29 Settembre, 2020

Alessandro Fambrini

20 ARTICOLI

Tredici racconti sospesi fuori dal tempo e dalla storia

La buona può nascere da tante cose. Intelligenza,...

Gettarsi nel vuoto

Perché Riva Karnovsky, famosa campionessa di Highrise Diving, abituata...

Sotto lo stesso tetto

La ricerca di oggettivazione totale, fotografica, del nouveau roman,...

In fuga da un’Europa impazzita

In fuga da un’Europa impazzita, come Karl Roßmann in...

Kafka scrive a Milena

La storia è nota. Nell’autunno del 1919 ...

Vampyrismus. Declinazioni e metamorfosi del vampiro nella letteratura tedesca

Vampiri antichi, nella letteratura tedesca: addirittura alla fonte dell’horror...

Gli UFO e il mito

Scriveva Lino Aldani, in uno dei suoi rari interventi...

Dettagli sanguinolenti

Nel genere post-postmoderno di romanzi sentimental-grotteschi alla Eroi come...

Una sorte segnata

Entrare in questo romanzo è una sensazione sgradevole, che si accentua man mano che la lettura procede. Ci troviamo dentro una tela dai confini segnati, quelli del modello shakespeariano cui Macbeth di , più che ispirarsi, si conforma, facendo parte di una serie di riscritture programmate dei drammi di Shakespeare, affidate dalla Hogarth Press ai “romanzieri più apprezzati e di successo del nostro tempo”, come suggerisce una nota editoriale (sono usciti finora, tra gli altri, una Tempesta di , una Bisbetica domata di , un Racconto d’inverno di Jeanette Winterson, tutti pubblicati in Italia da Rizzoli).

Vampiri d’Islanda

, Valdimar Ásmundsson, . Dracula: il manoscritto ritrovato, Carbonio. Una recensione di Alessandro Fambrini. Abbiamo un romanzo che dovrebbe essere la traduzione islandese, uscita a puntate sulla rivista Fjallkonan dal 13 gennaio 1900 al 20 marzo 1901 e poi pubblicata in volume nel 1901, del Dracula di Stoker del 1897: un’opera sfuggita ai più, a causa dell’esotica inaccessibilità della lingua islandese, e che il curatore di questo volume recupera dopo ardimentose ricerche, per accorgersi che quella di Makt Myrkanna, ovvero , è una storia simile all’originale, eppure profondamente diversa: per dare a lui la parola, “per chi conosce l’opera di Stoker, Makt Myrkanna riserva alcune grosse sorprese".