25 Novembre, 2020

Lorenzo Mari

35 ARTICOLI

L’enciclica della sopravvivenza di Don Nicanor

“O componete una volta x tutte / L’enciclica della sopravvivenza cazzo / O mi toccherà comporla io stesso / Singhiozza a squarciagola / Vostro signore Gesù Cristo / D’Elqui / Domingo Zárate Vega / Alias l’ecofolle del Norte chico / Hurry up! / Eternità ce ne sono ma non molte // Il pianeta ormai non regge +” (Ultimatum). Nicanor Parra, una miscela instabile di irriverenza e umanità.

Le pause della serie tragica

In fondo, se c’è comunanza tra il primo romanzo di Frungillo e la sua produzione poetica va rintracciata innanzitutto nella nozione di organon, già adottata dall’autore in un dialogo di tre anni fa pubblicato sulla rivista online “In realtà, la poesia”. Si parla di poesia, ma il discorso può essere allargato anche al romanzo – a questo romanzo, almeno: “La poesia ancor prima di genere letterario è strumento di memoria e di conoscenza. Sembra un ossimoro, ma non è così. Noi abbiamo la necessità di richiamare alla memoria ciò che per convenzione bisogna rimuovere in quanto tremendo”.

La dolce vita più amara

Dopo aver letto 'Corpi di passaggio', "Il documento che resta in mano, in mancanza di una verità univoca sul caso Astarelli/Montesi, non è soltanto quello di una dolce vita capitolina dal retrogusto amarissimo, ma anche di una società profondamente attraversata, in tutte le sue classi, da linee di faglia che il corso della storia non sanerà, ma intensificherà sempre di più."

Il postino scrive sempre una sola volta

Chi è Castanar? È il postino pensionato della nota biografica finale oppure il nom de plume di uno degli autori antologizzati, o forse di Mozzi stesso? L’interrogativo resta avvincente e al tempo stesso più speculativo che altro: Castanar è, in fondo, il postino che ha scritto questo libro. Un postino che, di fatto, può scrivere una volta sola e, nello scrivere trascinato da una storia e da un’idea e da una storia forte, scrivere un libro necessario.

Una questione di classe

La questione del decoro, dunque, è una questione di classe o meglio, della presunta assenza di classe: puntellandosi sulla frammentazione della classe media e sull’invisibilità dei ceti subalterni, la “battaglia per il decoro”, o anche “contro il degrado”, colpisce soprattutto chi viene rappresentato come “indecoroso”, colpevolizzando la mancanza di risorse economiche o la provenienza da gruppi sociali oggetto di pregiudizio e discriminazione. Saldandosi con l’ideologia del merito, gli indecorosi non sono più soltanto “i poveri che non vogliono lavorare” – secondo l’enunciazione ideologica che è stata propria di tanti luoghi e tempi del capitalismo, dalla seconda rivoluzione industriale sino al razzismo anti-meridionale riattivato dai processi politico-economici di inclusione dell’Italia nell’Unione Europea – ma anche “i poveri che non vogliono farsi aiutare”: altra retorica vuota, se messa a confronto con lo smantellamento del welfare (già ora, più workfare che altro) che è in atto da decenni.

L’amore per una lingua senz’amore

Adrián Bravi, L’idioma di Casilda Moreira, Edizioni Èxòrma. L’idioma di Casilda Moreira si presenta come l’esplorazione di un’altra lingua ancora, rispetto a quelle parlate dall’autore argentino e italiano, di stanza nelle Marche: il terzo incomodo – eppure estremamente utile nel riconsiderare il proprio rapporto con italiano e spagnolo – è il günün a yajüch, talvolta chiamato anche puelche, lingua realmente esistita nella Patagonia argentina e parlata dalla popolazione günün a këna.

Sostanza bianca

Andrea Zandomeneghi, Il giorno della nutria "uUna galleria di personaggi variamente declinati, com’è già stato accennato, nei toni del grottesco e che difficilmente lasciano la memoria del lettore – rivelando anche la personale deformazione, in tutto e per tutto professionale, dell’autore (Zandomeneghi, infatti, è anche editor e fondatore di una realtà culturale già molto solida e interessante come la rivista online Crapula Club)."

Normale come una catastrofe

Philippe Forest, Piena "La verità del vuoto, si apre costantemente nella vita e nella mente del narratore Piena, che non ha alcun bisogno di fronzoli stilistici, se si considera che l’orizzonte ideale verso il quale tende la narrazione sembra essere, in definitiva, lo stesso di Tutti i bambini tranne uno (1997): evitare il silenzio, e al tempo stesso il suo doppio babelico, come risposta passiva a quel che è irrimediabile e inguaribile".

Basso continuo (e risalita)

Cecilia Ghidotti, Il pieno di felicità. "Esplorando il lato oscuro di quella che con notevole sicumera è stata definita “generazione Erasmus”, Cecilia Ghidotti non rinuncia mai alla lucidità dell’analisi e all’emersione di una coscienza che non è mai falsa, poiché, tra le altre cose, continua a ribadire la propria esperienza di migrazione all in all privilegiata."

Di un’intima pedagogia

John Berger, Ritratti. "A due anni esatti dalla sua scomparsa, John Berger si conferma punto di riferimento imprescindibile per chi voglia confrontarsi con la letteratura, la saggistica e la critica d’arte prodotta nel secondo Novecento".