14 Luglio, 2020

Isabella Bignozzi

3 ARTICOLI

Sorella di mezzo e il lattaio a Belfast

Milkman è un libro delicato, atroce, dolcissimo; è un testo in cui la complessità si stempera ben presto in una partecipazione intensa a qualcosa di straordinariamente univoco e forte. ha scritto di realtà difficili, poliedriche, complesse, con un lessico e un fraseggiare ingarbugliato, multiforme, dando infinite sfumature di senso, e sensazioni emotive intense. La traduzione è leale, ma libera in spirito, e ci restituisce immagini potenti, piene, a tratti maestose; con la precisione di un matematico, ha saputo trovare la chiave di un messaggio cifrato, e rivelarcelo; e ha saputo farlo magistralmente.

Quando l’arte nasce dal dolore

C’è un amore intenso, tradito, c’è l’implacabile morale corrente, c’è un omicidio efferato, in cui gli assassini indossano maschere di animali scuoiati, come in un rituale punitivo e allegorico. C’è il sodalizio impossibile tra il principe e il suo servo Gioachino, reietto e deforme ai limiti del mostruoso, amato e odiato, punito e tenuto vicino a sé al di là di tutto, come un altro sé stesso.

Un brano spontaneo di città operaia

, , . Una recensione di Isabella Bignozzi. Il caffè non è buono – dice il narratore - nell'unico bar che ancora resiste prima del curvone. Si fumano Marlboro rosse, i pensionati camminano spenti e malvestiti, chiusi in un opaco malumore tra sprazzi di razzismo qualunquista, evitando sui marciapiedi gli accumuli di immondizia e le deiezioni abbandonate dei cani. Siamo nel quadrante delle fornaci, nella sacca operaia che ha fatto a mani nude i mattoni e i laterizi che hanno ingrandito la città di Dio, nel quartiere che non è un quartiere, non è una borgata, non è aggregato urbano in armonia con il resto del territorio. Una comunità sub-urbana con una storia diversa.