Esistenzialisti e mistici, di Iris Murdoch

«Arte e morale sono una cosa sola. La loro essenza è la stessa. L’essenza di entrambe è l’amore. Amore significa comprendere – ed è molto difficile – che qualcosa di altro da sé è reale.» Scrittrice e pensatrice, Iris Murdoch ha messo al centro della propria riflessione i rapporti tra arte e filosofia, nel segno di una rigorosa inseparabilità. Avvicinatasi allo studio dell’etica platonica e kantiana nella convinzione che i problemi filosofici fossero i problemi della sua stessa vita, Iris Murdoch ha costantemente concepito la filosofia come impegno a migliorare il proprio sé e il mondo, e l’«arte buona» – per lei in particolar modo la letteratura – come la guida fondamentale in un cammino verso il bene e la conoscenza della verità, un cammino di chiarificazione, di giustizia, di compassione. Apparsi fra il 1950 e il 1986, i saggi, le lezioni e i due dialoghi teatrali qui raccolti rappresentano gran parte della sua produzione filosofica. Il suo impegno è quello di una lotta per la realtà che, come scrive Luisa Muraro nell’introduzione a Esistenzialisti e mistici (Il Saggiatore), si combatte sul piano etico, politico, teoretico, ed «è pratica artistica, pratica di vita quotidiana, è affare del filosofo, dell’artista, dell’uomo comune, senza soluzione di continuità».

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