Kurt Lanthaler, Elvira Mujcic, Sebastiano Mondadori, Marlene Streeruwitz / Topografie dell’esclusione

Kurt Lanthaler, Elvira Mujcic, Sebastiano Mondadori, Marlene Streeruwitz, Esclusione, a cura di Stefano Zangrando, tr. di Donatella Trevisan e Stefano Zangrando, Edizioni Alphabeta Verlag, pp. 144, euro 17,00 stampa

A marzo del 2005 nel luogo perfetto in cui nascono le idee migliori, ossia una biblioteca, attorno a un tavolo si riuniscono dieci persone – non è la trama di un giallo ispirato ad Agatha Christie ma la genesi di un progetto. Si discute infatti di un format chiamato “Parole del tempo/Zeitworte” voluto dalla casa editrice Alphabeta e dal Centro europeo di Letteratura e Traduzione (ZeLT). Tra il 2019 e il 2021 vengono pubblicate due raccolte di racconti sia in lingua che italiana che in lingua tedesca curate rispettivamente da Giovanni Accardo e Anna Rottensteiner e interamente dedicate a delle parole che gli allora curatori individuarono come rappresentative del nostro tempo. Risentimento e Indifferenza.

In quello che dev’essere stato senz’altro un interessante incontro, in cui si è dibattuto sulle tendenze del nostro momento storico, le parole che possono coglierle e le loro sfumature, ci si confronta con attenzione e rispetto alla ricerca della nuova chiave di lettura del nostro oggi fino a giungere a una conclusione che appare a tutti logica: Esclusione/Ausschluss. A questo punto è tempo per gli autori e le autrici di assimilare ed elaborare questa parola dando vita ad un testo in prosa che sia incentrato sulla stessa. Nasce così Esclusione, una raccolta di quattro racconti che vede le firme di Kurt Lanthaler, Elvira Mujčić, Sebastiano Mondadori e Marlene Streeruwitz, che troverete in quest’ordine, un ordine che in realtà rappresenta un percorso sia narrativo che cronologico.

Il viaggio vede il suo inizio con una storia ambientata negli anni ’80 che disturba, destabilizza e un linguaggio a cui non siamo propriamente abituati. Le parole disorientano, tagliano, incidono, sono spunti di riflessione che fermentano nel profondo, e al contempo sono nostalgia di momenti vissuti, di un passato che non esiste più. Un giovane sudtirolese che arriva all’istituto psichiatrico di Pergine per svolgere il servizio civile come animatore culturale in un momento in cui la riforma Basaglia è in fase di attuazione.

Si prosegue con un racconto dalla forma più contemporanea, più confortevole e morbida che rimanda alla fine della Jugoslavia e alle guerre degli anni ’90, e che si legge come una discesa dolce in auto dopo le perturbazioni del primo racconto. Hava è di origine bosniaca ma anche se si è trasferita in Italia, il legame con le sue radici è forte e ogni anno trascorre le vacanze in Dalmazia, nella sua caletta del cuore, quella scoperta sotto la dittatura di Tito, e frequentata successivamente da profuga con i figli.

Dopo una discesa però c’è sempre una salita ed eccola con la terza storia, quella firmata da Sebastiano Mondadori, che con uno stile graffiante e senza indorare la pillola racconta dell’elemento postcoloniale oltre ad un contesto molto attuale per molti aspetti. Muna è un’infermiera figlia di un’eritrea e di un carrarese morto sul lavoro. Lei stessa ha perso il marito in circostanze analoghe e col figlio adolescente si trasferisce a casa di un uomo molto più grande di lei col quale inizia una convivenza. Muovendosi così tra identità ibrida, marginalità sociale e maschilismo sessista, il lettore è messo alla prova sul senso di giustizia generando un desiderio di riscossa. Mondadori ci offre lo spaccato di una società violenta, spesso degradata, dove l’esistenza è una lotta in cui nessuno è davvero disposto ad aiutare l’altro.

Si conclude con un richiamo chiaro e attuale alla rielezione di Donald Trump nel racconto di Streeruwitz, caratterizzato da una scrittura asciutta e che superficialmente può apparire respingente ma come per tutta l’antologia anche in questo caso il lettore troverà soddisfazione nell’individuare i vari livelli di lettura. La protagonista si sente rifiutare di accompagnare il compagno in un viaggio di lavoro, un rifiuto che scatena in lei ansie e insicurezze. La scrittura rispecchia in pieno la poetica di una delle scrittrici più impegnate del panorama austriaco, femminista militante e originale innovatrice della prosa di lingua tedesca di cui ad oggi non era stato tradotto nulla in italiano per cui si può considerare la sua presenza in questa raccolta come un’anteprima di cui si invita nella esaustiva e dettagliata introduzione del curatore Stefano Zangrando ad apprezzarne la traduzione. «Portare in un altro spazio linguistico e culturale uno stile tanto frammentato e battente, così indocile rispetto al proprio idioma, è stata tra le sfide più avvincenti di questo progetto». Dimensione privata e storia collettiva si intrecciano in un turbine di impulsi e sospensioni, azione e titubanza, mentre si susseguono i piccoli gesti quotidiani. Streeruwitz ci conduce attraverso il tormento della protagonista sorprendendoci con insospettate ipotesi sul suo dolore e scoperchiando nuove chiavi di lettura.

Dopotutto concordiamo con Zangrando nel dire che è soprattutto questo il compito della letteratura, schiudere spazi imprevisti di coscienza critica e cognizione. Un plauso, dunque, ai partecipanti di questo progetto, curatori, autori, autrici, traduttori e traduttrici che hanno scommesso sul valore del bilinguismo, sulla narrativa di confine ma soprattutto sull’importanza delle parole. In attesa di scoprire quali saranno le parole chiave degli anni a venire, si goda il lettore questa gustosa piccola perla.