Lytton Strachey / Molto di più e molto di meno che storico

Lytton Strachey, Ritratti in miniatura, tr. e cura di Mario Fortunato, Palingenia, pp. 300, euro 38,00 stampa

Il Gruppo di Bloomsbury, élite corporea e culturale difficile da immaginare per i più attuali nemici dello sperimentare scritture capaci di smontare conservatorismi regressivi se non reazionari. Tentativi goffi ne esistono, ma oltre a qualche infrazione non si vede nulla in giro. Chi sa quanto fossero spregiudicati questi signori e queste signore più che fratelli e sorelle o amici e amanti? Dal quartiere londinese di Bloomsbury intorno al 1905 lanciarono strali tutti insieme e ognuno per sé come ben si capisce leggendo, per esempio, la biografia di Virginia Woolf. I cultori a questo punto citeranno le pagine di Arbasino a essi dedicati, con tutti gli atteggiamenti e i pas-de-deux connessi perché nessuno vuol farsi mancare niente a proposito di irriverenze e amori divoranti, non solo (soprattutto) letterari.

Dalle vite bloomsburiane con Ritratti in miniatura ci ritagliamo una acida prevalenza della biografia talmente dettagliata da rasentare una polverizzazione della visione ottica. Lytton Strachey è lo “storico” del gruppo, e in questa galleria di vite brevi, tutte realmente esistite, mostra come sia possibile catturare la mondanità gaia (e non) con le mascherature dell’epoca. I Portraits vengono compilati negli anni Trenta del ’900, e prendono di mira con la brillantezza della prosa di Strachey una serie di personaggi narrati nel bel mezzo della Storia e in ciascuna storia personale: i secoli e le epoche vi sono ampiamente rappresentati, volti a noi sconosciuti con altri ancora ben noti.

Aiuta il divertimento intellettuale e visivo la serie di ritratti pittorici che all’interno del libro (non diremo mai abbastanza della perizia editoriale di Palingenia) creano una sorta di pinacoteca che si fidanza amabilmente con l’introduzione di Mario Fortunato. Lo scrittore continua, beati noi, a passeggiare nel giardino di Bloomsbury regalandoci talenti molteplici da incamerare nelle nostre menti provate dagli spuntoni del nuovo secolo. I destini descritti da Strachey e tradotti da Fortunato fanno capire cosa s’intende per digressione applicata alla Storia. Il curatore dei Ritratti senza mezzi termini scrive che non è l’attendibilità storica che bisogna cercare in Strachey, perché egli rifugge dal cliché dell’ideologia. Fortunato si definisce “non accademico”, favoriti noi: finalmente uno scrittore oggi ci indica con sprezzo del pericolo un altro “sabotatore delle idee correnti”.