Il prossimo mese di aprile 2026 vedrà probabilmente la luce uno dei più ambizioni progetti letterari di William T. Vollmann: A table for fortune, un romanzo-fiume di 3600 pagine diviso in quattro volumi, che racconta “l’ultimo mezzo secolo di vita, politica e guerra” negli Usa, “al tempo stesso dramma familiare, romanzo di formazione e epica nazionale”: un’impresa che è costata all’autore anni di ricerche e scrittura, e ha provocato la risoluzione del contratto da parte dell’editore Viking Press.
Ne vedremo la traduzione in Italia? Scrive Gianluca Herold su Rivistastudio che Luca Briasco sta cercando di accedere a fondi europei per l’editoria, così da pubblicarlo almeno nella nostra lingua. Gli ultimi titoli di Vollmann apparsi in Italia sono stati tradotti da Minimum Fax, tuttavia una parte ancora rilevante dell’opera è inedita da noi, e non stupisce: Vollmann è un autore difficile, non perché troppo intellettuale o “tecnico” — anzi la sua scrittura è una tempesta di emozioni — la questione è il suo stile, quel punto-di-vista onnisciente con la voce dell’autore che interviene in continuazione a puntualizzare, a cucire il discorso narrativo con l’esperienza o il ricordo personale, e l’uso talvolta spiazzante di una prima persona plurale che interpreta gli eventi.
Possiamo suddividere la produzione letteraria di Vollmann in tre categorie: fiction, saggi e una zona ibrida intermedia, che volendo può essere dilatata da una parte e dall’altra fino a comprendere quasi tutto ciò che ha scritto. Infatti la sua opera non è mai caratterizzata da fiction pura, non contaminata da digressioni, considerazioni, intervento diretto della voce dell’autore; allo stesso modo, nei testi di divulgazione inserisce spesso parti romanzate e considerazioni personali: una “voce” molto riconoscibile, caratteristica della narrativa postmoderna.
La biografia di Vollmann sembra essa stessa uscita da un romanzo dell’Ottocento, agli antipodi da quella di certi mestieranti che per le scene movimentate e persino per i dialoghi si documentano sui film d’azione.
William Tanner Vollmann è nato nel 1959 a Los Angeles e ha vissuto l’infanzia in Indiana, dove il padre insegnava economia all’università; veniva bullizzato dai compagni di scuola perché il suo leggero strabismo lo impacciava nell’attività fisica, e allora si rifugiava nella lettura: “una volta fui l’unico a riuscire a fare lo spelling di bacteria e tornai a casa pieno di lividi.” All’età di nove anni, nel 1968, entra per la prima volta a contatto con la tragedia della vita: mentre sta giocando gli viene affidata la cura della sorella minore, e per una sua distrazione la bambina muore annegata. Soltanto nel ’96, nella raccolta di storie intitolata L’atlante (in Italia, pubblicata da Minimum Fax), Vollmann troverà il coraggio di raccontare l’episodio, senza lirismo né autocommiserazione, eppure riuscendo a comunicare un senso di colpa senza limiti, che lo spingerà “a cercare la pietà anche nell’abiezione, la bellezza della vita nel vuoto dei sentimenti, il mistero nell’orrore.”
Soltanto a quarant’anni d’età Vollmann scopre l’origine di quel vulnus visivo che lo affligge dalla nascita: partecipando come volontario a un esperimento medico retribuito, perché ha bisogno di soldi, viene a sapere che la sua visione è a due dimensioni, non possiede il senso di profondità perché gli manca un particolare nervo. Per lui la realtà è una fotografia, o uno schermo piatto — e ci si stupisce, per contrasto, di quanta profondità riesca a conferire ai suoi personaggi.
