27 Ottobre, 2021

Mary Gaitskill / Sguardi e narrazioni prima e dopo il #MeToo

Mary Gaitskill, Questo è il piacere, tr. Maurizia Balmelli, Einaudi, pp. 96, euro 15,00 stampa, euro 8,99 epub

Quin è un affermato editore, un uomo elegante e affabile che lavora da sempre con le donne, supportandole ogni qual volta gli sia possibile. Margot, sua amica e collaboratrice lo sa bene. Hanno un bel rapporto di amicizia, si stimano pur consapevoli dei reciproci difetti. Inizialmente anche Margot, come molte altre donne, ha subito il suo fascino di uomo gentile, della sua mente acuta e dei suoi modi suadenti. A differenza di altre che gli gravitavano attorno non si è mai spinta oltre i limiti da lei ritenuti invalicabili; probabilmente è stato anche il netto rifiuto di lei a contribuire a cementare il rapporto complice e duraturo che li lega. Dopo tanti anni di conoscenza si prendono in giro a vicenda e ridono insieme delle uscite improbabili dell’uomo, così come fa Margot anche parlando con il marito, non senza qualche episodico commento di bonaria disapprovazione.

Quando l’amico viene accusato di molestie sessuali per la prima volta, Margot rimane sconcertata. Le sembra una cosa assurda. Certo, Quin ama le donne ed è abituato alla caccia, ama molto giocare con loro ogni volta che può. Ma lei è certa che non sia il tipo d’uomo che impone il proprio volere, implicitamente crede che non ne abbia nemmeno bisogno. Forse però è proprio in quel momento, proprio a causa delle denunce che cominciano a sommarsi, della presa di distanza operata da molti nei suoi confronti, che la donna realizza un importante tassello mancante: Quin è un uomo di potere. Il suo potere ha molte implicazioni e il fatto che lei non se ne consideri succube non significa che questo non esista.

La narrazione si alterna tra Quin e Margot e i loro punti di vista, che ci raccontano le loro vite e la loro visione personale delle cose. Nonostante la brevità del romanzo, le due prospettive rendono perfettamente l’essenza di un mondo, con la sua mentalità, le credenze e le abitudini che lo hanno fatto rimanere a lungo immutato e immutabile.

Questo è il piacere si colloca in modo incisivo nel panorama complesso sviluppatosi in seguito alla nascita del movimento MeToo, dal quale sono partite numerose denunce di molestie e di abusi sessuali in diverse industrie, a partire da quella cinematografica ed estesesi poi a diversi ambiti. Il movimento ha costituito un punto di cesura per molte persone, una linea netta rispetto al modo di vivere e concepire le relazioni uomo-donna e gli equilibri di potere come erano stati considerati fino a quel momento. Come spesso accade, ha infastidito molte persone che hanno condannato le denunce come affari di poco conto e ridicoli tentativi di ottenere breve notorietà. In Italia il movimento è arrivato facendo molto rumore rispetto agli Stati Uniti, dove invece ha avuto grande risonanza. Nonostante le divisioni da stadio che si sono create in tutto il mondo, non credo che questo romanzo possa essere ritenuto un’apologia del machismo. La sua rilevanza è nell’essersi posto senza remore “nel mezzo” senza spiegare le proprie ragioni. È chiaramente scritto da una donna oltre la mezza età, che ha vissuto in prima persona dinamiche da sempre considerate una fastidiosa necessità da sopportare, che le ha assorbite come normalità, ma che ha l’intelligenza e la sensibilità necessaria a comprendere che il proprio punto di vista non possa essere l’unico valido.

C’è un’ambivalenza in Margot, nei suoi pensieri e nella sua frustrazione, nel suo modo di cercare di trascendere il proprio sguardo viziato dall’affetto che prova per Quin, dal suo carattere e dal suo modo di vivere che è perfetta espressione dell’incertezza dell’autrice stessa e soprattutto specchio del turbamento di una generazione che si ritrova a fare i conti con la messa in discussione di questioni da sempre taciute di comune accordo da un parte e dall’altra, ritenute un male minore dalle riceventi e comportamenti accettabili da chi li perpetrava. La maggioranza ha scelto l’attacco come difesa, gli uni sminuendo la gravità delle accuse, gli altri condannando senza un processo e senza possibilità di appello. Pochi hanno silenziosamente cercato una riflessione fruttuosa, si sono interrogati sulla complessità e credo che questo libro sia uno spunto utile a tutti per cominciare a pensare.

