Lucie Azema / Un altrove da riconoscere

Lucie Azema, Abbiamo bisogno di un altrove che non c’è. Reincantare il viaggio, tr. di Nunzia De Palma, Tlon, pp. 174, euro 18,00 stampa

“Ciò che non esiste ci aiuta a vivere”: lo sanno bene i devoti, ma anche i lettori, gli appassionati di arte e di cinema, e tutti coloro che hanno cercato almeno una volta un luogo fittizio in cui avventurarsi con il pensiero per consolarsi, per estendere gli spazi della mente o più semplicemente distrarsi dalla vita vera. La frase potrebbe suonare scontata, eppure colpisce con la forza di una freccia che centra il bersaglio, mettendo nero su bianco una sensazione che esce dalla pagina per scuoterci nella sua dolorosa vividezza.

Di certo, però, non tutti ne saranno toccati: non chi riesce a vivere nel qui e ora, gli adepti del reale, di ciò che si può toccare, le persone a cui è sufficiente quello che c’è. Ma in questa visione razionale c’è la negazione di un principio che vale per tutti noi: chi siamo e come viviamo è il frutto delle nostre esperienze, delle nostre relazioni, della lingua con cui parliamo, delle cose che abbiamo e non abbiamo fatto. La vita vera – dice Lucie Azema, giornalista e scrittrice francese – è fatta della nostra interiorità, che non è affatto qualcosa di oggettivo: è indissolubilmente legata agli elementi che non sono esistiti e che non esistono ancora, alla nostra memoria e al nostro vissuto e non di meno, dai luoghi che abbiamo visitato e da quelli che avremmo voluto visitare.

Abbiamo bisogno di un altrove che non c’è è un breve saggio in cui Azema affronta, come dice il titolo stesso, l’idea dell’altrove e di quanto sia stato importante nella storia dell’umanità, quali imprese ci abbia spinto a intraprendere, nel bene e nel male. Lo fa mettendo in relazione il viaggio e l’immaginario, il desiderio di abbandonare tutto e rifugiarsi lontano, in un paese sognato. Nel libro, quindi, si ripercorre la storia del viaggio sin dagli albori, dalla ricerca di un “mondo oltre il mondo” alle Colonne d’Ercole, alle straordinarie missioni verso paradisi perduti concluse in tragedie annunciate, passando per i viaggi in autostop degli hippies che dagli Stati Uniti partivano verso l’Oriente con pochi soldi e tanta voglia di scappare dal proprio mondo, per finire più spesso intrappolati in motel di bassa lega a fare viaggi mentali fomentati dall’ingente assunzione di sostanze psicotrope. Nel raccontarci questi itinerari, ci parla anche delle figure leggendarie partite alla spasmodica ricerca di un altrove lontano, ricco di fascino e potenziale fonte di infinite avventure e che hanno cambiato la storia, o quantomeno hanno avuto un forte impatto nella propria generazione e quelle successive.

Nonostante le disavventure in cui molti sono incappati, un tema di fondo che attraversa tutto lo scritto è un forte sentimento di speranza, di fiducia – a volte forse cieca – in qualcosa di migliore, in una vita più piena, un mondo più giusto, una spinta propulsiva verso un nuovo sé. La stessa autrice, classe 1989, negli ultimi anni ha vissuto tra Libano, India, Turchia e Iran e come dice nell’epilogo, ha sentito dentro di sé la necessità di cercare nuovi luoghi da scoprire e vivere, in compagnia di amici e amiche incontrate lungo il percorso.

Qui celebra la potenza del viaggio, quello reale e quello idealizzato, come aveva già fatto in Donne in viaggio. Storie e itinerari di emancipazione, sempre edito da Tlon, interessante e appassionata raccolta delle vite di viaggiatrici straordinarie che hanno lasciato la loro impronta nella storia. Anche in questo caso, tanti sono gli spunti e le citazioni che invogliano a saperne di più – sarebbe stato interessante approfondire alcuni temi ma sarebbero state necessarie più pagine. La passione e la competenza di Azema, unite alla scorrevolezza del testo, rendono la lettura di questo libro un’esperienza piacevole e capace di far riconoscere il nostro spazio umano.