Werner Herzog / Le formiche fanno sogni profetici

Werner Herzog, Il crepuscolo del mondo, tr. Nicoletta Giacon, Feltrinelli, pp. 114, euro 14,00 stampa, euro 9,99 epub

Ha un titolo magnifico questo romanzo di Werner Herzog, che si addice ai tempi in cui viviamo, anche se racconta una storia di molti anni fa. Una storia fuori dal tempo raccontata dallo sguardo visionario del regista tedesco. Affascinato da personaggi eccentrici ed estremi, siano di fantasia, come Nosferatu o Aguirre, o realmente esistiti o esistenti, come Gesualdo da Venosa, Klaus Kinski, Reinhold Messner, non sorprende che si sia appassionato alla vita di Hiroo Onoda, forse il più famoso soldato fantasma – come sono stati chiamati i soldati giapponesi che non si arresero alle forze alleate e continuarono a nascondersi per anni o decenni nelle isole indonesiane e filippine – che per trent’anni visse nascondendosi nella foresta tropicale dell’isola di Lubang. A Herzog, che conobbe personalmente Onoda nel 1997, non interessa l’eroe, il soldato fedele, l’esaltazione del militarismo e del samurai, ma l’uomo e le sue debolezze, la contemplazione di sé stesso e della natura, il confronto tra natura umana e natura, il sentire, l’immaginazione tra sogno, realtà e allucinazione. E l’avventura, certo.

La memoria avrebbe potuto andare ai romanzi di Mario Rigoni Stern, invece mi sono tornati in mente alcuni “piccoli eroi” raccontati in Andare per uccelli con il vischio (Scheiwiller, 1969), trattatello eccentrico di Amedeo Giacomini. Personaggi lontanissimi per luoghi, tempi e situazioni da quelle vissute dal tenente Onoda, ma con una sensibilità comune, quella che nasce solo stando fermi immersi nella natura, in silenzio, in balia di tutte le intemperie, in ascolto. “Onoda, però, trascorrerà i lunghi anni successivi a studiare il modo in cui le creature si difendono nella natura: le falene che diventano invisibili mimetizzandosi nella corteccia degli alberi, i pesci che adattano il loro colore ai ciottoli del fondo del fiume, gli insetti che si confondono con le foglie verdi degli alberi […] Depistaggio, stratagemmi, mimetizzazione, tutti elementi che Onoda vuole imparare dalla natura […] Invece di andare a un attacco frontale impugnando la bandiera, Onoda vuole rendersi invisibile, diventare un sogno impalpabile, una foschia gravida di pericolo che si disperde, una leggenda”. Le esistenze “epiche” del singolo hanno sempre attratto Herzog più di quelle collettive (mi sono spesso domandato cosa pensi di Max Stirner e del suo “unico”).

Su un’isola grande poco più che Pantelleria, “nei quasi trent’anni della sua guerra solitaria, Onoda sopravviverà a un totale di centoundici imboscate” dell’esercito filippino e continuerà a chiedersi, anche dopo la sua resa, avvenuta nel 1974, se quei trent’anni erano stati solo un sogno. Il libro tocca i momenti più alti quando Herzog non racconta Onoda ma si immedesima in lui immaginando le giornate in quei lunghissimi anni. “Era stato un sonnambulo, per tutti quegli anni, o aveva sognato, allora, l’oggi, l’adesso? Spesso a Lubang, si era posto questa domanda. Non c’era nessuna prova che quando era sveglio fosse sveglio, e nessuna prova che quando sognava stesse sognando. Il crepuscolo del mondo. Le formiche, quando per ragioni misteriose si fermano, muovono le loro antenne. Fanno sogni profetici. Le cicale gridano all’universo. Nel terrore delle notti, un cavallo dagli occhi incandescenti fumava sigari. Un santo lasciò un’impronta profonda nella roccia su cui aveva dormito. Gli elefanti, di notte, sognano in piedi. Di notte, nei sogni febbrili le rocce vengono sospinte su per le montagne incandescenti di rabbia. La foresta si contorce e si estende come bruchi che vagano, in salita e in discesa…”. “Dove inizia ciò che è tangibile, reale, e dove comincia il ricordo che ne conserviamo?”. “…che dire di tutte le distanze che aveva percorso all’indietro per ingannare il nemico? Anche il passo a ritroso era un passo nel futuro”. “Il dolore, sosteneva, non era qualcosa che la memoria, nella sua grazia intrinseca, permette di conservare”. Ci sono momenti di grazia anche in questo libro imperdibile. Imperdibile soprattutto per chi ama i film di Herzog e Sentieri di ghiaccio, indimenticabile primo romanzo di questo inclassificabile visionario.

Postilla. La vicenda di Hiroo Onoda è stata raccontata anche da altri scrittori, tra cui Carlo Lucarelli e Beniamino Di Dario e da Onoda stesso in Non mi arrendo, pubblicato da Mondadori, 1975 (con altro titolo pare sia stato ripubblicato dalle ripugnanti Edizioni di Ar, ovviamente con interpretazione e intenti coerenti alla repellente ideologia di riferimento). Del 2021 è il film Onoda. 10.000 notti nella giungla di Yuya Endo e Kanji Tsudaè.

 

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