29 Novembre, 2020

Il cinema e la storia

Gian Piero Brunetta, L'Italia sullo schermo. Come il cinema ha raccontato l'identità nazionale, Carocci Editore, pp. 368, euro 32,00 stampa

Che il cinema possa essere considerato importante per lo studio della storia culturale, antropologica e politica di una nazione è oggi un concetto assodato. Non è stato sempre così, però, se ancora nei primi anni Ottanta il presidente della commissione di storia contemporanea del CNRS negò le sovvenzioni all’equipe diretta da Max Ferro perché “il cinema non è una cosa seria!”

Oggi fortunatamente la situazione è diversa e molti saggi sono stati scritti a riguardo. Gian Piero Brunetta, professore emerito di Storia e Critica del Cinema all’Università di Padova, dove insegna dal 1970, propone ora per Carocci un libro che riunisce e amplia alcuni dei suoi scritti che, tra i primi in Italia, fin dalla fine degli anni Settanta, andavano in una direzione di maggior approfondimento del valore storico del cinema. Se tra i più interessanti libri di Brunetta possono essere citati Buio in sala. Cent’anni di passione dello spettatore cinematografico (Marsilio, 1989), un volume illuminante sul pre-cinema come Il viaggio dell’icononauta (Marsilio, 1997) e Gli intellettuali italiani e il cinema (Bruno Mondadori, 2004) è altrettanto evidente il filo rosso che unisce altri suoi scritti lungo la sua pluridecennale carriera.

Già la sua epocale Storia del cinema italiano, edita a partire dal 1979 dagli Editori Riuniti, e poi accresciuta e riconfigurata più volte fino a oggi, dimostrava una volontà chiarissima di far valere il cinema come fonte primaria per gli storici, intenzione che poi si amplia attraverso molte altre opere che seguono questo filone. In particolare si possono ricordare, per esempio, le sue ricerche appassionanti dedicate alle “tattiche mussoliniane dell’organizzazione del consenso e sulla costruzione delle mitologie dittatoriali per mezzo del cinema, sul ruolo dei cinegiornali nella conquista dell’Impero, nella guerra di Spagna e nella Seconda guerra mondiale”. Ma questo tipo di interesse storico è rinvenibile anche in altri scritti sparsi in riviste o libri collettivi che ora trovano posto, rivisti, insieme ad alcuni capitoli inediti, in questo volume ricchissimo di contributi fecondi e illuminanti.

“Identità e caratteri dell’italiano e confronto con l’identità europea, mitologie di fondazione di una nazione, strategie, e tattiche di costruzione delle differenti forme di divismo e di organizzazione del consenso, evoluzione e caratteristiche dei modi di rappresentazione di alcune delle guerre combattute dagli italiani, memorie e stereotipi dell’emigrazione, uso del cinema come agente diplomatico, influenze e ricadute del cinema neorealista nel mondo, identità italiana e identità europea dal dopoguerra fino alla vigilia della costituzione dell’Unione Europea, i vari modi di rappresentazione della storia da parte di alcuni registi degli ultimi cinquant’anni” tra cui Francesco Rosi, Bernardo Bertolucci, Ermanno Olmi, Paolo e Vittorio Taviani, Pupi Avati, Marco Tullio Giordana e Nanni Moretti, sono i temi che ritroviamo trattati da Brunetta in un volume capace di grande sintesi senza perdere capacità di approfondimento e che attraversa tre secoli di storia nazionale in parallelo alla storia del cinema. Le sue conclusioni evidenziano che il principale problema dell’Italia come nazione, ovvero la “mancanza di memoria condivisa”, sia alla base non solo dell’assenza di unità nazionale ma anche di un’epos, ovvero un racconto, partecipato dalla comunità, degli eventi caratterizzanti del passato del paese.

Ma forse è proprio questa assenza di unità a caratterizzare nel profondo il carattere italiano che il cinema, quando ha avuto il coraggio di dire qualcosa sulla Storia e sulle storie del paese, ha saputo ritrarre e insieme costruire, sferzare e al contempo celebrare.

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