8 Luglio, 2020

Scivolare nell’abisso come nel piacere

, L’altra metà di . La Rive Droite, Bompiani, pp. 416, euro 32,00 stampa, euro 19,99 epub

compone da molti anni una sorta di libro dei libri, per niente autarchico, dove possono ritrovarsi i migliori distillati di opere e giorni di scrittori di buone gambe, che hanno girato il mondo, che hanno visto cose e tempi ahimè invariabilmente immolati nel tempio della novità coscritta.

Poiché chi non volge lo sguardo all’ultima invenzione presente sul mercato (più che altro virtuale), invenzione che tutto induce tranne trepidazione, difficilmente può sottrarsi al martirio invocato da coloro che accusano tale delitto. Dunque non resta che salire sulle barricate, pronti alla rissa, pronti a tutto pur di conservare la vita ai “mostri” passatisti. Ah ce ne fossero, che ormai neppure nelle riserve.

L’ultimo “delittuoso” evento è rappresentato da questo L’altra metà di , dove il nostro si permette di curiosare nelle ordinarie e straordinarie esistenze di maschi e femmine amati e amanti, dediti alla terribile regola dell’invenzione letteraria e artistica, nonché a quella di fornicare quanto più possibile, visto che il piacere lungo le epoche ha sventagliato più trionfi che tracolli. Soprattutto, vedendo e indagando, in quella manciata di decenni all’inizio del Novecento, quando Parigi soavemente accolse tutti. ma proprio tutti, da Oltreoceano e dalla barriera che stava a Oriente di Trieste.

Non sia frivolo pensare come anche il più provinciale dei nostri, lungo i Lungosenna, si trasformasse nell’avanguardista più temerario e temibile. Modigliani ne sia sommo esempio. Senza scordarsi di quella meravigliosa poveretta che si suicidò al suo seguito post-mortem.

Scaraffia questa volta passeggia, contrariamente a quanto si fa di solito preferendo la bohème di Montparnasse, lungo la Rive Droite fra il 1919 e il 1939, scrutando attraverso i vetri del Palais Royal e dei lussuosi caffè, del Louvre e degli alberghi, le manovre esistenziali di Proust, Gide, Cvetaeva, Nin, Miller, Joyce, Céline, Scott Fitzgerald, Cocteau, che lì vivevano fra scetticismi e sorti avverse, dissipazioni e improvvise fortune. Passeggia e osserva, e ascolta, e soprattutto capisce come l’esperienza diretta attraversi il tempo senza nulla farsi mancare se sorretta da passione e capacità investigativa, e memoria supportata dall’accortezza verso i documenti.

Nel volume cartine e indici, immagini, rimandi e bibliografia aiutano a ripercorrere i passi prima di tutto dei personaggi presenti sul luogo in quel periodo, e ci si rincuora scoprendo come eroismi e contumelie, bassezze, innamoramenti e livori abbiano sempre accompagnato le più straordinarie invenzioni artistiche del secolo – rincuora vedere come l’esistenza umana sia sempre la stessa a ogni latitudine delle capacità mentali. Certo attraversare il fiume per Hemingway, Simenon, Pound, Stein e molti altri, voleva dire confrontarsi con arie diverse notte dopo notte, boulevard dopo boulevard, stando attenti alla propria immagine più o meno pubblica. Alle spalle tutti avevano un milione e mezzo di morti, dovuti alla prima guerra mondiale, e abbandonando la Belle Époque verso la modernità ancora non sapevano di quante vittime sarebbe stato il tributo della guerra successiva. Forse lo immaginavano, e alcuni saettavano lo sguardo verso un futuro che cominciava a intravedersi. Venti anni soltanto, dove le donne cambiavano pratiche e stili, ma non tanto da impedire i massacri futuri, l’eccentricità diventava abitudine e l’eccitazione serviva a sbarcare il lunario.

Le donne e le avanguardie assistettero a un tramonto, il nazismo stava invadendo le regioni europee, le grandiosità si mostrarono sempre più pericolose e non c’era più spazio per la circospezione, soltanto la drammaticità dei giorni cominciò ad attorcigliarsi all’esperienza artistica e all’esistenza di coloro che conobbero, o solo sospettarono, la lacerazione della pelle delle vittime. Il tragico destino europeo avrà bisogno, da quel momento, di altre distinzioni fra amici e nemici.

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