Yokomizo Seishi / Gli anni d’oro del giallo giapponese

Yokomizo Seishi, Fragranze di morte, tr. Francesco Vitucci, Sellerio, pp. 192, euro 14,00 stampa, euro 9,99 epub

Un detective geniale deve per forza essere sopra le righe, diverso da tutti coloro che lo circondano perché, proprio in virtù di questa sua diversità, riesce a vedere ciò che altri non vedono. Kindaichi Kōsuke, lo Sherlock Holmes di Yokomizo Seishi non fa eccezione, ma non potrebbe essere più diverso dal famoso omologo creato da Conan Doyle. Kindaichi si scosta decisamente anche dallo stereotipo dell’uomo giapponese: il suo ufficio pieno di carte è disordinato e lui è trasandato fino alla sciattezza. A volte viene persino scambiato per un mendicante, ma è proprio per questo che riesce a sorprendere coloro che lo sottovalutavano.

La raccolta Fragranze di morte è un inedito alla sua prima traduzione in Italia e raccoglie due novelle: “L’orchidea nera” e “Fragranze di morte”. Nei grandi magazzini Ebisuya di Tokyo c’è appena stato un cambio ai vertici, ma è un pomeriggio tranquillo nel sonnacchioso reparto di preziosi e gioielleria, poco frequentato dalla gente comune. Una donna elegante e velata sembra apparire dal nulla. Vuole provare alcuni gioielli: una spilla, poi un’altra, un bracciale. La solerte commessa la aiuta, ma mentre prende dalla teca un nuovo gioiello, la donna si appropria di quello che stava provando. Un’espressione allarmata mette sull’avviso il nuovo responsabile del terzo piano, che si affretta a intervenire cercando di bloccare la donna, che lo pugnala e fugge. Alle domande della polizia, la commessa non sa come rispondere: la donna, che ora viene chiamata l’Orchidea Nera, portava un velo e la commessa non saprebbe descriverne il viso. Eppure, c’è chi dice che questa non fosse la prima visita della dama velata, e forse neppure il suo unico omicidio.

Fragranze di morte si svolge invece fuori dalla città, sulle montagne giapponesi. Il primo mistero è il motivo per cui Kindaichi si trova lì. È stato convocato da Tokiwa Matsuyo, proprietaria di un’azienda di cosmetici. La signora Matsuyo è una donna ormai anziana ma formidabile, che ha gestito con successo l’industria di famiglia, inaugurando anche una famosa linea di profumi. Neppure la guerra e i numerosi lutti familiari hanno sconfitto la sua determinazione, che ora ha chiesto insistentemente che Kindaichi andasse da lei senza però spiegarne il motivo. Accolto alla stazione dal nipote, il detective e il suo amico ispettore Todoroki ritardano a causa di una frana. Quando arriva, Kindaichi è sorpreso di scoprire che la signora Matsuyo ha lasciato detto che non avrà più bisogno di lui. Il mistero si infittisce ancora quando, dopo meno di ventiquattro ore, viene richiamato: la signora Matsuyo chiede urgentemente di lui, che venga subito, appena possibile.

Yokomizo Seishi è conosciuto per aver introdotto il giallo all’occidentale in Giappone e aver così conquistato un grande successo nell’immediato dopoguerra. Purtroppo, come spesso accade nel mondo del giallo, il tempo non è stato clemente con le trame e alcune situazioni, riprese in seguito da altri, risultano un po’ prevedibili. Un elemento che invece costituisce una nota avvincente è la cornice in cui si svolgono gli eventi e l’impressionante cura dei dettagli. L’Oriente è percepibile nelle interazioni fra i personaggi, nei loro sentimenti e nelle loro motivazioni: dialoghi e moventi inattesi stanno alla base delle storie, sempre sul filo della quotidianità di un’antica cultura.

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