Marco Denevi / In questa storia nessuno si fa i fatti suoi

Marco Denevi, Rosaura alle dieci, tr. Glauco Felici, Sellerio, pp. 268, euro 10,00 stampa, euro 6,99 epub

Camilo Canegato è un modesto restauratore e pittore d’occasione che vive a Buenos Aires nella pensione “La Madrileña”. È un ometto silenzioso e timido, senza famiglia e con quasi nessuna conoscenza, di cui gli altri abitanti della pensione a malapena ricordano l’esistenza se non quando vogliono prenderlo un po’ in giro, così per il gusto di farlo arrossire per un nonnulla. Sarebbe insomma l’ultima persona che dovrebbe suscitare la curiosità altrui, tantomeno il turbinio di pettegolezzi che ha scatenato. Eppure è proprio così: non si è parlato d’altro che di lui per mesi. La signorina Eufrasia, professoressa zitella, la signora Milagros, ipocrita e bacchettona padrona della pensione, le sue figlie che considerano Camilo uno zio attempato, persino l’acculturato e arrogante David Réguel, studente di legge, tutti sembrano improvvisamente interessarsi a Camilo e alla sua vita privata. Quest’uomo insignificante con un nome ridicolo è al centro di una vicenda scabrosa, niente meno che un omicidio dalle tinte fosco-rosa.

Gli eventi di questo romanzo vengono raccontati da cinque personaggi, ciascuno con caratteristica voce, prospettiva e modo di narrare gli eventi. Ognuno di loro sembra parlare con un interlocutore, ma tutti loro finiscono invischiati in un monologo che somiglia a un flusso di coscienza, in cui, oltre a rivelare ciò che sanno della vicenda, rivelano se stessi, le loro piccole ansie e frustrazioni, i loro difetti e la loro umanissima meschinità. In un certo senso, la scrittura di Marco Denevi ha delle affinità con quella di alcuni romanzi di William Faulkner, che usava il flusso di coscienza veicolato da molteplici personaggi, e che immaginava il lettore come colui che detiene un’ulteriore versione degli eventi. Alcuni di questi frammenti sono del tutto al di là del semplice avanzare della trama e mostrano uno stile poliedrico che si adatta alla psiche dei personaggi, a volte divertenti e a volte davvero inquietanti.

Denevi mostra le sue capacità di autore anche nello sfruttare appieno questa scelta narrativa. Ogni pezzo è un’unità a sé, che fornisce nuovi elementi alla vicenda centrale, ma pone anche nuovi interrogativi. Così, la classica domanda del giallo investigativo sulle circostanze si trasforma continuamente, e prende diverse forme in una vicenda in cui poche cose sono quello che sembravano all’inizio. Eppure, nonostante la complessità, l’ultimo frammento riesce a ricomporre in modo elegante e plausibile ciò che fino a poco prima sembrava difficilmente spiegabile. E felice appare la scelta del pettegolezzo come motore del romanzo perché permette di esplorare in profondità la pochezza di spirito e l’incompetenza umana, tematiche care all’autore.

Marco Denevi è nato nei pressi di Buenos Aires nel 1922. È stato autore di romanzi, pièce teatrali e saggi, oltre che pianista e avvocato. Rosaura alle dieci è stato il suo primo romanzo e ha vinto il premio Kraft, oltre ad avere ottenuto un grande successo di pubblico e critica. È stato tradotto in molte lingue ed è stato adattato per teatro, cinema e televisione. I suoi titoli sono stati tradotti in Italia dall’editore Sellerio, come il noir Cerimonia segreta, da cui il regista inglese Joseph Losey ha tratto l’omonimo film con Elizabeth Taylor, Mia Farrow e Robert Mitchum, e Assassini dei giorni di festa, portato sullo schermo da Damiano Damiani e interpretato da Carmen Maura.

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