27 Febbraio, 2020

Elio Grasso

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Dal nostro archivio

Ti racconto un anno

Anna Ruchat, Gli anni di Nettuno sulla terra - Quando incontro un autore che non conosco affronto la cosa come fosse un po’ una sfida personale e un arricchimento anche, cosa che in fondo è. Con Anna Ruchat è stato così. Mi è capitata tra le mani questa particolarissima raccolta di racconti che ho letto tutta d’un fiato e che è stata una piacevole sorpresa.

Dove le mappe non esistono più

Lawrence Osborne, La ballata di un piccolo giocatore. "Qui non c’è più la guerra indocinese, ma il demone Kurtz continua la sua nefasta azione tra l’esoterico e il sanguinolento commercio. Non sorprenda, siamo ancora nel labirintico Oriente, basta sostituire le foreste del delta del Mekong con le ballardiane foreste di cristallo del terzo millennio. E i guai lo, i Westerners, gli occidentali, come sono definiti dai cantonesi gli europei finiti lì, spesso si trovano inguaiati in traffici sconosciuti o, come in questo caso, in azzardi disastrosi per l’eventuale malloppo arraffato in patria."

L’Inghilterra sotto il Reich

Len Deighton, SS-GB. "Uno dei pregi del libro è proprio questo: all’interno di un’ambientazione storicamente accurata, i personaggi non sono mossi da grandi ideali, quanto piuttosto da interessi pratici e particolari anche quando la posta in gioco è altissima, come la corsa alla bomba atomica. Nel romanzo, i membri delle SS sono figure ciniche e calcolatrici, preoccupati del loro interesse personale e lontani dal cieco furore ideologico con cui spesso sono rappresentati. I fronti contrapposti, perciò, non sono netti e persino i protagonisti hanno una morale flessibile e sfumata."

Tornare a Ballard

“I quartieri residenziali sognano la violenza. Addormentati nelle loro sonnacchiose villette, protetti dai benevoli centri commerciali, aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li facciano...

Roghi di libri (versione grafica)

Hamilton & Bradbury, Fahrenheit 451. "Ma quella ricreata da Hamilton è soprattutto una distopia cromatica, un viaggio da incubo scandito dal colore, dalle tonalità uniformi e alienanti che invadono ogni spazio della tavola, cancellando dettagli e contorni di una realtà allucinante e allo stesso tempo vagamente familiare (e per questo ancor più spaventosa), nella quale il primo bisogno è quello di perdere consapevolezza della propria condizione."

Speciale Stranimondi