Igort / Storia di Brillo dopo le Silly Simphonies

Igort, Brillo. La guerra degli ovetti (edizione integrale), Oblomov Edizioni, pp. 168, euro 22,00 stampa

Igort, il gran visionario del fumetto, grandissimo pittore se vi basta la definizione e se non appare troppo selvaggia ai benpensanti delle nostrane critiche artistiche. Poco importa, sono talmente numerose le tavole del suddetto, sature di meraviglie poetiche – spesso strazianti – e policromie così dinamiche da chiederci perché il mondo intorno non si decide a imitare un po’ questo signore che ama l’Oriente e i suoni annessi, Redon e l’arte giapponese. Progettista editoriale, animatore, ideatore di una serie di Linus (la rivista, certo, quell’entità apparsa nel 1965 e che non sta mai ferma, fortuna nostra) fra le più belle degli ultimi anni, cosa avremmo senza di lui fra le mani durante le soste sul divano? Non certo i cartonati 21,5 x 30 di considerevole peso, né l’odore della carta – spessa e carnosa Arena Ivory Rough da 140 gr. – da essi sprigionato.

Brillo è un personaggio inventato negli anni Novanta, fra un viaggio e l’altro verso il Giappone, e pubblicato regolarmente sulla rivista Linus quando era diretta da OdB (Oreste Del Buono) ed era facile per lui innamorarsi di certi mosaici coloristici. E tutti insieme innamorarsi di storie dove l’animo umano veniva indagato di pari passo ai paesaggi fantastici: anche quando la Fantasia (con la “f” maiuscola) scorrazzava nei Mari del Sud e lungo le rotte stradali europee – Parigi, Balcani, Transilvania, per dire. Il disegno di Igort spazia accanto ai talenti allucinati e aspri di Grosz e Dix, ma con l’occhio sempre puntato all’arte pioneristica dell’inventare “pupazzi”: un lavoro incredibile che dall’America piombò qui con Popeye, Betty Boop, Krazy Kat, Superman e l’intera famiglia Disney.

Incanto acquerellistico, elementi magici calati in situazioni apocalittiche come la guerra. E la guerra fratricida – inventata in una specie di psichedelico stato di grazia –, immaginifica e per nulla accomodante, sconvolge i protagonisti dei capitoli aggiunti uno dopo l’altro: crudeltà che Igort fa risalite al conflitto dei Balcani, che in quel periodo infuriava e che faceva rabbrividire le famiglie la sera davanti agli schermi TV. Brillo si muove in un mondo sull’orlo della catastrofe, né animaletto senziente e simpatico, né umano perfido e intriso di morte: Brillo nasce come pompiere, di tipo speciale, poiché essendo piromane varca il muro delle contraddizioni e dunque il labirinto delle possibilità – per un artista come Igort – si espande su piste inconcepibili. Il mistero del mondo di Brillo, ora, è sotto gli occhi di tutti: dal racconto minuzioso degli eventi, incrociato fra parola e tratto veloce del pennino, alle grandi tavole dove l’esplosione dei colori e del fantastico sollecitano i nostri piaceri solitari regalandoci finalmente la spiegazione del perché durante l’infanzia ci battesse di più il cuore sui Cristalli sognanti di Sturgeon che sulle ingenuotte novelle natalizie. “Pupazzi desolati sognano”, titola Igort, e non crediate di illudervi ringiovaniti: i tempi futuri di Brillo, dopo le origini, sono ritmati da esplosioni micidiali. Ma la presenza di panorami inauditi e grandiosi gli permettono ancora qualche sorriso. Igort, da par suo, non ci riconsegna giovinezza ma il sempre più raro rimedio chiamato emozione. Quello che alimenta la riserva d’aria dei polmoni e il sapore iper-dipinto delle dimensioni cosmiche.

 

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