Il corpo della politica, di Giorgio Agamben

Al centro della politica occidentale, almeno a partire da Hobbes, sta il corpo: il corpo in carne e ossa dei cittadini e quello artificiale del «grande Leviatano», l’«automa» o il «Dio mortale», formato dai corpi dei cittadini riuniti insieme in un corpo politico. La scissione e, insieme, l’impossibile articolazione di questi due corpi è l’eredità che Hobbes ha trasmesso alla politica occidentale. Il libro di Agamben investiga una dopo l’altra le contraddizioni e le difficoltà in cui il pensiero politico dell’Occidente è rimasto impigliato nel tentativo di costituire un body politic unitario, dalla dottrina teologica dei due corpi del re fino alla teoria della multitudo in Dante e Spinoza e all’essere generico di Marx. E, alla fine, è nella figura dell’esule, in cui corpo naturale e corpo politico coincidono, che queste contraddizioni sembrano ricomporsi. L’esilio cessa così di apparire come una figura politica marginale, per affermarsi come un paradigma filosofico-politico fondamentale, forse il solo che, rompendo la fitta trama della tradizione politica ancora dominante, consentirebbe di pensare da capo la politica dell’Occidente. Le contraddizioni esplodono invece nell’Unione Europea, un organismo che, non essendo altro che un patto fra Stati, manca necessariamente di un corpo politico unitario. Edito da Bollati Boringhieri.

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