Daniel Kraus / Strisciano nel fango

Daniel Kraus, Angel Down, tr. di Andrea Cassini, Ne/oN, pp. 299, euro 21,00 stampa, euro 11,99 epub

Per il soldato Cyril Bagger la grande guerra è una lunga partita a nascondino con la morte. Vive di espedienti, di piccole truffe ai danni di chi gli sta vicino, in questo caso i commilitoni, e si trova mansioni che lo tengano lontano dalla linea del fronte, lontano da un colpo di fucile o da una scheggia di granata che pongano fine alla sua vita orribilmente e da un momento all’altro. Per questo Cyril Bagger seppellisce i suoi compagni, per non diventare uno dei corpi che occupano quelle fosse. Ma la fortuna gira e non sempre dalla sua parte. Per questo il suo superiore, Reis, lo raduna insieme a una squadra di mediocri come lui, soldati che lo stesso ufficiale disprezza e della cui morte non si dispiacerebbe poi tanto. Al gruppo viene assegnata una missione potenzialmente suicida, che consiste nel recuperare qualcuno oltre le linee nemiche attraversando il fango, i cadaveri, gli scoppi dei colpi di mortaio. Quel che Bagger e i suoi troveranno sarà inaspettato quanto spaventoso, un essere in grado di realizzare i desideri più profondi ma non senza un prezzo da pagare.

Daniel Kraus è un autore prolifico con più di un legame con il cinema, ha scritto Il libro dei morti con George A. Romero e diversi suoi romanzi, La forma dell’acqua, Trollhunters e Whalefall, sono stati adattati per il grande schermo. Kraus maneggia il genere con sicurezza e non manca di coraggio, come dimostra nel suo ultimo lavoro Angel Down, di cui si nota innanzitutto la scelta stilistica di scrivere tutto il libro nella forma di un’unica, lunga frase senza stop, espediente che aggancia a ripetizione il lettore tenendolo sulla pagina con un ritmo e una tensione sempre elevati, di cui giova la vicenda soprattutto nei momenti di riflessione o dove l’ambientazione diventa volutamente ripetitiva e claustrofobica. Le trincee di Daniel Kraus sono in fatti un mondo chiuso, un labirinto fatto di fango, di corpi e di filo spinato dove niente permane e tutto fa parte di un meccanismo inarrestabile di decadimento continuo. Quel che sopravvive, finché sopravvive, striscia nella melma sporco fin sopra i capelli fino a che l’esplosione di un obice non spazza via tutto lasciando un cratere di frammenti di carne e di metallo. C’è, in Angel Down, la fisicità che caratterizza i racconti della Prima guerra mondiale, il pantano fisico che diventa storico e morale in cui è affondata la civiltà che è morta con l’aprirsi del Secolo breve.

La metafora del fango e delle creature che in esso strisciano all’ombra dell’Europa che muore è pervasiva e si trasmette senza soluzione di continuità ai personaggi, un gruppo di perdenti niente affatto adorabili che in qualche modo se la cava senza venir nobilitati dal proprio status. Non c’è in tal senso una vera e propria nobilitazione da parte di Kraus che fa muovere i suoi protagonisti in un ambiente spietato in cui l’attitudine predatoria magari non permette di dominare gli eventi ma fornisce un relativo margine di vantaggio sui deboli e sugli ingenui a cui certamente una certa dose di umanità e di purezza non manca, ma in definitiva sono vittime designate. Una traccia di redenzione non manca ma serve più a pulirsi la coscienza fino a un certo punto, ed è una reazione di rifiuto di fronte a uno schifo troppo grande successivamente, più che un vero e proprio percorso di crescita. Semplicemente, Bagger a un certo punto non ce la fa più perché la discesa all’inferno che si rivela la sua missione, e quel che al centro di essa trova, non fanno altro che far uscire dal profondo ciò che di peggio le persone hanno dentro, qualcosa che sarebbe stato meglio dov’era.

La Grande guerra è un’operazione di annichilimento dell’uomo su più livelli, sia singolare sia collettivo anche se l’istinto di autoconservazione, l’attaccamento alla vita sono duri a cedere e l’imperativo è continuare a esistere, restando in vita ma conservando anche una traccia di umanità. Il lavoro di Kraus è potente, la sua lettura non riguarda solo il nostro tempo, per quanto anche in questo senso sia più che centrata, ma un movimento ricorsivo che attraversa la Storia dell’uomo.