Thomas Von Steinaecker / La lingua è un monastero

Thomas Von Steinaecker, La difesa del paradiso, tr. di Matteo Gallo Stampini, Del Vecchio Editore, pp. 525, euro 23,00 stampa

In un futuro imprecisato la crisi climatica ha sconvolto il mondo, modificando profondamente le abitudini degli esseri umani sopravvissuti. Chi ancora può, vive in cupole che mantengono condizioni stabili e permettono attività come l’agricoltura e l’allevamento, anche se la maggior parte di esse è distrutta ed emerge da una nebbia difficile da penetrare. In una di queste comunità vive Heinz, un ragazzo a cui sono stati regalati alcuni quaderni e strumenti per scrivere, una delle tante risorse di difficile reperimento. Non si tratta tuttavia solo di un dono, ma della dotazione necessaria a svolgere un compito di cruciale importanza: conservare la Storia e i valori della comunità impiegando la parola scritta. Heinz sembra aver trovato un senso profondo alla sua permanenza nel mondo, così profondo che lo conserverà quando un evento farà terminare la vita tranquilla della comunità e ne costringerà i membri ad affrontare il mondo esterno.

Del Vecchio sta facendo un lavoro estremamente interessante con la fantascienza, recuperando opere niente affatto scontate e sempre di un certo spessore, con una ricerca di alto livello che coinvolge la veste grafica degli oggetti libro. E dopo Andymon, uno dei libri più importanti prodotti nella DDR dai coniugi Steinmuller (e già recensito su queste pagine) è il turno di La difesa del paradiso, di Thomas Von Steinaecker, poliedrico intellettuale tedesco che affronta la climate fiction da un’angolazione estremamente interessante riflettendo, più che sulla questione ambientale, su una delle tecnologie più fondamentali e arcaiche dell’essere umano, la parola scritta, e sull’impatto che essa ha sulla civiltà.

La riflessione di Von Steinaecker, che per certi versi ricorda Scatter, adapt and remember di Annalee Newitz, viene costruita su un romanzo denso in più di un senso, ponderoso per certi aspetti ma al tempo stesso ricco di azione, in cui numerosi eventi si succedono in un racconto in cui lo scenario cambia radicalmente in più di un’occasione. La densità concettuale di Von Steinaecker rifugge tuttavia il didascalismo, i personaggi esprimono il pensiero dell’autore con naturalezza e attraverso la propria voce, integrandole nello svolgimento della vicenda con un esito più che felice in termini di fruibilità della lettura. Il compito assegnato a Heinz non è semplicemente quello dello storico perché non si limita a raccontare. La parola scritta conserva e trasmette il passato, senza dubbio, ma al tempo stesso tiene insieme il tessuto immateriale della società umana garantendo un elemento di continuità nello spazio e nel tempo. La comunità sopravvive perché qualcuno ne racconta le vicende, le persone, le regole e le consuetudini e riflette come ognuno di questi elementi vada a formare un insieme più o meno armonico ma comunque ordinato rispetto alla barbarie di un’umanità allo stato brado in stile The Road di McCarthy. Heinz cita costantemente i termini in uso presso la società per com’era prima di lui ed è attraverso la sua percezione degli stessi che il lettore riesce a capire in che modo l’umanità è cambiata, perché la civiltà come costrutto immateriale con la finalità organizzare la realtà fisica lo fa attraverso i significati, e i significati si trasmettono attraverso le parole che, a loro volta, sono il ponte fra le cose e i concetti.

Il triangolo semiotico non viene mai citato ma è presente sempre perché La difesa del paradiso è un’opera con un background teorico forte che solo all’apparenza penalizza lo stile dell’opera che appare freddo ma, oltre a non esserlo realmente, i momenti toccanti non mancano affatto, semplicemente l’autore evita deliberatamente soluzioni facili per suscitare emozioni preferendo mantenere una lucidità ferma e razionale che, quando va a toccare le corde dell’emotività, lo fa con la freddezza analitica che costituisce la cifra dell’architettura solida di un romanzo che racconta una storia trasversale dell’umanità, quella dei monaci che hanno conservato la cultura nei loro monasteri in tempi caotici che potrebbero tornare molto presto.