Massimo Palma / Chi è Anne Frank, cos’è la memoria

Massimo Palma, Olanda, 1945. Anne Frank e i Neutral Milk Hotel, Nottetempo, pp. 157, euro 15,00 stampa

Come il disco di un gruppo – dapprima sconosciuta e poi “misteriosa” band di culto – dalla periferia americana dei Novanta faccia arrivare addosso gli echi (e ben di più) di Levi, Roth, Sebald, Kafka, raccolti intorno a Anne Frank: la storia più terribile del Novecento, i mostri della Shoah e il chiuso dell’appartamento-rifugio (l’Alloggio segreto di Amsterdam) si ricollocano dialogando con gli spettri d’oggi. In the Aeroplane over the Sea, disco dei Neutral Milk Hotel, fuoriesce dall’oblio parlando all’ombra di Anne Frank, medium che un certo Jeff Mangum, autore di brani e testi, trasforma in immagini popolari, seguendo le trame hipster di un’epoca. Storia fuori dal mercato già allora, figurarsi oggi se non fosse che Massimo Palma, seguendo studi di filosofia politica e poesia (il suo Movimento e stasi, versi per il G8 di Genova ha vinto il premio Franco Fortini nel 2021) oggi agisce con questo libro che agita ombre e tempi nostri evocando nelle funebri reti europee (quanto mai nere e strette) le parole potenti di quegli scrittori che “avevano capito il mondo” e che ci hanno spiegato come fosse possibile non capirlo più (Benjamin Labatut ci si è appassionato, appassionandoci).

E dunque l’alto Philip Roth e l’italiano Primo Levi vanno un po’ in giro fra i macchinari di Settimo torinese (settembre 1986), al pari di Kafka pensano che i fantasmi abitino le loro case quando mettono su carta le storie, e tutto è contaminato, nessuno pensa di ripulire questo commercio. Kafka: per Zuckerman, voce narrante di Roth nello Scrittore fantasma, sembra un fratello maggiore di Anne Frank, e lei come sorella minore viene tolta da quelle stanze di Amsterdam piene di oggetti e sudore, con la famiglia. Seguendo Palma diventa tutto terribilmente chiaro: l’aria afosa sotto i soffitti bassi tiene insieme Franz e Anne, lo capisce Roth e così come per Levi in queste singolarità possiamo noi specchiarci. Commozione per la singola ragazza, e per colui che è punito (il Processo) di una colpa non commessa.

Secondo Sebald pare che Kafka avesse orrore della riproduzione fotografica della realtà, con tutte le probabili mutazioni con sé portate da ingrandimenti e duplicazioni di spazi e persone. Presenze in mezzo a esseri umani, morti in attesa di congedo e fantasmi di sé stessi come dovette sentirsi Kafka. Poco prima delle leggi razziali, Kafka già si avviava verso un fantomatico ritratto “dallo sguardo d’oltretomba”. Evidentemente la distruzione naturale avviene per molte vie. Perfino la memoria è per Sebald sede di svuotamento. Già in Celan il rimosso della memoria si estende all’intera Shoah. Come in una trincea è lì che si spezza l’interezza dei versi, questo dimostra l’opera del poeta bucovino.

E Mangum e soci, eccentrici al quadrato, nel loro disco assecondano la visione di Sebald. Un progetto umano, cresciuto in terra nel pieno della polvere cinquanta anni dopo la fine del volto di Anne Frank, cancellato nell’immagine di copertina (un tamburello al posto della faccia ritratta nella cartolina originaria) del disco. Palma ricorda poi che fu Cinthia Ozick a chiedersi, una decina d’anni dopo sul New Yorker, chi sia Anne Frank. Il confronto con le rappresentazioni stucchevoli appioppate alla fanciulla “nascosta” è radicale, una deriva sentimentale che pesa sull’interruzione forzata della realtà di Anne.

Olanda, 1945 versa nel lettore la materia oscura di un secolo aprendo spazi (forse varchi) di comprensione, dove smette di agire l’allergia scatenata da una data del Novecento che annulla tutti i riferimenti illuministi e carica la patologia d’ogni sua responsabilità disumana. L’occhio oltrepassa i valori simbolici, affonda nella dura terra e prende con sé la vergogna che Levi scoperchiò sulle nostre teste dal suo sentire. Vietato sognare nei lager, sognare di mangiare, mentre “incubi di realtà” è tutto quel che c’è. Precisa Palma seguendo Levi a riguardo: rivestire i fatti di parole è un fallimento, dunque un inabissarsi. È lo spettro di Annelies Anne Frank, già stata carne e ossa, ad agire in tutti noi: lo sapevano Roth e il suo doppio Zuckerman sospesi in attesa dell’abbraccio di una donna (non troppo oltre l’età di bimba) nello Scrittore fantasma. Lo scandalo della Shoah fra le pareti familiari, le molte affinità con Kafka, la scorrettezza finale che ci accomuna, fantasmi fra fantasmi. A questo il libro attinge, ben più di un riverbero non soltanto perché sono esistiti i Neutral Milk Hotel ma perché ogni descrizione del mondo liberale e democratico ha in sé la palude del trauma e il seme mai schiuso del fallimento.

 

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