17 Gennaio, 2022

I facili steccati di un genere

Loredana Lipperini, Magia nera, Bompiani, pp. 226, euro 16, 00 stampa.

Mi imbattei nel “fantastico quotidiano” nel 1971, quando proprio non pensavo che avrei dedicato una consistente parte della vita a scrivere di generi e di paure. Complici Steven Spielberg, il film Duel e la penna eccelsa di Leo Pestelli (1909 – 1976), scrittore, umanista e critico cinematografico torinese. A tanta definizione si rifaceva appunto Pestelli per catalogare un film, all’origine un telefilm, che proprio non ce la faceva a starsene quieto dentro i facili steccati del genere. Ma quelli erano gli anni in cui le barriere saltavano con entusiastica facilità, soprattutto al cinema, e Pestelli, sul solco di una tradizione tutta nostrana in cui si annoveravano Italo Calvino, Tommaso Landolfi e Dino Buzzati, era ben consapevole del peso dei riferimenti.

Mezzo secolo dopo il rimando è ancora d’obbligo. Nel tempo relativamente breve di una cinquantina d’anni in Italia, ma un un po’ su tutto il pianeta, il fantastico quotidiano ha rappresentato l’angolo oscuro più affascinante di una letteratura che nei suoi migliori cimenti si fa beffe di convenzioni e stereotipi di comodo. Quando mi è stato chiesto di definirlo, così scrissi: “Il fantastico quotidiano nasce quando in un mondo che di sicuro è il nostro si verifica un avvenimento non spiegabile con le leggi del mondo che ci è famigliare. Colui che percepisce l’avvenimento può optare per due soluzioni: o si tratta di un’illusione dei sensi (e allora le leggi del mondo permangono le stesse, oggettivamente) oppure l’avvenimento realmente accade e allora la realtà per una parte non quantificabile è governata da leggi a noi ignote. Il fantastico occupa il lasso di tempo di questa incertezza.”

Poco prima di sicuro avevo mangiato pesante per esprimere un concetto alla fine molto semplice con così tante parole e preferisco allora la secca essenzialità di Costanza Melani (Fantastico italiano, Rizzoli, 2009), quando, richiamando Edgar Allan Poe, attesta che, quando il soprannaturale si sente più che vedersi e l’inconsueto si situa nella mente e nell’anima del protagonista piuttosto che nel mondo attorno a lui, allora ci stiamo muovendo nella dimensione del fantastico quotidiano.

Con un ammirevole stile denso e personale anche la Loredana Lipperini di Magia Nera si muove, zigzagando, in questi territori. Loredana Lipperini, per i cultori del gotico italico, è tantissime cose: Lara Manni, Fahrenheit su RAI3, L’arrivo di Saturno. A uno scarto infinitesimale dall’ibridazione fantastica perché “solo il Falso può illuminare il Vero”. Adesso piomba sul mercato da par suo con una antologia di Bompiani (di solito il prodotto meno facile, una sfida intelligente) e i racconti sono quelli di cui sopra. Ovvero, oscillano, spesso sino all’ultima parola. Sarà vero, chissà, mah, forse è un sogno…

Sarei tentato di affermare che i racconti di Magia Nera si divorano. Ma non è così. Perché per alcuni il linguaggio è talmente denso e importante che occorre tornare indietro, rileggere, entrare con calma nei costrutti e nell’espressività. Io li ho divorati, ma poi ho dovuto rileggere. Capita anche al cinema con certi film: la seconda visione è la migliore.

Ovvio che, nei confronti delle antologie, ogni lettore possiede un taccuino personale. Personalmente, di sicuro è un mio limite, quando Loredana Lipperini si avvicina con coscienza niente affatto spericolata ma consapevole al “genere”, mi sento, per capirci, molto più a casa. Capita laddove Stephen King o H.P. Lovecraft sono ben più di un aggancio culturale, ma nella coralità dei lavori, caratterizzati tutti quanti da un punto di vista femminile e partecipato, trovano spazio arcane (e quotidiane, giustappunto…) architetture materiate con oscuri presagi di morte e “buchi” nel tempo, paure degli oggetti e trasmigrazioni di anime, società in lotta al proprio interno e “fabbriche delle mogli” a uso bordello. C’è persino spazio per la più incredibile variante, quasi criptica, del finale de La zampa di scimmia di Wlliam Wymark Jacobs, archetipo inglese del 1902. E, dato che si è parlato di King e Lovecraft, ovviamente esiste un indimenticabile paese da cui è meglio stare lontani. Così come descritto, se ne possono ancora trovare in certi angoli del vecchio Piemonte…

Che dire in conclusione? Fatevi possedere dalla nera magia ammaliante di Loredana Lipperini. Non mancate questo libro. Soprattutto se, come me, siete convinti che la realtà non sia esattamente quella che vediamo.