Mary Gaitskill, statunitense, ha esordito con la sua prima raccolta di racconti nel 1988, a 33 anni, dopo aver tentato per parecchio tempo di trovare un editore. Tradotto in Italia nel 1989, Bad Behaviour è stato scritto nel corso di cinque anni, racconta storie di uomini e donne considerati relitti della società in perpetua battaglia con la solitudine, la violenza, le difficoltà e le “stranezze” quotidiane di un mondo pronto a divorarli e subito sputarli fuori. Ha ricevuto subito una discreta attenzione in virtù della crudezza della sua narrazione, e l’autrice soprannominata inizialmente “regina del perverso” per l’apparente compiacimento nel descrivere con minuzia di particolari i dettagli più scabrosi della vita dei suoi personaggi.

Interessante come il suo esordio arrivi dopo una vita movimentata: una fuga da casa da adolescente, trasferimenti tra stati e città arrabattandosi tra vari lavori di fortuna, per poi ritornare e frequentare il corso di giornalismo al college in cui insegnava suo padre, iniziando nel frattempo a scrivere. Di certo il percorso di Gaitskill è stato elemento fondamentale nel creare il proprio modo di osservare il mondo e di descriverlo. La sua vita e la sua personalità, come spesso accade, si riflettono in maniera evidente negli scritti. Non parla di sé ma inevitabilmente ciò che ha vissuto si insinua tra le righe e ci trasmette una precisa visione del mondo.

Dai primi anni ’90 in poi ha scritto tre romanzi: Due donne, grassa e magra, Veronica, Velvet (The Mare), altre due raccolte di short stories e due saggi, guadagnandosi un’ottima fama negli Stati Uniti e traduzioni dei suoi libri in diverse lingue. Nel corso degli anni i suoi personaggi hanno seguito i cambiamenti della sua scrittura. Dai “rottami” e i pervertiti dei primi scritti si è passati a uomini e donne con abiti inamidati che lavorano in uffici, che hanno ruoli prestigiosi ma che non sono poi tanto diversi da chi vive sulla strada, soprattutto quando si ritrovano a dover fare i conti con la propria interiorità – non hanno comunque “vita facile”. Sono tutti essenzialmente soli e alla ricerca di palliativi che permettano loro di non pensare alla propria vita. Anche nelle loro perversioni si assomigliano, così come nella loro spasmodica ricerca dell’altro e di se stessi, eppure non riescono a curare i loro tormenti. La solitudine è un sentimento ampiamente trattato dalla letteratura, ma non è trattato sempre allo stesso modo.

Gaitskill non ne parla in maniera esplicita, non indulge nell’autocommiserazione, piuttosto parte dalla consapevolezza di cosa la solitudine possa significare. In un’intervista, alla domanda su che cosa l’avesse spinta a diventare una scrittrice ha risposto che voleva comunicare e creare una connessione con altre persone, cosa che le è sempre sembrato di non essere in grado di fare. Questo senso di alienazione è comune a non pochi autori e artisti in generale, quasi una conditio sine qua non per esprimersi in maniera efficace. Funziona proprio perché è una sensazione comune ma loro sono i pochi a essere in grado di metterla per iscritto e trasmetterla a chi legge. La solitudine di uno diventa sentimento universale, il paradosso è il suo accomunare tutti facendoli allo stesso tempo sentire irrimediabilmente diversi. Non riusciamo a vedere che in realtà siamo tutti uguali nel sentirci soli, e cerchiamo disperatamente di guarire da questo sentimento che guida le nostre azioni e che spesso porta a gesti sconsiderati. In un mondo che disprezza la fragilità e le debolezze Gaitskill, come altri autori di spessore, rende queste azioni parte integrante della propria narrazione, sbattendo in faccia al lettore che non c’è alcun luogo in cui rifugiarsi. Ritrovarsi irrimediabilmente faccia a faccia con la propria umanità è l’incubo da cui non possiamo fuggire. È forse questo elemento, oltre allo stile scorrevole e alla capacità espressiva, a rendere la sua scrittura interessante e magnetica. Di certo è ciò che la rende un’autrice da leggere con attenzione.