Maicol & Mirco / A che ora è la fine del mondo?

Maicol & Mirco, La Fine del Mondo Il Manifesto, pp. 80 21,5x29 cm., euro 4,00 stampa

Robert Crumb, Lise & Talami, Shintaro Kago, Zerocalcare, Manuele Fior, Bruno Bozzetto, Zuzu, Alice Socal, Blu. Questi sono solo alcuni nomi del nutrito cast stellare di un progetto curato da Maicol & Mirco per “Il Manifesto”, una rivista popolare di fumetto intitolata “La fine del mondo”, un progetto antologico mensile che raccoglie un numero ingente di storie brevi realizzate da alcune delle figure di spicco, emergenti e veterani, del fumetto italiano e mondiale contemporaneo. Perché rivista popolare di fumetto e non rivista di fumetto popolare? La sfumatura può sembrare di poco conto ma, al contrario, definisce nettamente la proposta di Maicol & Mirco che, in linea con le idee dell’editore della rivista, confezionano un prodotto accessibile dal punto di vista economico, certo non si tratta di una pubblicazione di lusso ma quattro euro non sono molti specie se si vogliono considerare i prezzi dei fumetti al giorno d’oggi, il cui contenuto non ha molto a che vedere con il fumetto popolare. Quel che non c’è è l’accessibilità nella lettura, non ci sono generi come l’avventura e il giallo, non c’è l’intrattenimento puro e avvincente tipico del fumetto popolare. Non che questo sia un difetto, solo una tacita dichiarazione d’intenti e la constatazione di cosa, leggendo “La fine del mondo”, ci si trova davanti.

La linea editoriale della rivista è infatti colta, rivolta a un pubblico tutt’altro che casuale che i fumetti li legge e non semplicemente per passare il tempo ma perché il medium lo capisce, lo apprezza e in esso compie una ricerca che lo porta ad apprezzare la sperimentazione. “La fine del mondo” non propone storie di genere avventurose e di facile leggibilità, ma una lunga serie di esempi, complice il numero esiguo di pagine dedicato a ogni frammento di storia che continua di numero in numero, di dove la ricerca possa portare un autore di fumetti. Una caratteristica che fa da punto debole e punto di forza allo stesso tempo è la varietà fisiologica che caratterizza i progetti antologici, che se da un certo punto di vista offre una panoramica ad ampio respiro su un mondo e una certa trasversalità di base, dall’altra il rischio di scontentare qualcuno è inevitabile. Con storie tanto diverse l’una dall’altra è più che comprensibile trovarne qualcuna che per istinto si salterebbe, anche se la brevità giustifica di ognuna giustifica una lettura integrale della rivista, ma se la lettura non è dettata dal puro piacere, e ha senso che in casi come questo non lo sia, ma da una voglia di tenersi aggiornati e restare sul pezzo, allora il difetto rimane di certo più sopportabile, complice la qualità del cast della rivista.

Ci sono nomi storici come Robert Crumb, uno dei padri del fumetto underground mondiale, e Bruno Bozzetto, veterano dell’epoca d’oro dell’animazione italiana e padre di capolavori come Allegro ma non troppo, Vip – mio fratello super uomo e del personaggio del Signor Rossi. C’è Blu, autore di murales che qui dimostra tutta la sua capacità di sintesi con tavole singole che raccontano tanto con una sola illustrazione. C’è Shintaro Kago, che solo a vederlo nell’elenco degli autori c’è da farsi scoppiare la testa e ci sono una serie di autori italiani molto bravi più e meno conosciuti, tra cui uno Zerocalcare particolarmente in forma.

“La fine del mondo” è un prodotto d’altri tempi, una rivista credibile, di livello internazionale, che interroga una scena con profondità e cognizione di causa. Certo, gli anni di “1984″, “L’Eternauta”, “Bhang” et similia sono lontani, il mondo è cambiato ed è cambiato il fumetto, questo è lampante per i lettori più esperti che il medium lo frequentano da qualche decennio, e forse proprio per questo non è una cattiva idea un’antologia mensile che aiuti un lettore che di certo non ha un patrimonio a disposizione, perché negli anni è cambiata anche la situazione economica, a orientarsi in un mercato di libri costosi che possono certamente riservare grandi soddisfazioni, ma anche grandi delusioni.