A Oregon Hill, l’anima noir di Howard Owen

Howard Owen, Oregon Hill, tr. Chiara Baffa, NN editore, pp. 288, euro 18,00 stampa

”A quei tempi, Oregon Hill era bianco come il vestito da sposa di una vergine. Era nato come quartiere popolare, una specie di villaggio operaio nascosto nelle viscere di una città, pieno di tedeschi, irlandesi e italiani che lavoravano nel settore metallurgico.”

Oregon Hill è un quartiere di Richmond, Virginia, e dà il titolo a questo romanzo, un po’ poliziesco e molto noir, di ambientazione moderna ma dall’atmosfera che trasuda un fascino irresistibile di altri tempi. L’autore è Howard Owen, scrittore nato in North Carolina ma che vive a Richmond, e che ha tratto ispirazione per la storia narrata dalla sua esperienza decennale nel giornalismo.

Il protagonista della vicenda è infatti Willie Black, un giornalista ancora vecchio stampo, che ama il suo lavoro più di ogni altra cosa – come testimoniano le sue tre ex mogli e la figlia Andi, studentessa di college e con la quel ha un rapporto un po’ difficile. Ma Willie è anche una persona schietta, e non ha paura di andare dritto al sodo, soprattutto con le persone più scomode. Per questo, dopo aver rischiato il licenziamento, Willie si trova “retrocesso” dalla cronaca politica alla nera; ed è così che si trova a dover scrivere di un fatto raccapricciante, che sconvolge la comunità di Oregon Hill: l’omicidio di Isabel Ducharme, una giovane studentessa della Virginia Commonwealth University, sul cui corpo l’assassino ha infierito in modo inaudito.

“’Perché?’ mi ha chiesto il ragazzo mentre cercava di lavar via il vomito dalle scarpe. Non c’è stato bisogno che finisse la frase.

Tutti hanno capito la domanda: perché qualcuno dovrebbe rapire una ragazza, ucciderla e gettarla nel South Anna per poi lasciarla in balia degli uccelli e dei ratti? 

E perché, nel nome di dio, dovrebbe tagliarle la testa?”

Subito, la polizia di Richmond arresta il ragazzo con cui Isabel usciva,  Martin, riuscendo anche ad ottenerne una confessione firmata. Ma qualcosa non quadra, e Black capisce che questa vicenda non è finita, che il ragazzo, in qualche modo, è stato costretto ad ammettere una colpevolezza che viene presto blindata da ogni parte. Soprattutto dai colleghi del poliziotto che lo ha costretto a confessare. La verità, però, è un richiamo troppo forte, anche quando si mettono a rischio la propria carriera, forse anche la propria vita e quella delle persone più vicine. Aiutato da una delle ex mogli, un avvocato in carriera che ha un debole per le cause difficili e che accetta la difesa Martin, Willie comincia ad indagare.  E più indaga, più si convince che qualcosa di davvero sinistro si nasconda dietro l’omicidio di Isabel, qualcosa che si scontra con l’anima più oscura e pericolosa di Oregon Hill. Willie conosce bene questa realtà: è figlio di Peggy, una donna dalla vita difficilissima, un po’ fuori di testa, che colleziona una serie di relazioni con uomini sbagliati o bisognosi di tutto, rimasta incinta  ancora adolescente di un musicista afroamericano.

“Nella foto che mia ha dato zia Celia, Peggy è una bella biondina di sedici anni, con gli occhi socchiusi per il sole e un’espressione a metà tra l’innocenza e la malizia. Era sempre stata un po’ libertina, lo sapevano tutti, e quando restò incinta prima di finire le superiori nessuno sapeva cosa fare. […] ‘Ho sempre saputo’ mi disse ‘che eri il figlio di Artie’. Artie Lee era un uomo nero di carnagione chiara, poco più scuro di me. Suonava il sassofono, e Peggy aveva un debole per i musicisti. Ai tempi non rivelò ai suoi genitori l’identità dell’afroamericano che l’aveva messa incinta, probabilmente per paura che suo padre potesse ucciderlo. Era il 1960, e ad Highland Springs si respirava ancora l’aria del vecchio Sud.”

Nonostante tutto, Willie va avanti per la sua strada, e alla fine arriva alla verità, risolvendo il caso, anche grazie ad un aiuto inaspettato, rivelando una storia fatta di vecchi rancori, odio e vendetta. 

Oregon Hill è un giallo che ha il sapore e le atmosfere dei vecchi noir, come si è detto all’inizio, per le ambientazioni cupe e claustrofobiche di una città ancora vittima di pregiudizi duri a morire; per i suoi personaggi, che si muovono in quelle zone grigie tipiche dell’ambiguità umana; e per il protagonista, che si apprezza nonostante tutti i suoi mille vizi e difetti – anzi, forse lo si ama da subito proprio per questo.

Willie Black è un personaggio straordinario, un cosiddetto “anti-eroe”, o “anti-detective”, come lo definisce la traduttrice Chara Baffa nella sua nota finale, un duro dal cuore tenero per il quale “fare almeno una cosa giusta” è ancora importante. È lui la voce narrante che trasporta il lettore sempre più a fondo di questa vicenda torbida e intricata, dalla quale si rischia di non risalire; e Willie rischia più di ogni altro. Dopo una serie di romanzi, grazie a Oregon Hill, Howard Owen ha vinto l’Hammett Prize, che vanta vincitori quali Margaret Atwood, Stephen King e Elmore Leonard, ed è il suo primo con protagonista il personaggio di Willie Black.

Ne siamo felici, perché Owen ha creato un nuovo mondo letterario, pieno di personaggi incredibili, nel bene e nel male; e ha scritto un romanzo appassionante che, dietro una realtà dura e difficile, ci insegna che, nonostante tutto, vale sempre la pena di combattere per la verità.

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