Vollmann si laurea in letteratura comparata alla Cornell, la stessa università frequentata da Thomas Pynchon, altra colonna del postmoderno americano, e si trasferisce a Berkeley per un programma di dottorato; ma nel 1982 lascia tutto e parte per il Pakistan, con l’intenzione di individuare quale formazione della resistenza afghana meriti di ottenere aiuti dagli Usa, dal momento che già allora era possibile prevedere una radicalizzazione islamista. Riesce a passare il confine afghano e a unirsi a un gruppo di mujaheddin, ma le condizioni della guerra gli procurano una dissenteria disabilitante, e deve essere trasportato a braccia giù dalla montagna. La disavventura gli ispira la scrittura di Afghanistan Picture Show, pubblicato nel 1992. Quattro anni prima aveva già vinto il Whiting Award per la narrativa, un premio d’incoraggiamento assegnato annualmente a dieci scrittori emergenti: insieme a lui viene premiato Jonathan Franzen, che rimarrà a lungo uno di suoi (pochi) amici intimi. Il premio Whiting è riferito all’esordio narrativo di Vollmann nell’87 con un romanzo di fantascienza di 700 pagine, inedito in Italia, You bright and risen angels, storia di una guerra che infuria in tutta l’America Settentrionale tra enormi insetti e umani “inventori dell’elettricità”. Il dattiloscritto era stato inviato direttamente da Vollmann all’editrice britannica André Deutsch, dove la editor Esther Whitby aveva deciso di scommettere su questo statunitense sconosciuto che neppure aveva un agente.
Anche i successivi sei titoli sono pubblicati da Vollmann senza intermediario; si tratta di storie che mescolano esperienza diretta, fiction, réportage giornalistico e considerazioni personali. Scrive dodici ore al giorno, fino a procurarsi una sindrome del tunnel carpale, e quando non scrive legge fino a 500 pagine in un singolo pomeriggio; eppure trova il tempo di girare il mondo, vivere in Cambogia dove frequenta giovani prostitute, infiltrarsi tra i naziskin di San Francisco, tra gli ultimi della Terra, gli emarginati (racconterà l’esperienza senza sensazionalismi né retorica nel libro I poveri). In Storie dell’arcobaleno (1989) mette per iscritto alcune di queste esperienze, miste a racconti di pura fiction, e poi nel 1990 avvia la prima delle sue ambiziose imprese letterarie, Sette sogni, un libro di paesaggi nordamericani, che in altrettanti voluminosi romanzi racconta la colonizzazione del Nuovo Mondo e i conflitti tra nativi e invasori, dalle prime esplorazioni vichinghe (La camicia di ghiaccio, 1990) all’Arizona del XX secolo (The cloud shirt, ancora non scritto). Si precisa la sua particolare poetica, fatta di stretta aderenza alla realtà storica (con tanto di fonti documentali indicate in calce ai volumi, capitolo per capitolo), capacità di empatia per i personaggi senza retorica e resoconto dell’esperienza personale sul campo, grazie a sopralluoghi dove le storie sono ambientate: Vollmann visita sempre di persona il territorio, al punto che durante la documentazione di La camicia di ghiaccio rischia la morte per assideramento sull’isola di Ellesmere in Canada.
Il metodo di lavoro di Vollmann è ormai rodato: legge un’intera biblioteca di testi sull’argomento di cui vuole scrivere e sull’ambientazione (non si documenta su internet), riempie quaderni di appunti e poi si reca sul posto di persona, perché anche se sono trascorsi secoli, può sempre cercare una connessione emotiva con i personaggi, guardandosi intorno e dicendosi che sta vedendo ciò che essi vedevano ogni giorno (e pensate che a causa del suo problema visivo, non ha neppure potuto prendere la patente di guida, per cui usa mezzi pubblici).
Puttane per Gloria (1991) e Storie della farfalla (1993) sono i primi volumi della cosiddetta Trilogia della Prostituzione; il secondo dei due è un romanzo che racconta la struggente, disperata storia d’amore tra un giovane giornalista statunitense e una giovanissima cambogiana sfruttata nel giro della prostituzione. La misura retorica e il pudore sentimentale, anche quando descrive dettagliate scene di sesso, sono una delle caratteristiche dello stile di Vollmann. Il terzo romanzo, The royal family (2000, inedito in Italia) racconta il rapporto di due fratelli con la misteriosa Regina delle Puttane, matriarca delle prostitute nel quartiere di Tenderloin a San Francisco.
A metà anni Novanta, mentre vive a New York, Vollmann conosce la donna che diventerà sua moglie, allora studentessa di medicina e oggi radiologa di professione. Frequenta contemporaneamente Jonathan Franzen, il quale scriverà in seguito: “Dopo aver stretto un patto per scambiare i nostri futuri manoscritti, ricevevo una spessa busta ogni nove mesi, mentre il mio libro era in lavorazione da così tanto tempo che dimenticavo di spedirglielo a mia volta.”
