30 Luglio, 2021

Tommaso Braccini / Come disinnescare secolari fake news

Tommaso Braccini, Miti vaganti: Leggende metropolitane tra gli antichi e noi, il Mulino, pp. 190, euro 15,00 stampa, euro 10,49 epub

Le cosiddette leggende metropolitane, le fake news, o come è più esatto definirle in ambito demo-etno-antropologico, le leggende contemporanee, hanno una storia molto antica. Ce lo dimostra l’ultimo libro di Tommaso Braccini, docente di Filologia classica e Lingua e letteratura greca all’Università di Siena, che dopo i precedenti studi, Prima di Dracula. Archeologia del vampiro (2011) e Indagine sull’orco. Miti e storie del divoratore di bambini (2014), propone sempre per il Mulino un nuovo excursus attraverso le figure di un immaginario mitologico inquietante, proteso attraverso il tempo a collegare gli incubi e le angosce dei progenitori con quelle dei contemporanei.

Così, partendo da un esempio molto diffuso, i presunti complotti dei “potenti” (governi, multinazionali, ecc.) che, per tornaconto economico, insabbiano tecnologie “buone” – siano queste il motore ad acqua o fantasiose macchine in grado di produrre energie pulite a basso costo – rimontano tutti al modello originario presente nel Satyricon di Petronio, quando Trimalcione narra durante il banchetto la storia dell’artigiano fatto sopprimere da Tiberio perché ha presentato all’Imperatore il prototipo di un vetro infrangibile che farebbe crollare il valore dei metalli preziosi utilizzati per fabbricare vasellame resistente alle cadute. Anche Plinio il Vecchio ripropone l’aneddoto nella sua Storia naturale, e così farà Cassio Dione un secolo dopo, modificando la storia e adattandola ai successivi sviluppi tecnologici in cui un vetro a buon mercato non è ormai più una novità. Ritroveremo ancora la leggenda in ambito altomedievale (Isidoro di Siviglia) e di nuovo alla fine del Seicento – al posto di Tiberio ci sarà Richelieu – per arrivare più tardi ancora all’Ottocento, con Napoleone: i vari ecotipi si rinnovano in sintonia con l’immaginario, le autorità politiche e le tecnologie proprie della rispettiva epoca.

Altri paradigmi sono innumerevoli. Un classico della contemporaneità: il coronavirus è stato diffuso da Bill Gates per sottoporre la popolazione mondiale a un vaccino che la sterilizzi o ne incrementi la mortalità riducendone il numero. Anche molti dei periodi epidemici precedenti al nostro hanno denunciato analoghi untori, spesso gli stessi medici, accusati di congiurare a spese “della povera gente”: durante l’epidemia di colera del 1830-37, si verificarono addirittura attacchi a ospedali con uccisioni di medici e infermieri, in Francia, Inghilterra, Sicilia; più tardi anche in Spagna, Russia, Polonia, Germania e Belgio: ma medici, sindaci e magnati hanno avuto un illustre predecessore in Zeus stesso, che nei Canti ciprii – sorta di prequel dell’Iliade del VI secolo a.C., attribuita da alcuni allo stesso Omero – scatena la guerra di Troia e altri sanguinosi conflitti, come la guerra di successione a Tebe, per ridurre l’eccessivo numero degli uomini; e un modello molto più antico potremmo trovarlo a Babilonia quando il dio Enlil, disturbato dal fracasso prodotto dall’umanità, la distrugge con la pestilenza, la carestia e il diluvio.

E ancora, l’attentato alle Torri gemelle è stato un inside job? Anche il sacco di Roma del 410 fu per i complottisti ante litteram causato da un accordo segreto dell’Imperatore Onorio con Alarico: non era ammissibile che un branco di Goti mettesse in scacco l’Impero, così come una decina di beduini islamici non avrebbe mai potuto colpire l’America senza almeno la complicità di Bush stesso. Come ben spiega Braccini a questo proposito: “Due storie dalla struttura simile sembrano essersi evolute in maniera indipendente a partire da situazioni, meccanismi mentali e inquietudini simili: un caso da manuale, insomma, di poligenesi”.

