Eshkol Nevo / La vita rinchiusa

Eshkol Nevo, Le vie dell’Eden, tr. Raffaella Scardi, Neri Pozza, pp. 256, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

Dopo il bestseller Tre piani, da cui Nanni Moretti ha tratto l’omonimo film presentato al Festival di Cannes, Eshkol Nevo torna in libreria in Italia, dove è molto amato, con Le vie dell’Eden, titolo enigmatico il cui significato – del quale si colgono indizi e tracce lungo tutto il libro – si paleserà solo nell’ultimo racconto dei tre che compongono l’opera. Il frutteto dove entra Ofer durante una passeggiata con la moglie e dal quale non uscirà mai più è, infatti, un esplicito rimando al Pardès, il giardino di Dio del famoso trattato del Talmud che narra come solo uno dei quattro saggi Maestri dell’ebraismo che vi penetrarono ne uscì incolume.

L’Eden di Nevo, al quale i suoi personaggi aspirano quasi inconsapevolmente, è un Eden che essi inseguono come braccati da una forza magnetica a cui non sanno opporsi e che li condurrà lungo la tortuosa strada delle tentazioni e delle sofferenze patite e inflitte; è un Eden estremamente terreno, fatto di amore, abbracci e consolazione dalla solitudine, che sembra essere la condizione umana più vera e al contempo più triste – il fatto che il libro sia stato scritto durante la pandemia accentua il valore di ogni contatto fisico, di ogni gesto che non solo tende all’altro ma lo raggiunge, toccandolo nel corpo e nello spirito. Le relazioni sono, dunque, ancora una volta al centro delle riflessioni dell’autore, che le sviscera qui in tre racconti apparentemente autonomi, legati da piccoli dettagli incastonati lungo le pagine come preziose gemme che illuminano l’intrinseca unità dell’opera.

Nel primo, La Strada della Morte, un musicista israeliano da poco rientrato in patria dopo un viaggio “post-divorzio”, si trova coinvolto nella morte di un suo connazionale avvenuta in Bolivia, dove la vittima era in viaggio di nozze con la moglie. In Storia familiare uno stimato medico rimasto vedovo si trova a provare sentimenti contrastanti – attrazione? una specie di paternalismo? – nei confronti di una specializzanda con cui instaura una relazione ambigua. Nell’ultimo, Un uomo entra nel frutteto, una moglie affronta la scomparsa del marito insieme ai figli e cerca la verità su quanto gli è accaduto.

In tutte e tre le narrazioni, i protagonisti si trovano costretti dalle circostanze a mettere per iscritto davanti ai propri avvocati la loro storia. È in questo meccanismo, che palesa riflessione, giustificazione e confessione, che si cela la forza del libro di Nevo, ponendo protagonisti e lettori di fronte a un dato oggettivo: non esiste, non può esistere una verità unica, nemmeno in quello che appare come un semplice susseguirsi di azioni. C’è sempre e soltanto una “versione dei fatti” che le persone coinvolte possono più o meno sinceramente fornire. Ma anche di fronte alla più onesta dichiarazione, quel che ritroviamo sulla pagina non è che un punto di vista, un vissuto personale – e l’incomprensione, il malinteso sono in agguato. Come districarsi allora nella giungla delle verità? Esiste un metodo, una ricetta per giungere a un’unica conclusione? Nevo, in pagine che attraggono come magneti, sembra prendere una diversa direzione: la vera ricchezza risiede nella molteplicità degli sguardi, nei bivi lungo la strada e nelle occasioni prese al volo, nell’enigmaticità dei gesti e nell’insufficienza delle parole, che non bastano a contenere le ondate di emozioni che giorno dopo giorno costruiscono una vita.

Emozioni, gesti e parole che non hanno solo connotazioni positive, anzi: dalle autoanalisi forzate dei protagonisti emerge un mondo di uomini confusi, inopportuni e violenti che non riescono a comunicare con donne dal canto loro tanto indifese quanto ambigue e manipolatrici. Due universi che si attraggono e respingono senza comprendersi mai del tutto.

L’ultimo rifugio sembra però poter essere trovato non in qualche realtà ultraterrena che prometta pace e tranquillità, ma al contrario nell’appagamento dei sensi, nell’accettazione di ciò che rende l’uomo al contempo forte e vulnerabile: la sua dipendenza dall’Altro. È così che, da questo libro scritto durante l’isolamento della pandemia, scaturisce un’opera da cui, con tutti i suoi dubbi e le sue contraddizioni, straborda la vita.

 

 

 

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