18 Settembre, 2021

Ófeigur Sigurðsson. Lettere dall’Islanda

Ófeigur Sigurðsson, Jόn, tr. Silvia Cosimini, Safarà, pp. 207, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

Islanda, isola magica e cornice suggestiva. Ecco la perfetta ambientazione di questo romanzo epistolare. Il titolo completo ossia Jόn e le missive che scrisse alla moglie incinta mentre svernava in una grotta e preparava il di lei avvento e dei nuovi tempi, riassume egregiamente l’essenza del libro la cui storia si svolge alla fine del 1700. Il vulcano Katla sta sterminando interi villaggi e inghiottendo interi capi di bestiame, ricoprendo tutto di cenere e lava.

La figura storica del pastore protestante Jόn Steingrìmsson, voce narrante, è realmente esistita. Uomo estremamente colto e curioso, traduttore, appassionato lettore e divulgatore di testi sacri, si offre per una missione esplorativa verso la parte settentrionale dell’Islanda allo scopo di annotare le sue osservazioni riguardo a quello che ormai sta diventando un flagello, ovvero Katla. Questa diventa anche un’ottima occasione per sfuggire alle accuse di omicidio che gli sono state imputate dagli abitanti del suo villaggio, nella parte meridionale. Pόrunn, la sua giovane moglie, era infatti precedentemente sposata con Jόn amministratore di monasterio, di molto più grande di lei. Il matrimonio, contratto per ragioni di convenienza economica, è un fallimento fin dal principio in quanto l’uomo mostra comportamenti nocivi quali violenza, alcolismo e frequentazioni di dubbia moralità. A tutto questo assiste Jόn in silenzio mentre in disparte e lentamente si innamora della moglie dell’amministratore. Quando il corpo dell’uomo viene ritrovato senza vita la ricerca di un capro espiatorio è molto breve.

L’unione dei due amanti è benedetta da un’imminente gravidanza di Pόrunn, anche se partita sotto stelle poco propizie, e le missive, che costituiscono una sorta di diario di bordo del pastore all’inseguimento dei disastri provocati dal vulcano Katla, traboccano d’amore. Il pastore non riceverà mai risposta e il lettore può solo immaginare l’espressione di Pόrunn durante la loro apertura, pur considerando le difficoltà di comunicazione in una zona così impervia e ostile come l’Islanda. “La terra è una creatura vivente. Un corpo. E Pόrunn, che dispiacere aver dovuto lasciare te e la nostra piccola sembianza di Dio che porti nel ventre.” In realtà lo scopo della missione scientifica ed esplorativa di Jόn vuole essere quello di dimostrare che il popolo si sta perdendo spiritualmente e che il vulcano altro non è che un segnale di punizione divina. Occorre tornare sulla retta via prima che la melancolia che ha colpito bambini e adulti si aggravi ulteriormente fino alla disperazione totale.

È importante ricordare che la terra che dava sostentamento alle famiglie, al contempo poteva togliere loro tutto, all’improvviso e senza chiederne il permesso. Ma la volontà dell’uomo sa essere forte e in grado di scontrarsi con la furia degli elementi naturali. Il romanzo vuole essere un omaggio a una figura leggendaria per la storia dell’isola, una magnifica ricostruzione attraverso un linguaggio raffinato e desueto, e la riscoperta di un territorio a dir poco affascinante dal cuore di fuoco e la pelle di ghiaccio. Un’imperdibile occasione per approfondire la nostra conoscenza di un popolo distante solo fisicamente ma che nella sua semplicità sa stupire con una dichiarazione d’amore che svela un legame indissolubile con la propria terra.