Non mancano gli animali minacciosi: un coccodrillo avvistato sul Navile a Bologna, e altri durante l’alluvione del ’66 a Firenze; alligatori ciechi e albini nelle fogne di New York; gatti feroci nel sottosuolo di Montreal; ratti che infestano città come Manchester o New York a seguito di un loro re gigante e talvolta anche lui albino e cieco; vipere o lupi vengono paracadutati in zone boschive dal WWF per scoraggiare i cacciatori. Possiamo risalire qui a fonti disparate come Sulla natura degli animali di Claudio Eliano, autore del II secolo d. C., in cui è contenuta la storia della piovra di Pozzuoli, un polpo gigantesco che risaliva le fognature e passando per le latrine depredava nottetempo i magazzini alimentari della città; il trattato arabo altomedievale, Grande libro dei Talismani di Apollonio di Tiana, che attribuisce al mitico taumaturgo greco pratiche di derattizzazione magica ad Antiochia contro un fantomatico re dei ratti, senza l’eliminazione del quale è impossibile liberarsi degli infestatori; o L’amante della menzogna di Luciano di Samosata che sostituisce i topi con i serpenti in una storia molto simile; mentre cronache bizantine del VI e VII secolo accusano invece l’Imperatore Decio di aver fatto diffondere serpenti velenosi e leoni lungo il limes per ostacolare le incursioni dei barbari (ma anche Annibale aveva fatto catapultare serpenti sulla flotta nemica): “un altro caso di poligenesi, in cui a partire da inquietudini e paure derivanti da stimoli e situazioni analoghe si finisce per elaborare indipendentemente una narrazione razionalizzante, per molti versi sovrapponibile”.

Ancora più inquietanti e divertenti le storie soprannaturali: l’autostoppista fantasma, avvistata un po’ dovunque, che riprende l’archetipo della “morta innamorata” risalente fino alla storia di Filinnio e Macate nel Libro delle meraviglie di Flegonte di Tralle del II secolo d. C. o alla meno macabra versione orientale del IV secolo del cinese Soushen ji di Gan Bao, Le notti di nozze fantasma. Poi le belle micidiali: untrici di Aids o ladre di reni, compagne occasionali di una notte; fate dalle gambe di capra o di asino; le streghe delle Metamorfosi di Apuleio, l’Empusa di Aristofane, le Onoscelidi della Storia vera di Luciano di Samosata transitate per le discoteche di provincia a riciclarsi come protagoniste di Warnmärchen moraleggianti.

E per concludere: neonati mostruosi che profetizzano catastrofi a venire; misteriosi libri scritti dal resuscitato Lazzaro, contenenti destabilizzanti rivelazioni sull’aldilà conservati nell’Archivio segreto della Biblioteca Vaticana; messaggi alla rovescia inseriti da gruppi satanici nei dischi rock – il cosiddetto backward masking – o i francobolli all’LSD diffusi fraudolentemente tra i ragazzi per iniziarli alla droga. Ce n’è per tutti i gusti.

Le invenzioni insabbiate, le fogne infestate, le scie chimiche nei cieli, non sono falsità innocue: le leggende contemporanee svolgono sempre la funzione di un antidoto al cambiamento, vissuto come destabilizzante. La paura dell’altro, individua sempre un capro espiatorio – incarnato nell’eretico o nella donna predatrice, nel satanista, nell’autorità cinica e deviata – su cui riversare il panico e il malcontento di una comunità, scagionando “noi” da ogni eventuale colpa. Dall’Impero romano a quello delle multinazionali, dai codici miniati alla connessione di internet e dei social network, una maggioranza neanche tanto silenziosa ha esercitato, facendo leva su pregiudizi e paure ataviche con sottintesi oscurantistici e moralistici, il proprio potere di disinformazione e di pressione sull’opinione pubblica attraverso le fake news. Questo libro è un ottimo ausilio per identificarle, classificarle e disinnescarle.