Ricorrendo subito a una dichiarazione assiomatica, per poi verificarne la portata, l’omaggio letterario appare come un genere astigmatico: più l’opera omaggiata è vicina – e, s’intende, canonicamente ingombrante – meno la scrittura sarà derivativa, e viceversa. Nel primo caso, con ogni probabilità il più interessante, rientrano allora quelle scritture che partono da un’idea di omaggio letterario e diventano indagini, magari on the road, e sicuramente a tutto campo, come il percorso calviniano di Marino Magliani: già evidente in Il bambino e le isole (un sogno di Calvino) (66thandthe2nd, 2023), l’itinerario continua ora con una nuova uscita della collana Passaggi di Dogana di Giulio Perrone editore, In Italia con Italo Calvino. La traiettoria di uno sguardo, firmato a quattro mani con lo scrittore e traduttore Alessandro Gianetti.
Il punto di partenza è simile, ovvero un’intervista di Duilio Cossu, amico di scuola di Calvino, in cui si raccontava di uno dei primi progetti di scrittura dell’autore, ancora adolescente. Quel racconto di Calvino si sviluppava attorno al vagabondaggio di un bambino lungo i binari della ferrovia di un paese ligure, mai attraversati per non contravvenire alla regola data dai genitori. Una simile sorte d’erranza, nel nuovo libro di Magliani e Gianetti, tocca a Ramón, personaggio finzionale che è coetaneo di Italo Calvino e suo conterraneo, proprio come Magliani. Dopo la morte dello scrittore e intellettuale, appresa sui quotidiani, Ramón si costruisce un itinerario ben più preciso, per ripercorrere alcuni luoghi calviniani da Torino a Roma, con tappe fondamentali nella Liguria di Magliani, appunto, e anche nella Toscana di Gianetti.
È infatti il percorso per così dire tirrenico – ligure e tirrenico – a prevalere, nella prospettiva di un Ramón cui interessa meno l’aspetto canonico e canonizzato dell’opera di Calvino, rispetto alla possibilità di vedere con i propri occhi i luoghi che hanno alimentato l’immaginazione dello scrittore, amico di infanzia, nonché il luogo della sepoltura, nel cimitero di Castiglione della Pescaia, cui sono dedicate le pagine forse più intense del volume. Quello di Ramón è, in altre parole, l’approccio di chi legge Calvino, più che quello di chi ne studia l’opera secondo le regole e anche le limitazioni dell’analisi letteraria, arrivando così ad accendere anche la propria immaginazione: «poche volte», come si legge nel libro, «si danno le condizioni per una lettura così perfetta: solo i traduttori e i biografi percepiscono così da vicino i testi su cui lavorano, ma accadrebbe più spesso se i personaggi dei romanzi potessero leggere le storie che vengono raccontate su di loro senza chiedergli il permesso».
Al di là della fine di questa citazione, che ricorda il livello metaletterario di alcune sperimentazioni postmoderne – dalle quali, tuttavia, il presente volume si tiene ben distante – il nuovo moto di avvicinamento a Calvino del personaggio di Ramón permette di riscrivere, in quanto “scrivere ex novo”, i luoghi e le narrazioni propri tanto della biografia quanto dell’opera dell’autore. Pur essendo un moto prettamente immaginativo, ciò non estremizza le possibilità della letteratura combinatoria, peraltro cara a Calvino: non si tratta più di “Se una notte d’inverno un viaggiatore…”, ma forse di “Se in Liguria e in Toscana un viaggiatore…”
Anzi, ciò consente di guardare più a fondo a Calvino e scovare una duplicità che risolve l’astigmatismo dell’omaggio letterario citato all’inizio, specie se dedicato tanto alla vita quanto all’opera dell’autore, in una sorta di diplopia, tuttavia sempre lucidissima: «Di Calvino l’aveva sempre affascinato il fatto che fosse cittadino italiano, scrittore e intellettuale, uno che sembrava vivere almeno due volte, in parallelo, la prima nell’universo di tutti e la seconda in un cosmo tutto suo che col primo dialogava, discuteva e magai litigava; uno che insomma sembrava saper dove si trovasse, da che parte stare, in virtù di ragionamenti che si sviluppavano mentre la vita scorreva; come quella di tutti fatta di lentezze, entusiasmi e inciampi, ma schiarita da una manciata d’idee pure».


