Verso casa non è un romanzo da affrontare con superficialità. Chi ama la mera letteratura d’evasione si troverebbe in difficoltà a seguire una struttura narrativa complessa che richiede la massima attenzione. Le linee temporali della narrazione sono ampie, la scrittrice parte dal 1983, all’inizio dell’era dell’informatica fatta in casa con i primi computer, per arrivare nel 2586 passando per la fine del XXI secolo. E il filo rosso che unisce la narrazione è un gioco programmato da Becks, la protagonista, lasciatole con un codice incompleto dallo zio, che permette ai giocatori di esplorare mondi lontani e determinare il destino di una navicella spaziale. Il videogioco sarà ritrovato, quasi seicento anni dopo, da Yesiko, il capitano della nave Babylon che attraversa una terra sommersa dalle acque cercando tesori del passato nei fondi marini.
Attraverso la tecnologia l’autrice indaga su un gruppo di pioniere programmatrici degli anni ’80, su una ricercatrice di relitti nel futuro, Yesiko, e sull’intelligenza artificiale alla ricerca di una propria identità e su una ecobiologa che alle porte del XXII secolo lavora sulla AI scoprendone nuove potenzialità. Con salti temporali a volte spiazzanti, la narrazione si snoda sulle diverse trame senza soluzione di continuità, dove il passato si lega con un futuro post apocalittico legato alla crisi climatica e all’evoluzione digitale che stiamo vivendo. La fantascienza, ancora una volta, si pone come narrativa d’elezione per indagare il presente. I temi toccati dalla scrittrice americana sono molteplici e dipendono dai tempi in cui vivono i personaggi. L’elaborazione di un lutto, l’affermazione della propria identità personale, l’accettazione di se stessi, l’importanza della persistenza della memoria, il ricordo come strumento di sopravvivenza, l’importanza della comunicazione e della cooperazione sono i cardini del romanzo.
Homebound, il titolo originale e il nome del videogioco, è un romanzo di difficile catalogazione, che unisce la tecnologia, l’intimo, la critica sociale, le trasformazioni sociali e culturali che dipendono, oltre che dai cambiamenti della società, da ogni scelta individuale in ogni periodo storico. Lo stile di Elan è superbo, ogni parola al proprio posto, scelte lessicali senza sbavature, un ritmo serrato che però, con i balzi temporali non lineari, lascia il tempo al lettore per riflettere mentre è in lettura. Un testo importante, moderno e attuale che non può mancare nelle librerie dei lettori più esigenti. E una menzione va data senz’altro alla traduttrice, Silvia Castoldi, il cui lavoro, ottimo, non deve essere stato semplice per un’opera così complessa.


