Daniele Mencarelli / Altre anime, altre oscurità

Daniele Mencarelli, Quattro presunti familiari, Sellerio, pp. 304. euro 16,00 stampa, euro 10,99 epub

I fan più radicali ed estremisti di Daniele Mencarelli (e ce ne sono tanti, tutti ampiamente giustificati) potranno rimanere sopresi e disorientati alla lettura della più recente novità dello scrittore romano, nomade ormai per mezza Italia. Prima di tutto, questo suo nuovo lavoro lo si trova negli scaffali delle librerie proposto da un altro editore, anche lui prestigioso e qualificato, come Sellerio. Con una identità editoriale rafforzata presso il grande pubblico dai gialli di Andrea Camilleri, con Montalbano, di Gianrico Carofiglio, con Guido Guerrieri e diversi altri protagonisti tra signore avvocati e carabinieri e non ultimo, di Antonio Manzini con il suo Rocco Schiavone. E allora perché Sellerio per Daniele Mencarelli? Perché il libro in uscita, dal titolo Quattro presunti familiari, è un vero e proprio giallo.

Ambientata nella provincia di Latina, nel paesino di Norma, la vicenda ha come protagonisti il capitano Damasi e l’appuntato Circosta, con loro uno scheletro di donna ritrovato per caso nei boschi vicino al paese. Tutto potrebbe filare nella routine a volte banale dei gialli “facili” per i quali il modello indiscusso è stato per tutti Agatha Christie (e il titolo del libro potrebbe addirittura farlo presagire) ma per fortuna non è così. E i fan di Mencarelli ne possono facilmente uscire assai rinfrancati. I veri protagonisti per una gran parte del libro sono infatti gli abitanti del paesino, i quattro presunti parenti della vittima appunto, che Mencarelli sembra conoscere da sempre perché, fatti i dovuti distinguo, sono gli stessi personaggi di quella piccola borghesia ipocrita e piccina, ma anche così umana che egli ci ha raccontato in moltissime altre occasioni, in molti altri libri precedenti.

Il punto di vista è quello “laterale” dell’appuntato Circosta, di cui anche il lettore si accorge con un certo ritardo, perché a menare i tempi delle indagini naturalmente è il suo capitano. Ma sembrano essere soprattutto le congetture che riguardano i quattro presunti familiari, i loro legami, i loro piccoli intrighi, i loro segreti e le loro cose meno note a segnare un filo conduttore che ci porta a percorrere tutta la narrazione insieme all’autore.

In questo contesto si rilevano due importanti novità nella proposta narrativa di Mencarelli. La prima riguarda l’uso abbondante – ma necessario – dei dialoghi, serrati, fortemente aderenti ai contesti, che si sostituiscono efficacemente alla necessità della prosa. L’altra novità riguarda il ritmo della narrazione, mai così spedito e avvincente, pertinente con la scelta del modello narrativo.

Tutto questo ha il pregio di rapire il lettore per una buona metà della storia. Dialoghi, ritmo, sorprese e eventi. Poi, nella seconda metà del libro, riemerge il Mencarelli più conosciuto che inizia a prendersi cura in un modo diverso dei suoi personaggi, rimasti parzialmente penalizzati nella prima parte che li aveva un po’ schiacciati sulle necessità della narrazione giallistica con i fatti che accadevano in rapida successione. Qui, con una virata, l’autore conferisce loro uno spessore forte e chiaro.

Tutto viene riportato a una dimensione più umana. La narrazione si nutre delle piccolezze e delle miserie di ciascuno e il plot lascia spazio a una dimensione drammaturgica convincente e sempre di forte impatto etico e sociale. L’irritazione verso alcuni personaggi e alcune situazioni, che nel lettore non può mancare, si incontra e forse si scontra con una visione dolente della realtà che per molti aspetti invita a sospendere i giudizi facili per lasciare spazio a personalissime digressioni malinconiche e poetiche che ci allontanano dalle miserie del mondo e ci chiamano alla dolcezza dell’amore.