Un passato troppo scomodo da ricordare

Annette Hess, L’interprete, tr. Chiara Ujka, Neri Pozza, pag. 315, euro 18,00 stampa

Quant’è alto il costo per conoscere la verità? Molto, come capirà a sue spese la protagonista del romanzo d’esordio della tedesca Annette Hess, sceneggiatrice pluripremiata di alcune serie TV di grande successo.

La verità è quella legata ad avvenimenti del Novecento che sentiamo ancora molto vicini e fonte d’ispirazione per tanta narrativa contemporanea: la Seconda guerra mondiale e l’Olocausto.

Ne L’interprete (Deutsches Haus il titolo originale del romanzo, ovvero La casa tedesca, nome del ristorante gestito dai genitori della protagonista), Annette Hess riesce a parlare dei lager nazisti da un’angolazione un po’ diversa dal solito, come già aveva fatto un altro grande scrittore tedesco, Bernard Schlink, con il suo romanzo Il lettore, del 1995, successo letterario mondiale da poco ristampato in Italia in una nuova traduzione a cura della casa editrice Neri Pozza, la stessa che pubblica il romanzo di Hess.

Il punto di vista è quello della generazione di tedeschi nati appena prima o durante gli anni del conflitto, pertanto inconsapevoli delle atrocità che si consumarono in questo tragico momento storico. Una generazione che, nei primi anni Sessanta, si trova a vivere in un’Europa che cerca di ricostruirsi e che, proprio per questo, è proiettata verso un futuro pieno di grandi prospettive e di speranze.

E in questa nuova Germania, che cerca di risorgere come una fenice dalle ceneri di due guerre mondiali, troviamo la protagonista del romanzo, Eva Bruhns, giovane interprete dal polacco, figlia di lavoratori della classe media, la cui unica preoccupazione è quella di essere accettata dalla famiglia del ricco fidanzato.

Siamo a Francoforte nel 1963. Una telefonata sta per cambiare la vita di Eva per sempre: dal tribunale cittadino viene richiesta con urgenza la sua presenza per tradurre la deposizione di un testimone polacco. Abituata alle semplici cause legali trattate dall’agenzia per cui lavora, Eva non è preparata a quello che dovrà ascoltare. Il testimone, infatti, è un sopravvissuto a un campo di concentramento nazista.

Eva si trova così coinvolta in un processo che vede sul banco degli imputati cittadini tedeschi, accusati di crimini impensabili.

Un vero terremoto esistenziale per la giovane interprete. Infatti Eva deve far fronte a tensioni sempre più pressanti dovute ai vari componenti della famiglia: il fidanzato, che spera di trovare in lei una moglie dedita alle cure casalinghe; la sorella infermiera, coinvolta in una sordida vicenda che rischia di rovinarle l’esistenza; e, soprattutto, i genitori, che, dietro la ferma opposizione al coinvolgimento di Eva nel processo, nascondono una verità troppo difficile da spiegare.

Il desiderio di indipendenza e di conoscere questa verità spingono Eva a una scelta difficile e lacerante, ma che le darà modo di iniziare un percorso di vita senza ombre e rimpianti.

Per questo romanzo, Annette Hess ha tratto ispirazione da un avvenimento fondamentale nella storiografia dei processi ai criminali di guerra nazisti: il “processo di Francoforte”, tenutosi nella città tedesca tra il 1963 e il 1965, fu infatti il primo processo di una corte tedesca contro imputati connazionali accusati dei crimini avvenuti nel campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz. Il procuratore, Fritz Bauer, di origine ebrea, si trovò di fronte a una forte opposizione da parte dell’opinione pubblica, non ancora pronta a un evento di tale portata e che vedeva nell’oblio la miglior cura per un passato da dimenticare.

Dimenticare per il bene dei giovani, che devono pensare soltanto al futuro. Per il bene di chi la guerra l’ha vissuta e ha sofferto. Ma, soprattutto, per il bene di chi, durante quella guerra, ha fatto o visto cose che non andrebbero mai fatte.

Annette Hess non indugia nel raccontarci crudi atti di violenza, ci risparmia la morbosità che si cela sempre dietro queste descrizioni.

È come se un sottile velo di pudore sia stato deposto dall’autrice sopra una realtà che ben conosciamo. Hess non dice, i personaggi del romanzo parlano per lei e la nostra immaginazione può arrivare alla verità meglio di tante parole.

Una verità che nessun oblio sarà mai in grado di cancellare.