Martha Moore Ballard è stata una levatrice nel Maine del ’700, epoca in cui è ambientato il romanzo che la vede protagonista e firmato da Ariel Lawhon. Il volume corposo si apre con una scena di parto, Martha interviene prontamente e tutto procede bene fino a quando non viene interpellata per un’altra questione delicata. Quell’anno, il 1789, nel villaggio di Hallowell, Maine, l’inverno si preannuncia il più rigido di sempre, tanto che il fiume Kennebec ghiaccia in pochi secondi, non tanti però da nascondere oltre la sua superficie un corpo. La levatrice viene chiamata in loco per esaminare il cadavere appartenente a Joshua Burgess accusato di violenza sessuale nei confronti di un’amica di Martha che subito si accorge che qualcosa non va, l’uomo non è semplicemente caduto nell’acqua ghiacciata e i numerosi indizi di cui il corpo è disseminato insospettiscono la donna che dichiara il decesso per impiccagione.
Tutto questo accade già nelle prime pagine e apre lo scenario della storia che si andrà a narrare con una serie di colpi di scena, deduzioni, flashback e dialoghi brillanti fino al disgelo che svelerà verità sconcertanti. Il ritmo incalzante non dà tregua al lettore che resterà certamente ammaliato da queste descrizioni, non trascurando però il punto focale della storia.
Alla fine del ’700 si diventava levatrici non per aver conseguito un titolo di studio o aver frequentato un corso bensì con la pratica, e non era assolutamente scontato il livello di alfabetizzazione, in quegli anni bassissimo. Martha Ballard era un caso eccezionale in molti sensi: oltre a saper leggere e scrivere, era forse l’unica a tenere un diario, una sorta di registro in cui segnava tutti i dati relativi ai parti che seguiva – oltre mille in circa trent’anni di carriera senza aver mai perso una madre, un’ottima statistica se pensiamo alle condizioni igieniche e agli imprevisti che potevano presentarsi – e inoltre teneva traccia dei fatti salienti accaduti nel villaggio. Questa sorta di memoria storica è stata una preziosa fonte per gli studiosi perché hanno permesso di comprendere delle dinamiche che altrimenti sarebbero rimaste nell’oblio. Annotazioni che non comprendono riflessioni di carattere personale ma data, condizioni meteo e fatti in poche righe stringate di testo. Una bibliotecaria lungimirante ha poi digitalizzato il diario che è giunto fino a noi e che ora è consultabile e alcune copie sono addirittura in vendita.
La figura della levatrice aveva altri due compiti fondamentali oltre ad occuparsi delle puerpere: seppellire i neonati morti, e dichiarare in tribunale – anche senza la presenza di un uomo, cosa che alle donne non era concesso in quanto la loro parola non aveva legittimazione se non in presenza di una figura rispettabile e degna di fiducia – la paternità. Accadeva spesso che le madri in assenza di un marito o di un compagno non volessero dichiarare il nome del padre per la vergogna di una violenza subita o a causa di relazioni extraconiugali, in quel caso erano obbligate a pagare una multa, come se l’atto l’avessero compiuto da sole e non con un uomo, esente tuttavia dal pagare alcunché. L’indagine personale di Martha si interseca in un perfetto equilibrio con la struttura di questa società che ricordiamo era appena uscita dalla Guerra d’Indipendenza, le tribù dei Wabanaki non erano ben viste ma godevano di un fascino esotico indiscutibile, e il commercio di un villaggio isolato come quello di Hallowell viveva della navigabilità dell’unico fiume, il Kennebec, pena il mancato rifornimento di beni di prima necessità.
La postfazione è fondamentale per comprendere appieno il romanzo, per dissezionarlo e per ottenere risposte che ogni volta che si affronta una biografia romanzata sorgono spontanee. La versione di Martha che ne esce è sicuramente quella di una donna risoluta, risolta, e dalla forte personalità, con una visione lucida della giustizia e un’intelligenza emotiva invidiabile. Una versione a detta dell’autrice, personale ma plausibile. Se aggiungiamo che Martha Ballard è la prozia di Clara Ballard fondatrice della Croce Rossa americana e trisavola di Mary Hobart, una delle prime donne medico degli Stati Uniti non possiamo che apprezzare il suo operato. Lawhon confessa poi il forte legame che sente con la vita della levatrice, la scoperta della vita di Martha nello studio del suo ginecologo, e successivamente durante la stesura del romanzo in piena pandemia Covid riflettendo su quanto spesso le sue annotazioni si chiudessero con “sono rimasta a casa”. C’è poi la questione di Tempest ma questa è un’altra storia.


