Joe Mungo Reed / Quel che nel nostro tempo connette il futuro al passato

Joe Mungo Reed, Futuri terrestri, tr. di Michele Martino, NN Editore, pp. 302, euro 19,00 stampa, euro 9,99 epub

Dal mare della scozia emerge una strana figura. La sagoma è umanoide e sembra essere giunto camminando sul fondale. Si tratta di un ragazzo proveniente dal futuro con informazioni capitali per imprimere una svolta decisiva a un mondo in cui la crisi climatica si fa più minacciosa col passare del tempo e un’idea precisa della persona a cui darla. Si tratta di Hannah, una scienziata che insieme a Red – questo è il nome del viaggiatore del tempo – inizia un percorso che condizionerà il futuro. Il suo, quello del suo pianeta e quello della sua famiglia. Il figlio Andrew si candiderà in politica per portare avanti a modo suo la lotta della madre, mentre la nipote Kenzie riprenderà il lavoro della nonna portandolo avanti non senza compromessi mentre Roban, suo figlio, parte di una generazione che non ha mai visto il pianeta terra, partirà per la missione di una vita che in qualche modo tenterà di chiudere il cerchio aperto da Hannah.

Futuri terrestri è un romanzo di fantascienza costruito sul concetto intorno a cui il genere nella sua totalità si sviluppa: il futuro. E se l’elemento principale che lo radica nel presente è certamente l’argomento della crisi climatica, la riflessione filosofica che conferisce all’opera carattere di attualità e di urgenza è la visione del futuro come elemento che inevitabilmente condiziona il presente. Questo ragionamento è alla base di ogni opera che voglia trattare l’antropocene da una prospettiva significativa. L’impatto ambientale della tecnologia sul pianeta e sulla sua idoneità a ospitare la vita e la civiltà umana pone la questione di ciò che sarà di noi negli anni a venire al centro di un dibattito che sembra non riuscire a cancellare l’ipoteca che il capitalismo, con le conseguenze dei processi produttivi che lo sostentano, ha messo sull’esistenza delle prossime generazioni. Il tempo è limitato e, se non per fermare una biglia sul piano inclinato quantomeno per attutirne l’impatto che l’attende in fondo alla discesa, già nel presente è urgente e necessario che la civiltà umana ripensi quanto prima la propria organizzazione in vista di ciò che l’attende. L’ora deve più che mai lavorare in continuità col domani.

Ed è proprio questa continuità che Joe Mungo Reed racconta. Futuri terrestri è una saga familiare che vede il perpetuarsi di una famiglia nel tempo non solo attraverso la riproduzione e il passaggio dei geni ma proprio tramite la partecipazione, ognuno secondo la propria personale e talvolta conflittuale prospettiva, al lavoro di modellamento del presente in vista di un possibile futuro. La discendenza di Hannah è fatta di esseri umani collocati nel tempo e nello spazio, individui connessi dal filo rosso di un ideale, prima che dalla genetica, si passano il testimone portando ognuno un contributo diverso. Hannah riceve un dono che è una corsa contro il tempo e il suo lavoro è per lo più teorico, di sviluppo. Andrew è un politico che vive di conflitto, sia nel suo lavoro che in famiglia, il rapporto con Kenzie sarà infatti messo alla prova da scelte che lui non approva ma che sono nella natura estremamente pragmatica della figlia, che farà un grande salto e darà la vita a uno dei prodotti integrali del futuro di una terra lasciata alle spalle, nato e cresciuto in un ambiente alieno che lo condizionerà in ogni aspetto della sua vita, primo fra tutti il fisico.

La prosa di Joe Mungo Reed è delicata al punto di essere sfuggente e vive di ritmi lenti e dilatati, che mantengono la tensione a un livello molto sottile senza mai farla esplodere in maniera violenta. Futuri terrestri non ha un passo sostenuto e non vive di strappi, procede lento ma costante in un racconto corale che rappresenta efficacemente l’illusione di un tempo per risolvere le cose che sembra infinito ma termina troppo presto e comunque ben prima di quanto potessimo immaginare, e un rapporto tra presente, passato e futuro come qualcosa di impalpabile ma al tempo stesso persistente.