5 Agosto, 2020

Voi gente per bene che pace cercate

, Odiare l’odio: dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social: le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo, pp. 120, Rizzoli, euro 9,50 stampa, 5,99 epub

Ecco l’instantbook con una spruzzatina di Covid di !

Sentivamo la mancanza di 120 paginette del nostro multiforme ingegno, ex-politico di lungo corso che già si è provato anche come romanziere, cineasta, saggista e addirittura doppiatore con risultati risibili a volte al limite del ridicolo?

Cos’è l’”odio” secondo Veltroni? Ripete più volte che non è un sentimento, (tantomeno è legato in nessun modo all’ingiustizia subita) ma l’anticamera senza fallo della sola e pura violenza. L’odio – secondo il Veltroni pensiero – origina dalla generica paura (dell’altro, della crisi economica, …) con cui confina pericolosamente. Su questa semplice premessa Veltroni rilegge tutti i fatti salienti del Novecento e del nostro secolo cominciando dalla fine del fino all’heather speech dei social. Lo fa bacchettando ecumenicamente a destra e a sinistra (anzi con particolare rigore a sinistra), salvando i ragazzi di Salò, sostenendo che durante i conflittuali anni Settanta non ha “mai visto una giornata di sole” mentre in un imbarazzante occidentalismo mette al primo posto delle tragedie d’inizio secolo i soli attentati di origine islamica dalle due torri di New York, al Batlaclan di Parigi e via discorrendo.

“L’unica cosa che bisogna odiare è l’odio”, conclude, compiaciuto dal brillante paradosso. E come si fa ad odiare l’odio? Con la speranza e la buona educazione, in sostanza trovando le parole giuste come ci direbbe un manualetto di psicologia spicciola e mettendo la “condivisione” (con evidente riferimento acritico ed entusiasta alle varie piattaforme online) al posto della paura. Bisogna però ammettere che Veltroni è sì un buonista ma anche una bell’anima cinica e allora eccolo a giustificare il titolo “Bombardate Sarajevo” uscito su L’Unità (di cui era allora direttore) in cui si chiedeva alla NATO di intervenire nella ex-Jugoslavia. Spassoso che si giustifichi tirando in ballo e i suoi reportage da Sarajevo; ancora una volta “cattivo maestro” dell’occasione che lo convince nonostante il suo pacifismo radicato. Ma si sa, la violenza quando è dello Stato è sempre giustificabile anche perché la “democrazia” è naturaliter “nemica dell’odio”.

Odiare l’odio è in definitiva una banale ed elementare digressione che svolge egregiamente la sua funzione lassativa, e quindi può rientrare fra i nostri amati libri merdavigliosi. È il “meraviglioso”, però, a mancare del tutto, sostituito dallo “stupefacente”. Stupefacente (nonostante si sappia come va il mondo) l’attenzione che riceve questa opera nei giornali mainstream e nei programmi televisivi che costruiscono l’opinione pubblica. Il “Corriere della Sera” addirittura ha organizzato una “maratona contro l’odio” facendo leggere a un gruppo di personaggi – a varie ragioni “celebri” – il libricino in questione. (Medaglia al disvalore perenne al sindacalista USB organizzatore delle lotte bracciantili e degli “Stati popolari” , che ha partecipato alla maratona assieme a Veronesi, Sorrentino, Carfagna, l’immancabile Jovanotti…).

È proprio questo a infastidire, e suscitare un vero e proprio odium abominationis, questa compagnia di giro, questo impudente farsela e raccontarsela, sempre contando sul fatto che comunque si resta a galla, sempre sapendo che nessuno della tua camarilla ti chiederà mai conto di quel che pubblicamente dici e scrivi senza nessun pudore, spargendo frasi fatte e banalità condite dal richiamo a fatti e vicende drammatici e concreti che lontanissimi dall’essere la base ben materiale e reale dell’”odio” scolorano in uno scipito elenco suffragato da dati statistici come non farebbe il più sprovveduto degli studenti a un esame di stato.
Pier Paolo PAsolini e Walter VeltroniChiosa finale
Di tanto in tanto nel mare di fotografie di Pasolini che inondano la rete compaiono una foto in cui il poeta guarda con molta attenzione (lo si capisce sia dalla postura sia dall’espressione degli occhi dietro gli usuali occhiali scuri) un giovane Veltroni che da parte sua ha postura e sguardo rivolti altrove. In particolare l le pupille quasi arrovesciate guardano in alto, in un punto cieco. Forse alla ricerca di un’ispirazione? Ogni volta che la vedo mi chiedo perché mai Pasolini riserva tanta attenzione a questo pallido ectoplasma. Pasolini ha una presenza forte, sembra quasi più robusto di quel che in realtà era, Veltroni una figuretta quasi trasparente.

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