In quegli anni Vollmann scrive anche per la rivista Spin di Bob Guccione jr, il quale gli assegna réportage su vari argomenti; lo scrittore si reca sul posto, e in breve spedisce al direttore un manoscritto (nel senso di scritto a mano, quindi da ribattere) magari di 150.000 caratteri. Disse Guccione: “Una volta erano 80.000 parole [circa 400.000 caratteri, praticamente un romanzo], e gli ho detto: Non ho nemmeno intenzione di leggerlo. […] Le sue sono le uniche note spese che abbia mai visto che elencavano le prostitute come spese legittime.”
Del 2003 è la pubblicazione di un’altra impresa colossale, Rising up and rising down, un’opera in sette volumi rilegati per un totale di 3300 pagine, che riassume vent’anni di riflessioni e ricerche sulle origini e gli effetti della violenza. Contiene réportage da diversi teatri di guerra, esempi (alcuni dei quali verificati di persona, dal momento che l’autore va a Sarajevo durante l’assedio) e un intero volume intitolato “Il calcolo morale”: una sorta di meccanismo concettuale in cui ritrovare (o meno) giustificazioni a una determinata azione violenta, fatta salva l’impossibilità che determinati valori siano assoluti, applicabili in tutte le epoche, situazioni e culture. Il fine di Vollmann è ridurre al minimo la sopraffazione, la violenza, la morte, tenendo conto che l’ingiustificabilità della violenza è relativa piuttosto che assoluta. In Italia è stata tradotta la versione ridotta dell’opera (apparsa anche sul mercato Usa) per Minimum Fax, Come un’onda che sale e che scende, in “sole” 992 pagine.
Del 2005 è la pubblicazione dell’opera che al momento è la mia preferita, vincitrice del National Book Award for Fiction: Europe Central, 1000 pagine di lunghezza; racconta “l’incubo delle due grandi dittature totalitarie del XX secolo in guerra tra loro: l’Unione Sovietica e la Germania nazista.” La narrazione, divisa in capitoli di lunghezza diseguale, spazia dagli anni Trenta fino alla metà degli anni Cinquanta, con qualche epilogo di poco avanti nel tempo. Devastante anamnesi del terrore, della paranoia, della politica criminale del Novecento, Europe Central è anche una lunga, intensa commovente storia d’amore, quella tra il compositore Dmitrij Šostakovič e la traduttrice Elena Konstantinovskaja.
Le opere che Vollmann scrive negli anni successivi, dal 2006 al 2011, sono quasi tutte inedite in Italia: a testimoniare la vastità degli interessi dell’autore, ci sono un’interessante analisi del procedimento seguito da Copernico per arrivare a ipotizzare il sistema eliocentrico, un saggio sul teatro Noh giapponese, il resoconto di un viaggio in treno senza meta attraverso l’Ovest degli Usa, come gli hobo di metà Novecento.
Molto particolare è poi The book of Dolores, un libro di 200 pagine che contiene fotografie e disegni dell’ormai cinquantenne William Vollmann in abiti e acconciature femminili. Dolores è il nome del suo “alter ego” femminile, che vorrebbe vedersi attraente, ma il corpo maschile invecchiato in cui rimane confinata ridimensiona le sue aspettative. Le immagini sono ottenute con tecniche fotografiche dei secoli scorsi, e accompagnate da spiegazione delle stesse. “Ho sempre immaginato la femminilità come ciò con cui nasci, ciò che hai tra le gambe, e poi ho capito: no, è una performance. Riguarda il modo in cui ti muovi, le cose che fai per sentirti pronta”.
Nel 2014 esce la raccolta di racconti Ultime storie e altre storie, pubblicata due anni più tardi da Mondadori; le storie, di lunghezza variabile, sono divise in sezioni tematiche, e si può riconoscere un filone realistico accanto a un altro assolutamente fantastico, di un fantastico weird o barocco. Fa veramente impressione leggere alcuni racconti ambientati in Italia, a Torino e soprattutto Trieste, che sembrano davvero scritti da un autore italiano.
Nel 2018 viene diagnosticato a Vollmann un tumore al colon; sottoposto a operazione chirurgica, gli è stato asportato un tratto di intestino e la prognosi non è delle migliori, ma l’intervento e le successive cure funzionano, l’anno successivo il cancro è in remissione. Nel periodo più brutto, lo scrittore ha dovuto affrontare anche la crisi dell’unica figlia, Lisa, e i suoi problemi con l’alcolismo che si trascinavano da anni. La ragazza aveva abbandonato la casa dei genitori (Vollmann e la moglie vivono a Sacramento, capitale della California).
