Disordine del mondo. Nuovo, difficile. Eventi si contraddicono l’un l’altro, sono una massa opaca che forse nasconde il Vuoto. Sapendo che dal Vuoto possono originarsi infiniti possibili, dobbiamo radicarci a qualcosa che generi il giorno, contrapposto alla Notte. La maiuscola fa intendere che da qualche parte occorre orientarsi, Esiodo per esempio – proprio da qui, dalla Premessa, Massimo Cacciari e Roberto Esposito iniziano la loro lucente indagine. Contro il potere di questo secolo agli inizi, risucchiante, è un tentativo di ricerca determinata dai due filosofi che ci ricordano come siamo attraversati dai confini – e non in essi rinchiusi – di un’Europa poggiata sulla forza generativa del mare, del Mediterraneo. È una mappa che si può guardare, un disegno di mondo che mostra la morfologia di un pensiero orientato da sottile argomentare. Vedremo nuovi Ordini, somiglianti al quadro di Mondrian, riprodotto nella copertina di Kaos, o a un’apocalisse descritta altrove e in altro modo nell’arte e nella letteratura? Non possiamo saperlo, ma il dialogo fra Cacciari e Esposito esprimono tutta la loro volontà di marcare e far percepire una qualche possibile sponda che impedisca di precipitare.
Tutti gli spazi oggi sono imperiali, e la Tecnica svuota la realtà in favore di egemonie che catturano i territori interi. Il tempo è stato fatto crollare, e oggi ogni azione agisce per governare lo spazio. E sappiamo chi, in questa ultima manciata di anni, marcia per espandersi. Cacciari e Esposito lo scrivono chiaramente: il fantasma della guerra civile mondiale ha conseguito la propria amministrazione, creando nuovo chaos: rappresentazione della catastrofe.
Lo spazio pensato dalla fisica si è mutato profondamente: dopo Newton, l’intera realtà non può prescindere dalle relazioni fra gli enti, è quest’ordine dinamico a governare la realtà a partire dalle sfere più profonde. Le relazioni spaziali, spiega Cacciari, hanno compreso le forme dell’agire politico nel nostro Occidente, ma come confrontarsi con gli Imperi asiatici e il potere della Valle del Nilo? La mitologia forse indica qualcosa. Terra e Mare salvano il mondo. Esposito poi interviene con l’idea che non sono le sole onde magnetiche a tracciare la grammatica del potere. Le connessioni di tutto e tutti sono istantanee, eppure all’agire politico lo spazio, la componente territoriale, sembra irrinunciabile. Inoltre, il mutamento della geopolitica dagli esordi novecenteschi all’epoca attuale comprende operazioni belliciste che s’intersecano a conflitti interni agli Stati, tanto che non si fatica a passare dal termine “crisi” a quello di “catastrofe”, tanto che ogni tipo di diritto s’ingarbuglia nello stesso disordine dato dalla concentrazione insalubre del potere.
Leggere Kaos in Europa, oggi, vale l’impresa di tornare a scrittori e pensatori russi e a scrittori e pensatori americani per sondare e capire sogni e ansie dell’umana gente, perché insieme ai poeti hanno dato modo di presagire i tempi apocalittici che attraversiamo. In una recente intervista proprio Cacciari ha dichiarato: a chi se non ai poeti bisogna al più presto rivolgere la domanda “che fare”? Non all’intelligenza artificiale, permettete, ma all’intelligenza umana come amica a cui già Leopardi, al netto di urti e disperanza, rivolgeva il suo drammatico e profondissimo anelito.


