“Sulle note di un amore” è il sottotitolo di questa bella raccolta di dodici racconti di Ben Shattuck, da cui è stato tratto anche un film con lo stesso titolo. L’amore che sopravvive al tempo e perfino alle persone è quello che troviamo subito, nel primo racconto: l’incontro fra Lionel e David, entrambi musicisti appassionati, entrambi giovani, ingenui, delicati. Si incontrano nel 1916 in un pub, David suona il pianoforte, Lionel canta, all’amore per la musica si aggiunge l’amore tra di loro. Ma David parte subito per la guerra, e Lionel ne perde le tracce. Finché non riceve una lettera, nel 1919, in cui David gli propone di accompagnarlo nei villaggi del nord est degli Stati Uniti per registrare, con un nuovo sistema chiamato fonografo, le canzoni popolari e le ballate tradizionali. David e Lionel vanno di casa in casa, seguendo indizi e tracce e passaparola, raccogliendo sui cilindri di cera le voci di gente che canta per il piacere di farlo, o per aiutarsi, o per lenire il dolore, o per mandare un messaggio che chissà poi se arriverà. Il loro amore fiorisce mentre percorrono miglia e miglia di foresta, dormono sotto le stelle, nuotano nei fiumi e sotto le cascate. Ma quando finisce l’estate, David ritorna al college in cui insegna, e Lionel è esitante, vorrebbe fermarlo o andare con lui ma si lascia prendere dalla timidezza, dalla giovinezza. Dopo poco verrà a sapere che David è morto nell’autunno del 1919. Verrà anche a sapere che aveva una fidanzata di nome Belle.
Ma proseguendo nella lettura, ci dimentichiamo di Belle e anche di David e Lionel; incontriamo altri amori, in altri secoli e in altri luoghi. Amori come quello di Laurel per Will, la cui impronta destinata a restare è un disegno bellissimo, di un uccellino con un nastro legato a una zampa. Come quello di Hope per il figlio, che ha lasciato piccolissimo in custodia al fratello e alla moglie che di figli non potevano averne, e che ora cerca e crede di trovare negli occhi e nelle fattezze di ogni bambino che incontra; lo continuerà a cercare per tutta la vita. Come l’amore di Mark per il figlio Ian, tossicodipendente e probabilmente cattivo, a cui non potrà mai perdonare l’uccisione senza motivo di un cigno bianco, ma a cui dedicherà delle piante che forse un giorno cresceranno e si ricorderanno di loro. Come l’amore di August e Elizabeth, e il cruccio di lui, poeta, quando scopre che quello scritto che in passato è stato un atto di rabbia e invidia oggi, stampato nero su bianco su una rivista letteraria, può sembrare un tradimento e come tale va confessato. Oppure come il taglialegna, che dopo aver lasciato la moglie Annabelle a casa per avventurarsi nei boschi e vivere da uomo rude e maschio, le scrive lettere piene di tenerezza e di scuse. O ancora il fratello che rinuncia alla sorella e ne protegge il giovane amore, e il marito che manipola una fotografia e alimenta l’illusione che la rarissima alca non sia estinta, per far felice la moglie malata. O i giovanissimi innamorati Philip e Caroline, che seguono il pastore Karl Dietenz in un’avventura folle, alla ricerca del giardino dell’Eden sulle tracce di una Bibbia reinterpretata, alla ricerca di una vita proba e felice insieme alla natura, per finire massacrati dai francesi nelle terre paludose vicino a Boston.
E alla fine Belle, che ha conservato i cilindri di David nascondendoli nella casa in cui ha vissuto pochissimo con lui e moltissimo da sola. Belle che consegna i cilindri ad Annie, la nuova proprietaria di casa. Annie che ha sentito alla radio la storia di Lionel e ha visto un libro che la racconta. Annie che sta cercando una storia nuova, una vita nuova forse, e rimette in circolo l’amore da cui siamo partiti, che non è mai morto e anzi ha fatto da sostegno a Lionel. Ed ecco che tutto si ricompone, il cerchio si chiude, l’amore messo in circolo ritorna, un amore apre le porte a un altro amore in una sequenza che potrebbe andare avanti, forse che andrà davvero avanti per sempre.
Con una scrittura elegante, con uno stile sempre sobrio, con uno sguardo gentile e profondo, Ben Shattuck ci porta attraverso un mondo americano che non ha nulla a che vedere con quello becero, arrogante, ignorante che ora ci viene in mente ogni volta che pensiamo a quella nazione. Ed è bello e confortante che la letteratura non manchi mai di trovarsi spazi differenti, voci differenti, rappresentazioni del mondo differenti. Certo, ora siamo in questo momento di caos, violenza, prepotenza e vessazione, ma un altro mondo è possibile. E intanto possiamo immaginarlo, anche grazie a questa lettura.