Lo scrittore non lavora a casa, ma in un edificio simile a un bunker, un ex ristorante messicano acquistato più di vent’anni fa, ristrutturato con l’aiuto del padre: adesso è uno studio con cucina attrezzata e un letto, e spazio per disporre i documenti su cui lavora — stampe, disegni, libri etc: Vollmann infatti non utilizza internet e non ha mai posseduto un telefono cellulare, al punto che durante l’allontanamento volontario della figlia ha dovuto utilizzare un telefono usa-e-getta per accertarsi che stesse bene: la ragazza infatti era divenuta una homeless, lui la chiamava tutti i giorni alle 12 offrendole di dormire nello studio, ma lei raramente rispondeva. Nel rifugio per senzatetto dove Lisa dormiva, una donna aveva cercato di ucciderla.
Lo studio si trova in una zona problematica di Sacramento, Vollmann ha dovuto attrezzarlo con grate alle finestre e misure anti-effrazione: nel parcheggio antistante si accampa un’umanità derelitta, sottoposta a periodici controlli della polizia che costringe gli homeless a levare le tende.
Anche se avesse risposto alla chiamata, la figlia avrebbe rifiutato l’offerta. Lisa Vollmann è morta nel 2022. Lo scrittore raccontò in seguito in un intervento su Harper’s Bazaar di avere trascorso a letto, fissando il soffitto, il resto dell’anno, e fino a metà 2023. Ne fece le spese anche il manoscritto di A table for fortune, con ritardo nella consegna, errori di battitura e una versione insoddisfacente, malgrado dieci anni di lavoro sul testo, che poi ha richiesto un’ulteriore revisione. Non è stato d’aiuto il fatto che un controllo medico ha rilevato un coagulo di sangue in un polmone di William Vollmann.
Nell’estate del 2023 è venuto in Italia, su invito di Minimum Fax, per la promozione di Come un’onda che sale e che scende: a Roma, Bologna, Rovereto e Brescia. Nello stesso anno un’automobile lo ha investito in velocità, lo scrittore ha sfondato il parabrezza procurandosi danni alla schiena; per un certo tempo ha dovuto usare un deambulatore, ma l’anno successivo era già in viaggio in Ucraina per documentare la vita durante la guerra e l’invasione.
Quando ha consegnato il testo di A table for fortune al suo editore, Viking, si è sentito richiedere tagli a causa della lunghezza eccessiva, con tanto di consigli sul punto in cui intervenire (una lunga parte ambientata in Angola negli anni Settanta, con la CIA che trama per rovesciare il nuovo governo marxista-leninista al potere dopo la guerra d’indipendenza dal Portogallo). Vollmann ci ha rimesso mano, e restituito un testo di 400 pagine più lungo di prima; inoltre, come al solito ha richiesto l’utilizzo di font diversi in alcuni punti, con parole in grassetto o frasi in caratteri particolari, disegni o fotografie. L’editore ha risolto il contratto per costi eccessivi.
A table for fortune parla della CIA; personaggi centrali sono un analista dell’intelligence reduce del Vietnam e suo figlio, ma Vollmann prende l’argomento così da lontano che a pagina 700 il protagonista non è neppure ancora nato.
Dopo il rifiuto di Viking, Vollmann sperò di riuscire a pubblicare l’opera prima in Europa, ma era necessario trovare i soldi per la traduzione in tre o quattro lingue diverse. Susan Golomb, l’agente letteraria di Vollmann, al termine di mesi di trattative è riuscita a vendere il romanzo, alle condizioni dell’autore, a Skyhorse publ., che lo pubblicherà nel sottomarchio Arcade publ. Skyhorse è diventato editore di Woody Allen, cancellato dal precedente editore in quanto autore “discusso”, e anche di Robert Kennedy jr, il cui libro su Anthony Fauci è il best seller dell’editore.
Il romanzo uscirà in edizione integrale, in rilegato, diviso in quattro volumi in punti concordati con l’autore, che saranno messi in vendita e anche contemporaneamente in un cofanetto: questo, per richiesta di Vollmann, potrebbe riportare su una facciata una foto di George W. Bush e sull’altra quella di Dick Cheney.
