Le memorie di “His”

Charles Chaplin, La mia autobiografia, tr. Vincenzo Mantovani, Mattioli 1885, pp. 560, euro 27,00 stampa

Da questo libro, pubblicato nel 1964 da Simon & Schuster e apparso in Italia presso Mondadori, venne tratto nel 1992 il film biografico di Richard Attenborough Chaplin (Charlot nella versione italiana) con Robert Downey Jr. Mattioli 1885 lo ripropone ora mantenendo la bella traduzione di Vincenzo Mantovani in un’elegante veste cartonata con sovraccoperta.

La figura di Charles Chaplin è certamente una delle più potenti e ricche di tutto lo spettacolo del Novecento, ma si potrebbe addirittura affermare che trascenda l’arte stessa del cinema per diventare un mito. Chaplin fu capace di trasfigurarsi in un’immagine, un gesto, un sorriso, un simbolo, un ideale. Una traccia della sua universalità, davvero totale e senza paragoni nella storia del cinema, la si può trovare anche nei titoli originali dei suoi cortometraggi, che spesso si riferiscono a lui senza citarlo per nome, ma spesso con il semplice e anonimo (e universalizzante) pronome personale his (His new profession, His musical career, His new job e molti altri).
Quello che da noi è conosciuto come Charlot, in originale quindi non aveva nome se non un rarissimo e semplice Charlie.

Chaplin ripercorre in questo libro tutti i momenti più importanti della sua vita con grandissima capacità affabulatoria e con enorme sensibilità. C’è qualcosa di Charles Dickens nella sua infanzia come appare da questo libro, scritto tra il 1959 e il 1963. È emozionante e davvero commovente ascoltare le parole di Chaplin sulla sua famiglia e la sua infanzia. In pochi anni fu costretto a cambiare casa molte volte, pressato dalle difficoltà economiche della madre, abbandonata dal marito. La povertà che Chaplin conobbe tra la fine e l’inizio del Novecento fu davvero devastante e lo segnerà per sempre. Parallelamente alla sua vita, questo libro narra anche, in un certo senso, la storia della prima metà del Novecento, la vita quotidiana delle persone umili, attraverso due guerre, la crisi economica del 1929, la pace e la rinascita economica.

Gian Paolo Serino, autore di una nuova prefazione, paragona questo libro a un grande romanzo. E lo è, potente, ricco, appassionante, pieno di verità. L’entusiasmo è contagioso, del resto siamo davanti a un libro davvero straordinario, senza dubbio una delle più belle biografie mai pubblicate da un regista. Forse solo Dei miei sospiri estremi (SE, 2017) di Luis Buñuel e Memorie a rotta di collo (Feltrinelli, 2018) di Buster Keaton vi si avvicinano per importanza e densità. Ma in questo My autobiography si trova davvero il cuore di un artista e un uomo straordinario. In questo libro c’è tutta l’umanità di un individuo che ha pagato le sue idee e la sua indipendenza con un lungo esilio da Hollywood e l’impossibilità di lavorare come negli anni d’oro. Una responsabilità, questa, del governo statunitense che si aggiunge a tante altre, nel periodo del maccartismo. A questo proposito consiglio Charlot sotto inchiesta. Un interrogatorio dell’FBI a Charlie Chaplin, un piccolo volumetto pubblicato nel 2019 da Marietti che contiene un estratto delle dichiarazioni che l’artista rilasciò all’FBI.

Alcuni episodi della vita da lui raccontata qui con enorme sincerità sono indimenticabili. La prima esibizione all’età di quattro anni, per coprire la madre cantante che aveva problemi di voce, la prima volta che indossò, quasi per caso, il costume da vagabondo che lo renderà l’attore più famoso del mondo, il primo film sonoro e molti altri. Sono momenti che non si dimenticano facilmente, descritti e narrati sapientemente, con grande sentimento e misura, con una vera voce da scrittore.

La grande corsa di Chaplin nel cinema ebbe inizio nel 1914 con Mabel’s Strange Predicament, per la regia di Mabel Normand e sotto l’ala produttiva di Mack Sennett.
La sua opera di attore e regista, dipanatasi per più di cinquant’anni, è ripercorsa da Chaplin nella sua interezza, senza tacere dei matrimoni e della vita privata, dei rapporti con altre celebrità del cinema o della politica. La narrazione termina nel 1963, quando a Chaplin mancava ancora un solo film, La Contessa di Hong Kong, l’unico suo film a colori, accolto all’epoca negativamente dalla critica ma oggi rivalutato.
Chaplin morirà la notte di Natale del 1977, finalmente celebrato, ricco e soddisfatto di una carriera senza pari ma con ancora negli occhi le lacrime di quelle povere vigilie d’inizio secolo, che anche il lettore conserverà per sempre con sé dopo la lettura.