Nel 1984 il gruppo punk californiano dei Dead Kennedys riadattò una canzone che aveva dedicato qualche anno prima al Governatore Jerry Brown, con un testo nuovo che attaccava ferocemente Ronald Reagan, già Governatore della California per due mandati negli anni Sessanta, e da poco rieletto per un secondo mandato come presidente degli Stati Uniti. La canzone si intitolava California Uber Alles, e in essa si delineava proprio lo scenario che stiamo vivendo in questi giorni, lo scenario di un’America fascista, anzi nazista. Nel 1984, come recitava il titolo dell’EP, la situazione stava peggiorando: “We’ve Got a Bigger Problem Now”. Ascoltando la hit dell’album, dopo una lunga e accattivante intro swing, all’improvviso esplode un urlo disumano, seguito dall’invettiva pronunciata da Jello Biafra:
“Welcome to 1984! / Are you ready for the Third World War? / You, too, will meet the secret police / They’ll draft you and they’ll jail your niece / You’ll go quietly to boot camp! / They’ll shoot you dead, make you a man / Don’t you worry; it’s for a cause / Feeding global corporations’ claws / Die on our brand-new poison gas / El Salvador or Afghanistan / Making money for President Reagan / Making money for President Reagan! / And all the friends of President Reagan! / California Uber Alles / California Uber Alles”
Si potrebbe tranquillamente sostituire il nome di President Trump nel testo della canzone, e il suo messaggio distopico e apocalittico non perderebbe nulla della sua forza, anzi… Già nel 1976 il gruppo rock californiano dei Residents, di cui si sospetta abbia fatto parte Thomas Pynchon, uscì con un disco che si intitolava The Third Reich ‘n’ Roll. Vi ricordate la famosa battuta sui nazisti dell’Illinois in The Blues Brothers? (1980): “Io odio i nazisti dell’Illinois” dice John Belushi. All’epoca la battuta faceva ridere per l’assurdità della situazione, l’esistenza di milizie naziste in America, in Illinois. Poi, con il passare del tempo la battuta è diventata sempre meno efficace, dopo aver visto scene agghiaccianti come il massacro di Charleston (2015), e film come American History X (1999), con Edward Norton. Il riso degli spettatori si è progressivamente attenuato, o allargato fino a diventare un ghigno malefico, da Joker, man mano che si andavano affermando le Milizie antitasse, il movimento del Tea Party, il movimento MAGA, ecc.
In questo suo nuovo libro, Buio Americano, lo storico Mario Del Pero, professore di Storia Internazionale e di Storia degli Stati Uniti presso l’Institut d’études politiques – SciencesPo di Parigi, affronta di petto quello che è diventato il centro dell’interesse degli storici e dei commentatori a livello mondiale, sarebbe a dire i possibili sviluppi della seconda presidenza Trump, che ha già sconvolto quasi tutti gli equilibri di potere e i rapporti di forza che si erano consolidati negli ultimi settanta anni. Ne viene fuori un ritratto estremamente documentato di quella che si annovera a buon diritto tra le presidenze “trasformative”, cioè quelle presidenze che hanno cambiato profondamente l’America e il suo assetto istituzionale. Tra i sintomi che destano maggiore preoccupazione ci sono lo scontro aperto tra il potere esecutivo e il potere giudiziario, le brutalità quotidiane compiute dall’ICE, le deportazioni, le incursioni nelle roccaforti democratiche, ecc.
Ogni capitolo di questo studio, essenziale per chi vuole comprendere le ragioni profonde della vittoria di Trump e le sue modalità brutali di gestione del potere, parte da alcuni dei più famigerati post su Truth del Nuovo Presidente, dei post in cui, accantonata qualsiasi prudenza istituzionale, Trump accusa gli esponenti dem di essere dei dem-enti, dei veri e propri malati di mente, e si prodiga a diffondere a piene mani quel clima di odio che rischia di innescare, prima o poi, una vera e propria guerra civile. Giustamente Del Pero – uno dei più autorevoli americanisti del nostro tempo, formatosi sui banchi delle aule bolognesi di Via Zamboni 38, in cui si svolgevano i corsi di Storia contemporanea – accantonate le consuete cautele dello storico, si chiede cosa potrebbe succedere se uno qualsiasi degli immigrati irregolari o degli spacciatori ricercati dall’ICE dovesse reagire un giorno sparando un colpo di pistola e uccidendo uno degli agenti federali. Le conseguenze sarebbero certamente imprevedibili ed estremamente sanguinose.
Del Pero ci fa toccare con mano l’odio e il risentimento middle-class bianca impoverita, gettata sul lastrico, dalla crisi dei mutui subprime del 2008. Un’America bianca espropriata del suo bene più prezioso, la casa, l’America rurale della Hillbilly Elegy (2016) di J.D. Vance, inferocita contro le minoranze etniche che, a suo parere, hanno goduto in questi anni di maggiori garanzie rispetto ai bianchi, oltre che di accessi privilegiati nelle università più prestigiose. Ecco dove la campagna d’odio di Trump ha avuto gioco facile, ecco dove le teorie complottiste di QAnon e del movimento MAGA hanno fatto presa, determinando la vittoria di uno dei Presidenti più eversivi della storia. Quando Trump si affacciò per la prima volta sulla scena politica, molti lo paragonarono al confidence-man di Herman Melville, al dealer che, sotto diverse identità, cerca costantemente di mettere alla prova la credulità e la fiducia del prossimo. Adesso invece che siamo in pieno secondo mandato, Trump è diventato il Joker, il Lord of Misrule (cit. “New York Times”), è diventato il clown Pennywise che sbuca dal tombino…
“Da noi è impossibile che arrivi il Fascismo, è impossibile che il Fascismo prenda il potere”, dicevano in tanti nell’America degli Anni Trenta. Eppure è accaduto, sta accadendo. A Washington si rappresenta ogni giorno questa svolta inaspettata nella Storia, lo stravolgimento delle regole tipico del carnevale, ma non è più questo che sovverte una volta l’anno le regole del Potere; è diventato la messa in scena di un potere che cerca una sua ulteriore legittimazione proprio nella sovversione costante delle più elementari regole della convivenza civile e democratica. Viviamo in un eterno carnevale, in cui il Re Carnevale si diverte costantemente a deridere e insultare i suoi avversari, a inondarli di escrementi, come abbiamo visto in uno dei video fake più cattivi inventati dalla macchina della propaganda di Trump.
Buio Americano di Del Pero è un prezioso strumento per capire quali sono le ragioni profonde della torsione autoritaria in atto e quali potrebbero essere i suoi possibili esiti. Nella visione di Del Pero non si prevede un esito catastrofico di questa involuzione autoritaria, ma è chiaro che basterebbe un minimo incidente e gli scontri tra l’ICE e i manifestanti nelle grandi città a maggioranza democratica potrebbero facilmente degenerare. Sarà la fine dell’America come la conosciamo, oppure l’inizio della sua ennesima rigenerazione attraverso il sangue e la violenza? Ricordate il messaggio stampato sul camion del Joker che combatte contro le Forze dell’Ordine ne Il Cavaliere Oscuro (2008) di Christopher Nolan? “(S)laughter is the best medicine”? Il massacro è la migliore cura. Adesso il Joker non deve più combattere contro le forze dell’ordine, adesso lui è a capo delle Forze dell’Ordine. ll Joker è di nuovo a piede libero, è salito sul più alto scranno del potere, la presidenza degli Stati Uniti d’America, e non vede l’ora di esibirsi in una oscena danza sulle macerie del suo Paese.


