Jennifer Guerra / L’amore inclusivo o della rivoluzione

Jennifer Guerra, Il capitale amoroso. Manifesto per un eros politico e rivoluzionario, Bompiani, pp. 126, euro 15,00, stampa, euro 9,99 epub

L’autrice, Jennifer Guerra, nata nel 1995 in provincia di Brescia e laureata in editoria all’università di Milano, si occupa come giornalista professionista (La Stampa, L’Espresso, ecc., ma anche Forbes e Jacobin Italia) di femminismo, tematiche di genere e diritti LGBTQ+. Ha al suo attivo un interessante libro intitolato Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà, sulla centralità del corpo femminile nella società occidentale. La lezione che contiene potrebbe anche essere una base di partenza per capire Il capitale amoroso: “Abbiamo bisogno di recuperare i vecchi concetti femministi e riadattarli al nuovo millennio: il personale che è politico, l’auto-coscienza che passa dal desiderio, la sorellanza. E intanto capire da che parte andare verso il futuro: includere nella lotta le donne trans o non binarie, reinvestire sull’educazione sessuale inclusiva.”

La teoria di Guerra è costruita su solite basi; nell’ultimo capitolo del Capitale amoroso parte dall’esperienza di Aleksandra Michajlovna Kollontaj, la prima donna nella storia a aver ricoperto il ruolo di ministro: più precisamente Commissario del popolo per la solidarietà statale nel primo governo bolscevico, dalla rivoluzione d’ottobre sino al successivo febbraio. Entrò poi in rotta di collisione con Lenin dopo l’armistizio di Brest-Litovsk. L’autrice identifica in Kollontaj l’origine di un ragionamento sull’importanza dell’amore, o meglio del sentimento di amore agape o incondizionato nella costruzione della società nuova dopo lo smantellamento del capitalismo. Questa idea, già disprezzata dai suoi contemporanei (e che Lenin descrisse con le parole “Vorremmo che amare fosse facile come bere un bicchiere d’acqua”), viene da Guerra arricchita con considerazioni derivate dal sociologo canadese John Alan Lee in Colours of Love (1973), riprese nella classificazione del “capitale amoroso” di chi vive in un’economia di tipo liberale, operata da Phillip Anthony O’Hara della Curtin University, Perth, Australia, funzionale a individuare una tassonomia del rapporto tra sentimento amoroso, inteso in senso generale, e condizioni economiche della società.

La conclusione dell’autrice è netta: “L’amore agape rappresenta l’unica alternativa e l’unico argine di resistenza al sistema capitalistico e agli ideali di sopraffazione, individualismo e competizione che lo sostengono” [p. 29]

A partire dalle considerazioni di Marx sul lavoro riproduttivo come funzionale anche alla sottomissione della donna, l’autrice individua nella famiglia monogamica patriarcale un punto di forza di un modello repressivo: il capitalismo premia l’individualismo, l’isolamento e la libertà del singolo a discapito del bene della società, e ne incanala tutte le energie nell’attività produttiva, provocando un diffuso senso di solitudine. Il sentimento amoroso distoglierebbe energie dalla produzione e dal consumo, per questo si promuove con tutti i mezzi una visione cinica secondo cui l’amore è un’illusione che abbaglia gli ingenui, una manipolazione da cui occorre affrancarsi per essere veramente liberi. Ma proprio per la medesima ragione l’amore acquisisce un potenziale rivoluzionario che mette in discussione le basi della società.

Il testo prende in prestito affermazioni da diverse fonti, da Roland Barthes a Erich Fromm, da Lise Vogel a Byung-chul Han, e rappresenta un punto di vista valido e originale nel dibattito su cosa dovrà sostituire il capitalismo agonizzante. Il capitale amoroso costituisce una solida base di partenza per un approfondimento che speriamo seguirà a breve.

 

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