Il titolo appare ispirato a un passo della Bibbia: “Ma voi, che avete abbandonato il Signore, dimentichi del mio santo monte, che preparate una tavola per Gad e riempite per Menì la coppa di vino” (Isaia 65:11, nella versione CEI); Gad era per i popoli semiti il dio della fortuna, o della buona sorte. A table for fortune allude quindi all’idea di un destino che l’umanità predispone con il proprio agire.
Così Vollmann parla del romanzo mentre ancora lo sta scrivendo, in un’intervista a Liborio Conca per Tuttolibri nel 2021:
[…] è la storia di un padre e di un figlio. Il padre era un pilota in Vietnam, poi era arruolato nella CIA diventando successivamente un membro dei Cold War Patriots.
Dopo l’11 settembre, quando la CIA inizia a essere coinvolta con casi di tortura e di “consegne straordinarie” – che forse si erano verificate altre volte in precedenza – improvvisamente comincia a sentirsi molto a disagio. Aveva sempre pensato cose come Noi americani siamo molto meglio della Germania dell’Est. Ma era legato al vincolo di segretezza e non poteva parlare con nessuno. Il figlio, d’altro canto, ne resta molto amareggiato, se ne va di casa e viaggia per anni, diventando un senzatetto e cercando una sorta di America, qualunque cosa voglia dire per lui. Finché alla fine muore per la pandemia. […] sto lavorando duramente da tre o quattro anni a A Table For Fortune, e ci vogliono molte letture. Ho passato un sacco di tempo a leggere – per esempio – documenti della Stasi. Documenti top-secret, per l’accesso ai quali ci sono voluti un paio d’anni; ho letto anche storie della CIA, discorsi di presidenti, cose di questo tipo… questo è quello che sto leggendo adesso.
Il romanzo racconta anche l’affaire bin Laden, e pare che Vollmann si sia convinto, dopo aver letto una quantità esorbitante di documenti, che qualcuno nel governo pakistano conoscesse da sempre il nascondiglio del capo di Al Qaida, che abbia venduto l’informazione agli Usa e che il suo corpo non sia stato “sepolto in mare” come dichiarato ufficialmente, almeno non intero.
Spero con tutte le mie forze che i tentativi di trovare un editore per la traduzione italiana abbiano successo.
Bibliografia di William Vollmann
- You Bright and Risen Angels(1987)
- The Rainbow Stories (1989) Storie dell’arcobaleno, Fanucci, 2001
- The Ice-Shirt (1990) La camicia di ghiaccio, Alet, 2007 [Sette Sogni—1]
- Thirteen Stories and Thirteen Epitaphs (1991) Tredici storie per tredici epitaffi, Fanucci, 2005
- Whores for Gloria (1991) Puttane per Gloria, Mondadori, 2000 [Trilogia della prostituzione—1]
- An Afghanistan Picture Show (1992) Afghanistan picture show, Alet, 2005
- Fathers and Crows (1992), Venga il tuo regno, Alet, 2011 [Sette Sogni—2]
- Butterfly Stories: A Novel (1993) Storie della farfalla, Fanucci, 1999 [Trilogia della prostituzione—2]
- The Rifles (1994) I Fucili, Alet, 2012 [Sette Sogni—6]
- The Atlas (1996) L’Atlante, Minimum Fax, 2023
- Argall(2001) [Sette Sogni—3]
- The Royal Family(2000) [Trilogia della prostituzione—3]
- Rising Up and Rising Down: Some Thoughts on Violence, Freedom and Urgent Means (2003) Come un’onda che sale e che scende, Mondadori, 2007
- Europe Central(2005), Mondadori, 2010
- Uncentering the Earth: Copernicus and the Revolutions of the Heavenly Spheres(2006)
- Poor People (2007) I poveri, Minimum Fax, 2020
- Riding Toward Everywhere(2008)
- Imperial(2009)
- Kissing the Mask: Beauty, Understatement and Femininity in Japanese Noh Theater(2010)
- Into the Forbidden Zone (2011)
- Zona proibita. Un viaggio nell’’inferno e nell’acqua alta del Giappone dopo il terremoto, Mondadori, 2012
- The Book of Dolores(2013)
- Last Stories and Other Stories (2014) Ultime storie e altre storie, Milano, Mondadori, 2016
- The Dying Grass(2015) [Sette Sogni—5]
- No Immediate Danger (2018) [Carbon Ideologies—1]
- No Good Alternative (2018) [Carbon Ideologies—2]
- The Lucky Star(2020)


