5 Luglio, 2020

Recensioni

Vita di poeta (tra prosciutti e mortadelle)

Valentino Zeichen, Diario 1999. "In questo diario le giornate sembrano governate da Zeichen con raro senso mercantile, e – quel che più conta – i brani, poesie e commenti, punzecchiature comprese, seguono una fattura di prim’ordine, una congenita eleganza mai convenzionale."

La delicata manutenzione delle relazioni

Auður Ava Ólafsdóttir, Hotel Silence. "La prima parte del romanzo, intitolata «Carne», che culmina con la decisione del protagonista di farla finita, si svolge in Islanda. La seconda, intitolata «Cicatrici», si svolge in un non ben specificato Paese dove una devastante guerra civile ha da poco lasciato posto ad una fragile tregua: potrebbe essere un luogo qualunque della ex Jugoslavia degli anni Novanta o la Siria di oggi. È qui che Jónas progetta di suicidarsi."

Macelleria siriana online

Pascal Manoukian, Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene. "Molto altro ci sarebbe da dire su questa narrazione, brutale e tagliente come quei coltelli che usano i kamikaze in occidente e gli sgozzatori in Medio Oriente. Ma un punto mi preme di sottolineare, come fa d'altronde anche lo scrittore, che qui devo citare: «Al Quaeda viveva nell'era delle caverne all'interno delle grotte di Tora Bora; l'ISIS vive in quella del virale e dei social network». Manoukian, che dei media ne sa parecchio, legge il nuovo terrorismo dei martiri col furgone e la mannaia come fenomeno pienamente inserito nella Società dello Spettacolo; stabilisce un parallelo forse blasfemo ma assai azzeccato tra il Califfato e i reality show, Grande Fratello in testa".

Roghi di libri (versione grafica)

Hamilton & Bradbury, Fahrenheit 451. "Ma quella ricreata da Hamilton è soprattutto una distopia cromatica, un viaggio da incubo scandito dal colore, dalle tonalità uniformi e alienanti che invadono ogni spazio della tavola, cancellando dettagli e contorni di una realtà allucinante e allo stesso tempo vagamente familiare (e per questo ancor più spaventosa), nella quale il primo bisogno è quello di perdere consapevolezza della propria condizione."

Un’avventura da ricordare meglio; e riprendere

Beppe Sebaste, Come un cinghiale in una macchia d’inchiostro. "In questo libro si corteggia l’invisibile vicino e il visibile lontano, e si avverte la manualità del comporre (“scrivere poesie vuol dire scrivere con le mani”), il fruscio dei quaderni aperti e richiusi, la penna e la ritmica della macchina da scrivere."

Eva contro Eva

Yewande Omotoso, La signora della porta accanto. "Le due vicine nemiche si vedranno costrette ad una convivenza che le ridurrà ad esporre le loro fragilità obbligandole a raccontarsi delle verità scomode. Ma sarà proprio da questa esperienza che le due anziane signore riusciranno a creare una complicità intelligente fino a deporre l’ascia di guerra."

Il falò delle rarità (librarie)

Vladimir Sorokin, Manaraga. "Manaraga è un libro geniale, surreale, irriverente e spiazzante; crudele come (per chi scrive) la vista della prima edizione di Moby-Dick che brucia sotto gli occhi di qualche ricco e volgare affarista con l’acquolina in bocca nell’attesa di gustarsi la bistecca di tonno; folgorante come le fiamme che divampano dalle opere su cui si fonda la nostra civiltà."

Da una gabbia all’altra

Emanuela Canepa, L'animale femmina. "Rosita, una ragazza di un piccolo paese del sud, si trasferisce a Padova per frequentare Medicina. Lo fa per scappare dalla gabbia in cui si sente rinchiusa dalla madre, tipica vedova della zona che riversa sulla figlia tutte le attenzioni, che pretende riconoscenza per gli sforzi fatti per aiutarla, che la vorrebbe vedere sposata con un ragazzo del posto, che non capisce perché voglia studiare."

Poesia dallo spazio esterno

Jack Spicer, After Lorca. "Leggere oggi After Lorca, finalmente pubblicato in Italia, è varcare la frontiera di uno Stargate, è ritrovarsi in un universo parallelo in cui i morti scrivono prefazioni e i terrestri superstiti ascoltano le trasmissioni radio della stazione spaziale. Dick non lesse le poesie di Spicer (probabilmente) ma è certo che l’avanguardia di Berkeley (e dunque Spicer) lo incoraggiò a scrivere i suoi racconti (lo dichiara in un’intervista del 1981)..."

Nel labirinto degli Appalachi

Chris Offutt, Country Dark. "Gli elementi del gotico appalachiano ci sono tutti: moonshine, deformità grottesche, baracche nascoste nei boschi e coltelli affilati. Come già Brian Panowich in Bull Mountain, l’autore ci porta all’interno di questa società primitiva e ingovernabile, fatta di uomini che evitano volentieri di parlare se possono delegare una carabina Winchester, e disposti a tutto pur di difendere la propria terra."