Manu Larcenet / Il buio ai confini di un mondo bianco e nero

Manu Larcenet Il rapporto di Brodeck, Coconino Press, pp. 336, 30x20 cm., euro 36,00 stampa

La guerra è finita, Brodeck torna al suo paese dopo lunga prigionia in un campo di concentramento che lascia nella sua psiche profonde ferite che intaccano la sua capacità di vivere in pace. Ma se lui è cambiato, il suo paese – un borgo di campagna sperduto e lontano dalla città – è rimasto uguale nella sua miseria, nella sua grettezza e nel suo vivere di non detti. Brodeck scrive rapporti che spedisce al governo centrale, e proprio per questo i suoi compaesani lo cercano, per redigere il rapporto del delitto efferato dell’Anderer, uno straniero eccentrico e fin troppo curioso, in grado di vedere attraverso coni d’ombra che loro vorrebbero restassero oscuri. Il rapporto che Brodeck si appresta a scrivere lo conduce attraverso molteplici inferni, da quello che è sempre stato il paese in cui vive, a quello che in cui si è trasformata la sua vita. 

Manu Larcenet è un artista immenso, senza timore di esagerazione uno dei più grandi sulla scena fumettistica contemporanea. La sua bravura gli ha permesso di confrontarsi con un classico della letteratura come La Strada, di Cormac McCarthy, e di farne un adattamento a fumetti riuscendo ad aggiungere qualcosa a un romanzo che sembrava completo così com’era, facendo con la sua arte quello che Stanley Kubrick ha fatto, con il cinema, di Arancia Meccanica di Burgess. Larcenet ha la forza del fumettista completo, che racconta con le immagini senza soluzione di continuità con il testo. La qualità dell’amalgama che crea è stellare. E non dimentichiamo la quadrilogia di Blast, pubblicata sempre da Coconino Press.

E se La Strada è un capolavoro, Il rapporto di Brodeck non è da meno. La sinergia di testo e disegni è perfetta, con quei neri pesantissimi che raccontano le persone attraverso i panneggi, la ristrettezza angusta degli spazi chiusi quei volti da contadino, scuri, con la barba spettinata e gli occhi vigili e diffidenti, volti popolani che trasmettono diffidenza, grettezza. I neri di Larcenet inghiottono la tavola così come si vorrebbero nascondere i segreti che Brodeck, poco per volta, porta alla luce. Per contrasto i suoi bianchi raccontano una natura dura e inospitale ma al tempo stesso liberatoria, perché solo quando Brodeck esce di casa a fare la legna, o per eseguire altri lavori in mezzo alla natura, riesce finalmente a stare solo, a pensare e a fuggire per un attimo dalla sua missione e da quel paesino di montagna che lo opprime.

La sua solitudine liberatoria dura poco, perché il paese lo sorveglia e c’è  sempre qualcuno che lo osserva, avvicinandolo per chiedergli a che punto è il suo rapporto, a ricordargli che da esso dipende la sua vita e che non può sgarrare se non vuole finire come l’Anderer, perché quella è la fine che fanno le persone troppo sveglie e curiose in una comunità di gente gretta che sa di esserlo, ma che non ama sentirselo dire. Il paese insomma controlla Brodeck ma forse non ce n’è bisogno perché Brodeck sa che non può scappare, in primo luogo da sé stesso. La sua indagine corre infatti su due binari paralleli, e se uno di essi apre il vaso di Pandora della comunità in cui vive, l’altro corre a ritroso nella sua vita, a ciò che ha dovuto fare per sopravvivere nel campo di concentramento in cui è stato rinchiuso e a cosa è diventato si conseguenza. A cosa gli è costata la possibilità di riabbracciare le persone che ama.

Il dramma di Brodeck è questo, trovarsi sempre in balia di una situazione che non si è scelto e che minaccia costantemente di schiacciarlo, a meno di non accettare compromessi che lo porterebbero sempre un passo avanti lungo la spirale discendente di rinuncia alla propria umanità. Ed è qui che testo e disegni si ricongiungono, in un corto circuito tanto alto quanto disperato, che ricorda al lettore che non si scappa dal nero, che il bianco luminoso e liberatorio è possibile solo a tratti prima che la nostra condizione di morituri che non vogliono morire, di esseri piccoli in balia di un mondo che può annullarci da un momento all’altro torni a ricordarci qual è il nostro posto.