Muriel Spark / Gioventù nel clima morale di una guerra

Muriel Spark, Ragazze squattrinate, tr. di Monica Pareschi, Adelphi, pp. 147, euro 18,00 stampa, euro 9,99 epub

Originariamente pubblicato nel Regno Unito nel 1963 e arrivato in Italia come Le ragazze di pochi mezzi (Mondadori, 1999), The Girls of Slender Means di Muriel Spark torna nel mercato editoriale italiano con il meraviglioso quanto accattivante titolo Ragazze squattrinate, edito quest’anno da Adelphi con una traduzione di Monica Pareschi. Oltre che accattivante, trovo l’aggettivo ‘squattrinate’ non solo perfettamente adatto al contesto del romanzo, ma oltremodo evocativo dell’umorismo e della leggerezza narrativa di Spark.

Il May of Teck Club è un palazzo londinese, situato nelle vicinanze dei Kensington Gardens, che ospita ragazze sotto i trent’anni che si trovano a Londra per lavoro, “per offrire sicurezza economica e protezione sociale alle signorine di pochi mezzi”. Il romanzo si apre nel maggio del 1945, con la vittoria inglese contro i nazisti. Nel furore della guerra, le ragazze del May of Teck Club si trovano in balia dei razionamenti: a ognuna, come per il resto del Regno Unito, era concesso fare acquisti sulla base del numero di bollini che veniva loro dato. Non era inusuale che molti dei bollini venissero usati dalle ragazze del May of Teck non per generi di prima necessità, ma per vestiti; talvolta venivano scambiati in cambio di favori. La tipologia di merce veniva pesata non solo sulla base del valore del prodotto, ma anche della sua utilità. Un esilarante esempio viene dall’uso della finestra del bagno del palazzo, utilizzata per uscire di nascosto solamente da chi era abbastanza snello, o da chi possedeva i prodotti necessari per scivolarci attraverso: «le razioni di sapone erano scarse come quelle di margarina ma erano più preziose, perché la margarina dopotutto faceva ingrassare. La crema per il viso costava troppo per sprecarla nell’impresa della finestra».

Il clima bellico inglese di quel periodo, per le ragazze del May of Teck, rappresentava anche il tempo della gioventù. A eccezione del trio di donne più anziane, che incarnava le fondamenta del palazzo, il complesso del genere femminile lì ospitato era giovane, pieno di grinta e desiderio di godersi la propria giovinezza. Joanna Childe, figlia di un parroco, aveva studiato dizione da autodidatta e ora dava lezioni private; nel mentre, faceva del suo meglio per non innamorarsi. Selina Redwood era la ragazza più carina del Club, possedeva un vestito Schiapparelli e ripeteva un mantra sul comportamento e sull’eleganza riservata alle signorine. Pauline Fox faceva finta di uscire a cena con l’attore Jack Buchanan. Poi c’era Jane Wright, che lavorava per George Johnson, un editore presso il quale stava svolgendo il suo apprendistato; quando doveva lavorare, si chiudeva nella sua stanza perché il suo lavoro era di tipo intellettuale. Fu lei a introdurre al May of Teck lo scrittore Nicholas Farringdon: un punto di snodo attorno al quale ruotarono sia Jane che le ragazze, e che finì per essere un ricordo nella memoria collettiva, legato alla fine di un’era – il tempo della giovinezza per le ragazze del May of Teck e la fine definitiva di un conflitto globale.

La vena umoristica e spiritosa della scrittura di Spark dona una leggerezza essenziale al romanzo, creando con Ragazze squattrinate una caricatura verosimile e comica di ciò che significò vivere gli anni della giovinezza in un paese scosso dalla guerra: «poiché al May of Teck quelle erano settimane di gioventù nel clima morale di una guerra, erano in grado di favorire accadimenti e capovolgimenti rapidissimi […] Le ragazze del May of Teck erano più che decise a non farsi mancare nulla».