Florence Noiville / “È tutto nei miei libri”

Florence Noiville, Scrivere, che strana idea! Vita di Milan Kundera, tr. di Marina Visentin, Neri Pozza, pp. 304, euro 25,00 stampa, euro 9,99 epub

Sono proprio felice di aver letto questo libro. Premetto che nutro pochissima curiosità per la vita e i fatti personali degli scrittori, e non sono neppure d’accordo con la famosa, e un po’ usurata, citazione da Il giovane Holden di J.D. Salinger che dice “i libri che mi piacciono di più sono quelli che quando li finisci vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti va”. Penso che i libri si possano amare, possano salvare la vita e diventare nostri amici; ma appunto i libri, e non gli autori. Quindi non mi è mai stato difficile capire che un autore voglia lasciar parlare i suoi libri e anche decidere di chiudersi nel silenzio e non andare più in tv, ai festival, alle presentazioni. Perché questo è stato il caso di Milan Kundera, che dalla metà degli anni Ottanta aveva deciso di ritirarsi a vita privata e di continuare a scrivere senza dover dedicare del tempo anche a dire come perché quando e quanto scriveva.

Florence Noiville, giornalista e critica letteraria di “Le Monde des livres”, ci aveva provato e gli aveva comunque proposto un’intervista televisiva per il programma letterario che conduceva. Kundera aveva rifiutato ma compensato quel rifiuto con una serie di testi inediti per il supplemento letterario di “Le Monde”. Nasce da lì un’amicizia, che coinvolge anche Vera, la moglie di Kundera, e il marito di Noiville. Un’amicizia normale, fatta di caffè, passeggiate, cene, piccoli viaggi. Un’amicizia normale, come quelle che abbiamo tutti. Ma che attraversa tutto il libro Scrivere, che strana idea! e lo rende leggero e intenso, serio e lieve, appassionante.

La vita di Kundera, nato a Brno nel 1929, l’anno prima della pubblicazione de L’uomo senza qualità di Robert Musil, è stata in realtà romanzesca e piena di esperienze meravigliose e orribili. Figlio di un musicista, cresce nella cultura mitteleuropea ma subisce poi l’invasione sovietica e la dittatura comunista. Si trasferisce in Francia, dove passerà la maggior parte della sua vita, scrivendo in francese. Come tutti i fuoriusciti, gli esuli, gli emigrati a vario titolo, vive sospeso tra i due paesi, quello natale e quello adottivo, e tra due lingue. Ma con qualcosa di più e di diverso: il popolo ceco gli ha serbato, finché era una vita, un rancore e un astio non del tutto comprensibili. Che si sono finalmente sciolti nella riconciliazione attuale, che ha trovato la sua forma finale nella creazione della “Biblioteca Milan Kundera” a Brno. Un luogo che raccoglie i libri dello scrittore, i suoi archivi, la sua corrispondenza.

Tutto ciò che, come ricorda Noiville nel libro, Kundera aveva deciso che sarebbe rimasto. Perché le lettere private, i manoscritti incompiuti, i diari, le foto, venivano sistematicamente distrutte. Milan Kundera non voleva che, una volta scomparso lui, qualcuno decidesse di dare alle stampe e di rendere pubblico quello che lui stesso aveva deciso non dovesse esserlo. E sappiamo molto bene quanto questo desiderio, che molti scrittori esprimono, non venga rispettato. A volte è stato un bene, abbiamo avuto modo di conoscere qualcosa di più, di leggere qualcosa di bello. Ma il più delle volte saremmo d’accordo con l’autore o autrice, che quello che loro hanno deciso di pubblicare era davvero quello che valeva la pena. Il resto è operazione editoriale quando non sciacallaggio.

Dunque anche Noiville fa parlare i libri, di Milan Kundera. E attraverso i libri, la sua visione della scrittura e della letteratura. La necessità dell’ironia come unica chiave di comprensione del mondo che non ci faccia precipitare di fronte all’assurdo, l’assurdo che diventa uno dei modi di raccontare il mondo e l’umano. La necessità della letteratura, “perché nei romanzi c’è tutto il nostro essere contraddittori, questo e quello, sì e no, senza disagio”, perché “non c’è posto per l’odio nell’universo della relatività romanzesca, e perché “la saggezza del romanzo deriva dall’avere una domanda per tutto”. Kafka, Musil, Broch, Gombrowicz, sono i numi tutelari del mondo letterario di Kundera, sono i suoi riferimenti e lo sono perché sono stati capaci di raccontare la dissoluzione di un mondo fondato sull’ordine, la diffidenza verso l’idea dell’avvenire e il mito della Storia, e sopra ogni cosa il riso, il disincanto, l’ironia. Kundera ha ripreso quella nobile tradizione, l’ha arricchita, l’ha resa personale e contemporanea, l’ha usata per portarci dentro storie che ci hanno aiutato a crescere, a capirci, a definirci.

Accompagnato da alcune foto e dai bellissimi disegni dello stesso Kundera, questo libro raggiunge meravigliosamente l’intento che si propone: quello di far venire voglia di leggere, o rileggere, i libri dello scrittore. Dal grande successo di L’insostenibile leggerezza dell’essere (il cui titolo è diventato un meme, un modo di dire) a L’ignoranza, La lentezza, L’identità, L’immortalità per citarne solo alcuni, fino all’ultimo La festa dell’insignificanza: tutte letture piene di libertà, di tenerezza, di umanità. Un balsamo prezioso per i tempi cupi in cui viviamo.