlo: capire cosa sta cercando di comunicarci, cosa sta condividendo con un suo simile, cosa desidererebbe, cosa non sopporta. L’uomo è dotato di una voce, che a sua volta è in grado di articolare parole e di esprimere ciò che prova; tuttavia, come accade alla protagonista del romanzo, Vigga, talvolta esprimere ciò che proviamo e pensiamo davvero è immensamente faticoso. Vigga, infatti, spesso sceglie volontariamente di stare in silenzio, dando voce alla sensazione dentro di lei che la fa sentire sempre fuori luogo. Così conosce Rosa, il polpo dell’acquario: condividendo il potere invisibile del silenzio.

Vigga è la voce narrante del romanzo La stagione dell’acquario della scrittrice danese Ann Cathrine Bomann, pubblicato quest’estate da Iperborea con una traduzione di Eva Valvo. Bomann ci pone un grande interrogativo: quanto possiamo sentirci compresi dal mondo animale? Quante similitudini possono esserci tra un polpo che vive in un acquario e una ragazza che non si sente a casa in nessun luogo?

L’Octopus vulgaris, comunemente chiamato polpo, è un animale intelligente. Non possiede uno scheletro, risultando estremamente flessibile; ha otto tentacoli che riescono a cambiare colore, dove risiede la maggior parte dei neuroni, riuscendo a “pensare con le braccia”, e fotorecettori nell’epidermide, riuscendo forse a vedere con la pelle. Essendo flessibile, scrive Vigga, “il polpo è potenzialità”. Vigga, invece, si sente racchiusa nella “sensazione che al mondo manchi qualcosa che manca dentro di [lei]”: non si sente a suo agio quasi in nessun luogo e con nessuno, ad eccezione della sua migliore amica Maiken. Maiken, però, abbraccia le potenzialità della vita e di quella che lei stessa è in grado di creare: quando rimane incinta, per Vigga sembra aprirsi una strada ancor più solitaria.

Passando da un lavoro all’altro quasi apaticamente, un giorno Vigga viene assegnata all’acquario della sua città. Il suo compito è semplice, deve tagliare e pesare il cibo da dare agli animali. Così un giorno si imbatte in Rosa, il polpo dell’acquario, e tra le due nasce una sinfonia fatta di lente carezze e silenzi condivisi – fino a quando, come per Maiken, anche Rosa segue il suo potenziale biologico. Quando non ci si riesce a comprendere né esprimere, il silenzio diventa avvolgente e necessario, solidificando un legame che cresce giorno dopo giorno. Vigga vede in Rosa la sua stessa solitudine e Rosa comprende, forse, il bisogno di Vigga di sentirsi parte di qualcosa, più di quanto sia riuscita a farlo Maiken. Così nasce un’amicizia, un legame che esula dalla mera espressione verbale. Quanto possiamo, quindi, sentirci compresi dal mondo animale? Talvolta più di quanto potrebbero farlo i nostri simili.

Con La stagione dell’acquario Bomann scrive un romanzo pieno di empatia e fragilità, mostrandoci come il buio che navighiamo, a volte, appaia sconfinato e solitario, pronto ad accendersi al solo tocco di un’anima che condivide i nostri stessi timori – insegnandoci a non avere più paura.