8 Dicembre, 2021

Giorgio Bona / Le micidiali fibre dell’amianto

Giorgio Bona, Da qui all’Eternit, pp. 146, Scritturapura, euro 15,00 stampa, euro 6,99 epub

Non so se sono la persona più adatta a segnalare e a recensire questo libro. Mia moglie è morta pochi mesi fa di malattia ambientale: lo affermo con totale certezza, e si potrà capire, suppongo, come io abbia, a dir poco, il dente avvelenato nei confronti delle fabbriche della morte che hanno contaminato l’Italia e che purtroppo continuano a farlo. Non sono quindi mai sereno nel leggere e udire le parole “eternit” e “amianto”, anche perché, come Giorgio Bona –amico da sempre – nasco e vivo in Alessandria, nella cui provincia la cittadina di Casale Monferrato è ubicata e dove tuttora prosperano fonti inquinanti sulle quali sarebbe opportuno disquisire. Ma qui non è sede.

Neppure Giorgio si sarà mantenuto lucido e sereno durante la stesura di questo libro dal titolo bellissimo, cinefilo e pure mortifero. Lo svela il suo stile, per una volta (giustamente) poco controllato e debordante sul piano emotivo. Un libro di certo redatto più volte con gli occhi lucidi e la rabbia dentro. Ma riassumiamone per sommi capi la tematica perché, per quanto se ne parli e se ne scriva, non sarà mai abbastanza.

La Eternit iniziò la sua attività produttiva nel 1907. Verso la fine degli anni ’70 si cominciarono a quantificare le terrificanti “controindicazioni” del dio fibra, come lo definisce Giorgio, malattie e morti fuori statistica già in atto sin dagli anni ’50. Iniziò la lotta sindacale, per le strade e sulle pagine dei giornali. La drammatica realtà epidemiologica in espansione del mesotelioma pleurico – malattia che resta in incubazione per un trentennio e che colpisce indifferentemente addetti ai lavori ma pure a chilometri di distanza da Casale – portò alla dismissione definitiva dell’Eternit nel giugno del 1986. Come leggiamo in un sito ufficiale del Comune, “sino al 2008 sono stati rilevati oltre 1200 casi di mesotelioma pleurico, una vera e propria strage se si considera che la città di Casale Monferrato conta 37000 abitanti e che tra i 47 Comuni del territorio, la maggioranza non raggiunge i 3.000. L’amianto non è presente naturalmente nella conformazione geologica dell’area casalese (come invece accade nelle valli di Lanzo dove si trova la cava di Balangero): necessariamente quindi doveva essere stato immesso da fonti esterne, che nella fattispecie si configurano come un’attività lavorativa dell’Eternit che ha comportato la diffusione dell’amianto in svariate forme su tutto il territorio, con epicentro nella città di Casale Monferrato”.

Questo per sommi capi lo sfondo delle vicende ovviamente romanzate e descritte nel libro. Personaggi che impari dolorosamente ad amare: Annuccia, Piergiorgio, i loro genitori, Michele Sodano e altri ancora, chi minato nel corpo ma tutti nello spirito. Le prese di coscienza, la rabbia, i cortei, le riunioni, gli scontri: un lavoro per forza politico, ma svolto con le regole e le caratteristiche del grande romanzo popolare, genere nel quale Giorgio eccelle non da oggi.

La bella letteratura in questi casi può essere molto amara. Val la pena di riportare la chiusa del libro, struggente e poetica, una conclusione che realtà nulla “chiude” perché la gente, a Casale e oltre, ancora oggi crepa: “C’era un silenzio turrito in quella stanza, una sensazione che non era estranea. Tutto intorno, il tavolo, la sedia, le tende, avevano l’odore dell’ospedale, della malattia… Aveva bisogno di aria. Lasciò per un istante la mano di Piergiorgio che era scivolato nel sonno e andò ad aprire la finestra. Entrò dentro il profumo della primavera ormai avanzata. Piergiorgio si era svegliato. La stava chiamando. Lei tornò a stringere la sua mano e lui chiuse gli occhi.  Aveva paura, sarebbe scesa dov’era buio senza che nessuno potesse aiutarla. Come un viaggio senza ritorno”.

Come accennavo all’inizio, è difficile dalle nostre parti non imbattersi in qualcuno che non abbia avuto parenti e amici falcidiati da morte per malattie professionali. Respirare per vivere può rivelarsi un’attività ad alto rischio, a volte anche bere o usare l’acqua corrente per la cucina. E abitare in certe zone più vicine di altre alle emissioni inquinanti. Questa però è solo una rivista che si occupa di libri. Ma verrà il tempo… Intanto, come nei migliori horror: “… polveri silenziose, invisibili, modificano i tessuti, rivestono i polmoni e arrivano a prendere a schiaffi l’umore. Polveri microscopiche che accarezzano la facciata del castello, che entrano nelle case quando le finestre sono spalancate sul cielo grigio di Casale. Entrano nelle case del povero e del ricco, non guardano in faccia nessuno. Entrano nei polmoni e si mescolano al sangue degli operai della grande fabbrica, delle mogli e dei figli, innocenti creature senza colpa. Si sente soltanto il rumore delle ventole che disperdono la fibra. Il Male”.

Non sono gli Ultracorpi, è la realtà.