Giulio Guidorizzi / Roma dei millenni

Giulio Guidorizzi, Il grande racconto di Roma antica e dei suoi sette re, ill., il Mulino, pp. 381, euro 40,00 stampa

Giulio Guidorizzi negli ultimi anni ci ha guidato oltre gli orizzonti visibili della classicità, dove la voce degli antichi si fa riascoltare come se fosse abbattuto il limite dell’irraggiungibile. Poeti e storici, grazie allo studioso, sono diventati meno effimeri, rinsaldano il repertorio dei racconti e delle fondazioni. Non più soltanto la tradizione millenaria ci raggiunge, con le gesta di Ulisse, Agamennone, Achille, Enea, ma fra cosmogonia divina e venture popolari l’arte raggiunge il suo massimo senso fra noi. Così consapevoli in modo del tutto nuovo, possiamo avventurarci nell’esuberanza umana affondando le mani, tramite Guidorizzi, nella capienza speculativa e artigiana della mente.

Il racconto di una città come Roma inizia molto lontano dall’Olimpo dove gli dèi greci lanciavano i loro strali sulle popolazioni sottostanti, e continui aiuti o disastri sul capo di pochi eletti. Nel grande libro, illustratissimo, l’autore spiega come la mitologia romana origina da storie e leggende dei sette re, dal 757 a.C. come vuole la tradizione. Sette, e non più, dopo che venne instaurata la respublica. Nessun cacciatore di mostri e guerrieri indefessi, ma storie ancora troppo romanzate, spesso oscure, dove gli elementi leggendari volgono sempre più alla concretezza della Storia. La Roma raccontata da Guidorizzi, prima e dopo Enea, ha la grandezza di radici consapevoli che prendono forma emergendo da lunghi scavi territoriali ed elementi artistici d’ogni genere la cui documentazione nel volume ci tocca e senza mezzi termini imparenta con quegli antenati: frammenti, statue, suppellettili, dipinti ci balzano incontro superando gli infiniti strati dei millenni e delle civiltà. Un’opera mondiale che interseca le parole, illuminando gli spazi perduti e virando i pochi ricordi scolastici verso zone meno apocrife e ripulite da nebbie disoneste.

Rubens, Il ratto delle Sabine

I nomi ritornano in assetto reale, secolo dopo secolo, grazie alla capacità affabulatoria di Guidorizzi che trova in Corot, Raffaello, Bernini, Lorrain, Tiepolo, Turner, Millet, Rubens, von Aachen, Cagnacci, un andirivieni di situazioni tragiche o idilliache disposte in quartieri dove il dialogo è continuo. Non si contano i reperti che vanno ben al di là del gusto archeologico dell’impresa. Roma guarda: aveva seppellito i sette re ma non la sua storia, non del tutto, dunque Il grande racconto fa emergere dalla regione dei ripostigli le biblioteche genetiche di cui siamo fatti, e quanto la polvere, i legni, i marmi, tutti insieme evochino la struttura. Perché nella carne abbiamo ben impiantata la fabbrica che così ci ha formati. Questo narra Guidorizzi, e questo rende allo sguardo la moltitudine di gesti artistici adunati intorno a Roma antica.

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